Politica

Pd Carlo Marino si dimette da tutto. Vi raccontiamo motivi e retroscene

Stamattina, l'ufficializzazione dell'addio da parte del renziano della prima ora dalle cariche di componente delle assemblee nazionale e provinciale CASERTA- Forse la goccia che


Stamattina, l'ufficializzazione dell'addio da parte del renziano della prima ora dalle cariche di componente delle assemblee nazionale e provinciale CASERTA- Forse la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stata la mancata candidatura alla carica di segretario regionale di Pasquale Granata. Ma se c'è una goccia finale, che innesca l'effetto dell'acqua che tracima ed allaga il tavolo, è perchè nel vaso, di acqua ce n'era già tanta. Non vogliamo scomodare impegnative citazioni storiche, ma la vicenda del declino di Carlo Marino, iniziata il 29 dicembre 2012, quando non riuscì, sotto le insegne di Matteo Renzi, a vincere le primarie per le candidature al parlamento e completatosi stamattina, sabato, con le sue dimissioni dalle assemblee nazionale e provinciale del pd, ci riporta al concetto letterale e non metaforico di un patriziato a cui nuovi ricchi, imbucati e opportunisti di ogni tipo sottraggono il censo. Carlo Marino si riteneva un patres, dunque un patrizio che ha creduto in Renzi sin dalla prima ora. E ritiene pure, tutto sommato non senza ragione, al pari degli altri "patrizi" campani che Renzi avesse dovuto indugiare loro qualche riguardo in più. E invece, nulla. Dario Franceschini li ha appiccicato addosso Pina Picierno, un prodotto tipico, emblematico del laboratorio dei vari "porcella", cioè di tutto quello che Renzi sostiene, a chiacchiere, di voler eliminare. La Picierno, quella vera, cioè quella figlia di papà Pasquale e di zio Raffaele, quella allevata nei laboratori politicisti irpino-sidicini, prima ancora che politico di un De Mita, per altro già ottuagenario, e non certo quella delle frasi iofilizzate, attunte dalle norme di bignamino di Google, questa Picierno aveva il suo interlocutore naturale in Nicola Caputo e a Napoli nei vari Piccolo, Casillo, cioè con il vecchio che più vecchio non si può. Roba che Matteo Renzi se ne accorgerà presto i guai che gli faranno passare. Non è che il gruppo di Carlo Marino avesse la stimmate della novità, ma quantomeno avevano rischiato qualcosa quando Renzi era ancora un outsider e sicuramente non sono stati quelli che, per dirla alla Ennio Flaiano, sono corsi, poi, in soccorso del vincitore. Quelli che oggi hanno liquidato Pasquale Granata e hanno messo a correre questa Tartaglione nelle grazie politiche di papà Casillo. Le dimissioni di Carlo Marino dalle assemblee del pd sono il preludio di un suo addio al partito? Tenendo conto che anche  i posti renziani per la prossime politiche e per le prossime Regionale sono già occupati dai predetti, con il corollario di un Dionigi Maiulo, sindaco di una Villa di Briano, che da quando la Picierno ci ha imposto la sua mano, per incanto è divenuta un'oasi di legalità, liberatà da ogni camorra criminale e politica. Staremo a vedere.