Cronaca Nera

CAMORRA ED ESTORSIONE- Interessi del 120% ai danni di un noto imprenditore agricolo

Operazione della sezione di Casal di Principe e la squadra mobile di Caserta. Il g.i.p. di Santa Maria C.V. emette un'ordinanza e poi, trasmette il fascicolo alla Dda di Napoli


Immagine9 SAN CIPRIANO D'AVERSA-Questa mattina, ad epilogo di una scrupolosa indagine coordinata dalla Procura della Repubblica di S. Maria C. V. (CE), la Squadra Mobile di Caserta – Sezione di Casal di Principe, diretta dal Vice Questore Alessandro Tocco, ha eseguito una Ordinanza di custodia cautelare emessa dall’Uff. G.I.P. presso il Tribunale sammaritano, in relazione ai reati di usura, estorsione e calunnia, aggravati dalla metodologia mafiosa, nei confronti di: Fernando Cantile di anni 62 da S. Cipriano d’Aversa.   L’indagine aveva avuto origine da una serie di denunce presentate da un imprenditore agricolo, titolare di un’azienda bufalina di Villa Literno , il quale aveva svelato le continue richieste usurarie e le correlate minacce estorsive poste in essere dall’indagato, a fronte di un prestito di 50 mila euro concesso nel 2005, in cambio del pagamento di interessi pari al 10% mensile (per un totale di 120% all’anno), con la garanzia del rilascio di assegni a firma vittima o della moglie.   Secondo le dichiarazioni dell’imprenditore, puntualmente riscontrate dagli investigatori, la somma, a seguito dei ripetuti rinnovi del prestito, nel 2011, era lievitata sino all’esorbitante importo di 750 mila euro, benché nel corso degli anni il capitale iniziale fosse stato ampiamente restituito.   Peraltro, si accertava che la vittima era stata indotta in uno stato di soggezione assoluta in quanto  Fernando Cantile, per ottenere il puntuale pagamento delle somme pretese, lo aveva minacciato asserendo che il denaro prestatogli proveniva dal boss  Michele Zagaria, all’epoca latitante, con il quale vantava un’amicizia, peraltro nota alla stessa vittima.   Secondo la ricostruzione della Procura e della Squadra Mobile, la vittima, per far fronte alle pretese usurarie dell’indagato, e per giustificare l’esborso delle somme ricevute, nel corso degli anni era stato costretto anche ad acquistare, senza alcuna preventiva richiesta, e ad un prezzo esorbitante, centinaia di capi bufalini che aveva dovuto poi abbattere perché ammalati o vecchi. In seguito, a garanzia dei prestiti usurari, era stato costretto a sottoscrivere delle scritture private aventi ad oggetto la cessione della sua azienda agricola nonché a concedere a titolo gratuito a  Fernando Cantile, egli stesso imprenditore agricolo, la possibilità di coltivare i terreni ad essa annessi per rientrare delle somme pretese.   L’indagato, inoltre, avuta conoscenza delle indagini a suo carico, aveva falsamente accusato l’imprenditore, con denunce presentate presso diversi uffici di polizia, di truffa e minacce, ed infatti risulta indagato anche per il reato di calunnia.   In relazione al grave ed inequivocabile quadro indiziario raccolto dalla Squadra Mobile, suffragato da riscontri documentali e dalle dichiarazioni di persone informate dei fatti, il G.I.P. presso il Tribunale di S. Maria C. V.  ha ritenuto sussistente anche l’aggravante della metodologia mafiosa e, pur dichiarandosi funzionalmente incompetente e disponendo la successiva trasmissione degli atti alla Procura Antimafia di Napoli, ha adottato la misura cautelare in carcere, ricorrendo il requisito dell’urgenza poiché la gravità dei fatti, la pervicacia e attualità dell’azione delittuosa e la particolare intensità del dolo hanno fatto emergere un intenso pericolo di reiterazione del reato.