Cronaca Nera

AGGIORNAMENTO 11.33, LE FOTO. CASERTA. Sequestrato il gazebo del Bar Botticelli. La giustizia supplice ancora una volta alla totale incapacità di questa classe dirigente di ignoranti matricolati

  Tutti i nodi vengono al pettine. 3 anni fa, 4 anni fa, avevamo tranquillamente previsto, nelle nostre inchieste che dedicavamo ai dehors e ai tavolini selvaggi, questo che sta


  Tutti i nodi vengono al pettine. 3 anni fa, 4 anni fa, avevamo tranquillamente previsto, nelle nostre inchieste che dedicavamo ai dehors e ai tavolini selvaggi, questo che sta accadendo ora. Ma Caterino e il sindaco, invece di preoccuparsi di elaborare un sistema attraverso cui la politica, in grado di dialogare con la città, trovi una soluzione buona per tutti, pensa ad una proroga di un altro anno del termine per l'adeguamento di queste strutture ad un minimo canone estetico uniforme     CASERTA - Il clima che si respira nel bar Botticelli è sereno. Si tratta di un locale storico della città di Caserta, che salì alla ribalta delle cronache nazionali ai tempi della primissima edizione del Grande Fratello, quando fu protagonista di un memorabile collegamento in diretta, che collegò gli abituali frequentatori al compianto Pietro Taricone, cliente fisso di quel bar. C'erano 2000 persone davanti al Bar quella sera. Stamattina, gioverdì, eravamo in 5 e parlavamo di quelle transenne con la griffe non certo edificante della polizia giudiziaria, messe lì per recintare ed inibire l'ingresso nel gazebo in legno da ieri sera, mercoledì, ufficialmente sequestrato dai vigili urbani di Caserta, in questo caso con una delega del magistrato e con funzioni, appunto, di polizia giudiziaria. Quello che pensiamo dei dehors a Caserta lo sanno tutti i nostri lettori. Le nostre campagne di alcune estati fa sono rimaste impresse nella mente di molti ed impresse anche nella mente di alcuni magistrati, che, evidentemente, colpiti dalla precisione documentale e dai ricchi repertori fotografici, qualche fascicoletto lo hanno aperto, al punto che oggi, possiamo dire senza problemi che siamo a conoscenza di una robusta indagine condotta, sull'argomento dalla Guardia di Finanza. Affermare che Casertace è contro l'iniziativa privata significa pronunciare una blasfemia. Affermare che Casertace sia contro ad una seria, ortodossa, responsabile deregulation significa bestemmiare una seconda volta. Noi siamo contro all'illegalità, ma sul serio, non a chiacchiere, in qualsiasi modo questi si manifesti e si esprima. Chiamare deregulation, chiamare incentivazione delle attività commerciali, la porcheria che si è verificata in città, in questi anni, significa mentire sapendo di mentire, significa affermare un modello selvaggio in cui la libertà economica diventa un micidiale strumento di limitazione della libertà di tanti altri cittadini. Che c'entra l'incentivo alle attività dei bar e dei ristoranti della città con iniziative demenziali come quella famosa, che Casertace denunciò 2 anni e mezzo fa, dei tavolini del Bar Benefico di piazza Duomo, il bar preferito dal vicesindaco Enzo Ferraro, messi lì a 2 metri dalle traiettorie percorse dalle auto in transito e in spregio a qualsiasi criterio improntato al buonsenso e alla prudenza; che c'entra una sana e vivificante deregulation con la cretinata di far mettere una piattaforma per tavolini a sulla carreggiata di Corso Giannone. L'attività che i vigili urbani di Caserta, sorvegliati dall'autorità giudiziaria, dalla magistratura inquirente, sarà seria nella misura in cui le stesse regole e le stesse misure coercitive saranno applicate per tutti i gazebo fuorilegge. Non deve essere obiettivo però dei vigili urbani e della magistratura inquirente quello di far demolire queste strutture senza dare la possibilità di metterle a norma, di fornire loro un'armonicità, un senso che non trasformi il centro cittadino in una Kasba di orribili capanne, di orrendi chioschi stile cinese. L'amministrazione dovrebbe pretendere, in cambio di una possibilità offerta alle attività commerciali della città, che in questo momento soffrirebbero pesantemente, per una ulteriore riduzione della loro capacità di accoglienza in termini di posti a sedere, un rapido adeguamento delle strutture a tutte le norme che regolano la materia. Distanze dalla carreggiata, uniformità nelle architetture e nei colori, un coinvolgimento serio della Soprintendenza, visto che queste strutture, in molti casi sono diventate fisse e non più stagionali. Eventualmente il discorso dovesse svilupparsi nei prossimi giorni con ulteriori fatti di cronaca giudiziaria, entreremo ancor più nel dettaglio delle irregolarità e dei molti punti irrisolti su questa delicata materia. Ma un'ultimissima considerazione va fatta: la giustizia, in Italia, è sempre molto in ritardo, per i motivi ben conosciuti. Ma spesso arriva, come sta arrivando in questi giorni per i dehors casertani, mettendosi in linea con quello che Casertace scriveva nelle estati del 2010 e del 2011. Chi non arriva mai, invece, è il contributo che la politica e le istituzioni dovrebbero fornire su un altro terreno. Ma signori miei, voi pensate veramente che i frizzi e i lazzi con cui abbiamo scritto in questi anni dell'assessore Emilio Caterino siano frutto di un'antipatia personale nei suoi confronti? O, piuttosto, Casertace, ha il coraggio di dire, pane al pane e vino al vino, quello che tutti pensano in questa città codina, ipocrita e iperprovinciale e nessuno ha il coraggio esplicitare. Niente cornetti Algida stavolta, proprio perchè il discorso è serio. L'assessore Caterino,  in queste ore è segnalato come particolarmente agitato con i vigili urbani che hanno "violato" con un'azione, a quanto pare, inutilmente plateale, il territorio di un locale, il Bar Botticelli, che lo stesso Caterino considera cosa sua. Caterino pare che abbia sfogato la sua rabbia chiedendo una proroga di un altro anno al termine, scaduto di questi giorni, assegnato ai titolari dei bar e dei locali di Caserta, per adeguare le loro strutture ad un modello uniforme in grado di evitare quegli autentici pugni nell'occhio, che certi insediamenti ti mollano quando passi di fianco. In verità, l'assessore Caterino non può svolgere il suo ruolo, come il suo ruolo non è all'altezza di svolgerlo e lo scriviamo dall'anno prima delle elezioni che lo elessero a sindaco della città, Pio Del Gaudio. I blitz dei vigili urbani di questi giorni, che avvengono a distanza di 3 o 4 anni delle circostanziate denunce di Casertace, sono la sconfitta di questa classe politica, sono l'espressione effettuale della totale incapacità di elaborazione, sia sul terreno dell'indirizzo, sia su quello dell'amministrazione attiva. La dabbenaggine, l'assoluta inconsistenza di questo gruppo dirigente, lo si nota nei commenti che Del Gaudio sciorina sugli articoli di Casertace. Al di là degli starnazzamenti non è stato mai in grado per una volta di raccogliere la sfida dei nostri contenuti. Nel caso dei dehors, se ci avesse ascoltato tre anni fa, non si sarebbe trovato nella condizione di oggi, nella condizione di una città che rischia di riempirsi di transenne della Procura della Repubblica, ad attestare anche plasticamente, iconograficamente il suo status di città fuorilegge. Gianluigi Guarino