Cronaca Nera

ESCLUSIVA - Ecco perchè il tribunale del Riesame ha "arrestato" Angelo Grillo per l'omicidio di Angelo Cortese ed ecco perchè il noto imprenditore rischia l'ergastolo

In calce al nostro articolo riassuntivo di tutte le motivazioni addotte dai giudici della decima sezione (Riesame) del tribunale di Napoli, le due pagine che contengono le dichiarazioni, considerate, dagli stessi giudici, decisive, rese dai pentiti, Bruno


MADDALONI - Un summit del gota del clan Belforte e dei suoi capizona a Maddaloni in un'abitazione ad un passo dal velodromo di Marcianise, in località Puzzaniello, per decidere l'eliminazione di Angelo Cortese, il ras maddalonese, con aspirazioni da boss, che, associandosi al gruppo Letizia, a sua volta erede dei Piccolo-Quaqquarone, storici rivali dei Belforte-Mazzacane, aveva osato sfidare Salvatore Belforte in persona, andando a chiedere un'estorsione ad Angelo Grillo, nella sede della Gesap, la società di pulizie, con sede tra Recale e Casagiove, che, poi, con la sigla trasformata in New Splash Srl, avrebbe dominato gli appalti dell'Asl di Caserta, come dimostrato dall'inchiesta, che all'inizio del novembre scorso ha portato in carcere lo stesso Angelo Grillo, ma anche pezzi da 90 della politica e della stessa Asl, quali Angelo Polverino, oggi, ai domiciliari a Gaeta e Giuseppe Gasparin, ancora recluso nel carcere di Frosinone. A quel summit avvenuto nel settembre 2006, lo stesso Salvatore Belforte, Bruno Buttone, arrivato in un portabagagli di un'autovettura, per eludere la sorveglianza speciale, Domenico Cuccaro, e come scritto prima, il capozona di Maddaloni dei Belforte, Clemente D'Albenzio, accompagnato dal fratello Giorgio D'Albenzio. Questo risulta dalle 24 pagine dell'ordinanza, scritta dai giudici della decima sezione - colleggio B (Riesame) del Tribunale di Napoli. 24 pagine con cui il collegio presieduto dal giudice Quatrano, confuta punto per punto la decisione presa a suo tempo da Gip dello stesso tribunale di Napoli, che non aveva accolto le richieste di custodia cautelare in carcere, formulate dai magistrati della Dda, a carico di Angelo Grillo, di suo figlio Giuseppe e di altri indagati. Il dettaglio lo potrete leggere nel documento che mettiamo a disposizione, in calce a questo articolo, dei nostri lettori, nella sua versione integrale. Nella sostanza, il tribunale del Riesame riconosce piena validità ed evidenzia più volte la ugualmente piena sovrapponibilità delle dichiarazioni rese da diversi collaboratori di giustizia, ma soprattutto, delle dicharazioni rilasciate e verbalizzate da due di questi, precisamente Bruno Buttone e Domenico Cuccaro, che, tra le altre cose, furono, insieme a Felice Napolitano, alias o' Capitone e Francesco Zarrillo, gli esecutori materiali dell'omicidio di Angelo Cortese, attirato, tutt'altro che agevolmente, nella trappola mortale, proprio da Giorgio D'Albenzio, che di Angelo Cortese era amico. Le parole dei pentiti vanno lette con attenzione perchè sono molto interessanti per ricostruire la trama di un omicidio che doveva essere un duplice omicidio, visto che Salvatore Belforte aveva deciso che a morire dovevano essere contemporaneamente Angelo Cortese, ma anche Giovanni Timbone, il quale, solitamente, lo accompagnava nelle attività estorsive. La nostra attenzione si è soffermata soprattutto sulle pagine in cui il tribunale del Riesame spiega i motivi per cui viene ribaltata la decisione del Gip, relativamente all'accusa di omicidio in concorso a carico di Angelo Grillo. Se è vero, dicono i giudici, che il Gip riconosce la matrice del delitto, collegandola al tentativo di estorsione, realizzato da Angelo Cortese e da Timbone contro Angelo Grillo, lo stesso Gip non considera gravi indizi di colpevolezza le dichiarazioni sovrapponibili di Cuccaro e Buttone, i quali affermano, il primo, che Angelo Grillo, sapeva bene degli appostamenti del commando dei Belforte stava facendo nei pressi della Gesap per sorprendere Cortese e Timbone, e che avrebbe chiesto solo di non compire l'omicidio nei pressi della sua azienda. Il secondo, in maniera ancora più esplicita, che Grillo si era prima lamentato con Salvatore Belforte in persona e poi che l'imprenditore "Era pienamente coinvolto nell'omicidio" Ma detto questo, gli stessi giudici del Riesame, con un ragionamento articolato, che si può leggere nella versione integrale, a cui si può accedere nel link qui in basso, ribaltano quelle che sono le conseguenze logiche ravvisate dal Gip, e giungono ad una conclusione diversa riconoscendo sussistenti i gravi indizi di colpevolezza, tali da giustificare l'emissione dell'ordinanza di custodia cautelare per il reato di omicidio, anche a carico di Angelo Grillo. Ora la partita giudiziaria si trasferirà, presumibilmente, in corte di Cassazione. Gianluigi Guarino