Cronaca Bianca

TERRA DEI FUOCHI. Oggi l'Esercito non è più uno spettro politico... Nel 1998 a Castel Volturn se ne chiedeva l'invio

L'ex sindaco Antonio Scalzone ci ha inviato una nota ingiallita dal tempo che parla da se e rievoca tempi lontani, quando usufruire dei militari era una bestemmia


CASTEL VOLTURNO - Nei giorni scorsi i media, i giornali locali hanno riportato la notizia dell'invio dell'Esercito nei territori della Terra dei Fuochi per affrontare i problemi che noi certamente conosciamo ormai. Oggi si saluta tale iniziativa fondando il tutto sul clamore di questo fenomeno mediatico che è stato violento come un ciclone, ma vuoto nei contenuti culturali e programmatici, tanto è vero che è stato necessario ricorrere ad un clima di "paure o fobie medievali" per ridestare da un molliccio torpore istituzioni e società civile, le quali da anni conoscono questa tregenda greca definita Terra dei Fuochi. In origine c'è stato bisogno di un pentito di camorra per rizzelare gli spiriti del popolo della Terra dei Fuochi e un sacerdote. Poi è stata adottata una legge e oggi arriva anche l'Esercito. Nel lontano 1998 ricorrere all'opzione "invio dell'Esercito" per esempio a Castel Volturno, uno dei comuni della Terra dei Fuochi, sarebbe stato considerato come un atto chiaro del "fallimento della politica" nel trattare le questioni ambientali di questo territorio; come una sceneggiata colorita di quel folklore politico della destra nazionale che esalta le divise; come uno slogan politico privo di contenuti di chi magari voleva mettersi in mostra... Oggi, di fronte al polverone mediatico sollevato anche a seguito del rinvenimento dei rifiuti speciali sotterrati nei campi agricoli e non solo dell'agro aversano e dopo varie esperienze positive concretizzatesi in Campania, nelle quali i militari hanno collaborato fattivamente con le forze di polizia per garantire l'ordine pubblico, ecco che l'Esercito non è più uno spettro per la società civile e per le Istituzioni, ma un deterrente, un anticorpo utile nella Terra dei Fuochi. I tempi cambiano e anche le ragioni politiche, pertanto quella nota scolorita che pubblichiamo in calce al nostro articolo in link, con tanto di carta intestata del Comune di Castel Volturno e di firma del sindaco pro tempore, Antonio Scalzone, assume i contorni quasi di un teorema fatto di se e di ma. Se nel 1998 le Istituzioni, la società civile e i movimenti avessero avuto la stessa percezione del problema ambientale, forse l'Esercito sarebbe stato inviato in loco sin da allora e forse si poteva intervenire immediatamente senza che il litorale e l'agro aversano fossero distrutti letteralmente nella loro immagine. Antonio Scalzone oggi è in attesa della decisione di un giudice riguardo la richiesta di rinvio a giudizio, formulata dalla Dda di Napoli, in un maxi procedimento giudiziario che si è abbattuto su esponenti politici e funzionari del Comune di Castel Volturno e che vede lo stesso ex sindaco anche come parte offesa. Pertanto il fatto che ci abbia inviato una nota ingiallita può essere decriptata dagli avversari politici come un tentativo di chi cerca ancora di fare politica, oppure di dimostrare che lui vuole ha combattuto e non subito l'Anti Stato. Ma quella pagina vecchia della storia comunale di Castel Volturno ci dice anche che qualche segnale istituzionale sull'emergenza ambientale dei territori della provincia casertana era palpabile sin dal 1998, ma non c'era la coscienza e la percezione di oggi. Quindi ognuno ora pianga i suoi mali, anche tra i profeti dell'ambientalismo radicale... Di fronte a tale scenario sorge un interrogativo: cosa si poteva fare da parte di tutti per evitare che diventassimo la Terra dei Fuochi? Max Ive CLICCA QUI PER LEGGERE