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L'EDITORIALE. Gli stipendi ai dipendenti del comunedi Caserta saranno pagati, ma questa città perdente sputtanerà ancora una volta la sua faccia

Si va verso il rinnovo quinquennale della convenzione con la Banca Popolare di Torre del Greco, auspice, naturalmente, l'ottimo Santonastaso. Nei prossimi giorni vi rinfrescheremo un po' la memoria su quello che è stata e ha rappresentato per i guai di qu


ioacchino Petrella - Santonastaso, ricorderemo con precisione chirurgica come furono distratti i fondi vincolati. Ricorderemo il perchè non furono pagati gli stipendi ai dipendenti nei tempi previsti nell'anno 2011 e ritorneremo a raccontarvi la storia dei 3 milioni e passa di euro che la tesoreria si trattiene, a nostro avviso illegittimamente. Questo vi racconteremo. Ma, andremo anche oltre, perchè bisogna capire i motivi per cui la gestione del tentativo di passaggio da questa tesoreria ad un'altra tesoreria, cioè alla banca della Campania, si sia svolta con modalità da veri e propri dilettanti allo sbaraglio, al punto che, oggi, viene data quasi per scontata la sconfitta del Comune di Caserta nel giudizio che il Tar emetterà nel prossimo mese di marzo sul ricorso presentato dalla Banca Popolare di Torre del Greco. E qui ci soccorre il solito adagio di Giulio Andreotti: "A pensar male si fa peccato, ma qualche volta ci s'indovina". Infatti, è proprio la scellerata gestione tecnico amministrativa di questa fase di passaggio che sta consentendo, in previsione di una vittoria al Tar, da parte del tesoriere in carica, alla banca torrese di fare la voce grossa nei confronti del Comune di Caserta e nei confronti dei casertani, attraverso lettere che un vero cavaliere di cappa e spada non avrebbe lasciato passare, la cui onta si sarebbe potuta lavare solo in un duello all'ultimo sangue. Perchè così, caro sindaco Del Gaudio si difende l'onore della propria città. Perchè così non ci si rende subordinati ai poteri forti, che nella sua giunta d'altronde sono già così ben rappresentati dal suo vicesindaco Enzo Ferraro, emblematica maschera attraverso cui si può declinare caratteristica ed identità dei poteri forti di questa città. Invece, no: lei, sindaco si avvia ad abbassare la testa di fronte ad un ricatto amministrativo. Il suo Comune soccomberà al Tar e il tempo che occorrerà per bandire una gara per l'affidamento della tesoreria esporrà la città allo stesso modo con cui un fuggiasco si espone in una pianura senza declivi al tiro dei cecchini. Per uscire da questa situazione, occorrerebbe un grande sindaco. Occorrerebbe un De Luca. Ma lei non è un grande sindaco e non è un De Luca, per cui calerà le braghe della città e rinnoverà la convenzione per altri 5 anni alla Banca Popolare di Torre del Greco. Parafrasando il solito libro dello scrittore locale Antonio Pascale: questa è la "città perdente". Gianluigi Guarino