Politica

L'EDITORIALE. La Publiservizi compie 10 anni ed è in piena salute. I casertani no, ovvero il rapporto impuro tra governanti e società di riscossione

In questi giorni, anche i comuni di S.Nicola la Strada e S.Marco Evangelista stanno provvedendo a far partire le procedure per l'esternalizzazione, da noi divenuta una degenerazione della pratica clientelare attraverso il recupero del mercanteggiamento tr


CASERTA -  Non saremo certo noi a precipitare lungo il piano inclinato che conduce dritti verso la deriva restauratrice di una podestà del settore pubblico in tutte le azioni di gestione della delicatissima fase di riscossione dei tributi comunali. Non lo faremo non tanto perché vogliamo tenere il punto sul principio della promozione dell'attività privata e della devoluzione, da parte degli enti pubblici territoriali, di funzioni che i medesimi enti pubblici territoriali non hanno saputo esprimere consegnando le proprie casse al disastro totale come è successo, ad esempio, nel comune di Maddaloni, dove una sistemica, ciclonica e ciclopica evasione fiscale ha rappresentato la prima causa del dissesto dichiarato più di un anno fa. Non lo faremo non per contrapporre un'impostazione ideologica che, viste le condizioni in cui questa attività privata si esplicita nel nostro territorio, scadrebbe in sterile ideologismo, ma perché in una visione di insieme delle cose il ricorso ai privati rappresenta biblicamente il male minore. Detto questo, però, non possiamo rimuovere da un ragionamento, da un'analisi che proviamo a rendere profonda e argomentata, la questione della degenerazione del rapporto tra enti pubblici locali e società private di riscossione dei tributi. Il vantaggio per le casse dei comuni potrebbe essere molto più grande e potrebbe tradursi in una effettiva riduzione della pressione fiscale per i cittadini se le due parti, i due contraenti, quello pubblico e quello privato, iniettassero nel contenuto del rapporto convenzionale una filosofia che mai come in questo caso costituirebbe un elemento concretissimo riguardante direttamente quello che i cittadini possono o non possono mettere sulle loro tavole in funzione del proprio reddito disponibile. Questa filosofia dovrebbe essere la filosofia del massimo vantaggio orientato alla massimizzazione dei gettiti e all'utilizzazione dei medesimi in un meccanismo redistributivo comunque collegato alla finalizzazione di far incrementare il reddito disponibile dei cittadini, dando innesco, in tal guisa, a un meccanismo virtuoso di crescita economica. La filosofia virtuosa resta fuori, invece, dalle convenzioni stipulate tra i comuni e le società di riscossione, perché lo strumento dell'esternalizzazione non è vissuto dalla nostra becera classe dirigente, espressione del peggior accattonismo clientelare meridionaloide, come strumento di efficienza, di riduzione dei costi, di proficuo incremento del gettito, ma come un modo per eludere le politiche di contenimento della spesa pubblica che i governi italiani, obtorto collo, hanno dovuto adottare da quasi 30 anni a questa parte. Uno dei punti più importanti e anche laceranti di queste politiche è costituito dal blocco delle assunzioni nel settore pubblico. Siccome ai nostri governanti fa difetto l'etica della cittadinanza e più ingenerale l'etica pubblica, ma non fa difetto la logica luciferina del furbesco esercizio delle loro funzioni volte esclusivamente alla cura di interessi personali o lobbistici, la scelta che in questi giorni stanno operando anche altri comuni importanti di questa provincia, quali S.Nicola la Strada e S.Marco Evangelista, è diventato un espediente per tenere viva l'unica modalità che i nostri governanti, irrimediabilmente incolti, conoscono per conservare i loro potere e i loro privilegi: l'esercizio di influenza clientelare e la sua pratica sistematica. Le trattative tra società di riscossione e comuni non si sviluppano dentro al perimetro dell'interesse collettivo, nell'ottica di una ricerca del discrimine migliore per rendere la vita dei cittadini-contribuenti meno grama, ma si esplicita attraverso una trattativa indecente, attraverso un mercanteggiamento di carne umana, quella che poi dovrà occupare le scrivanie degli uffici della Publiservizi e delle altre imprese del settore. Ecco, in questo modo, l'elusione trova la sua sublimazione. Ma l'espediente per aggirare il blocco delle assunzioni non è a costo zero. E il costo non si scarica sulla vita de governanti, ma su quella dei cittadini che, detto, anzi, ridetto, francamente si meritano questo ed altro, dato che i governanti sono una loro diretta espressione. Il popolo bue non si accorge che le società di riscossione, le quali hanno ingolosito i sindaci e i politici locali facendo balenare davanti ai propri occhi prospettive occupazionali per i loro clientes, per i loro parenti, per le loro amanti,  si riprendono ciò che hanno offerto all'altare della politica clientelare e familistica. Lo fanno imponendo condizioni, a partire dal livello percentuale degli aggi che diventano un peso enorme per i comuni, i quali non raggiungeranno mai quei livelli di gettito utili a programmare e realizzare una riduzione delle imposte, delle tasse e dei tributi. Il caso, più volte citato da Casertace, a nostro avviso un caso unico su scala nazionale, è quello rappresentano dall'incredibile 80% che la Publiservizi introita a Caserta sugli incassi dei parcheggi a pagamento, stabilendo, probabilmente un record mondiale dell'aggio e condendo questa porcheria, consumata sulla pelle dei cittadini di Caserta, di una sorta di auto-esenzione dal pagamento della Tarsu, in spregio ad un ormai consolidata giurisprudenza, la quale chiarisce che le concessionarie di pubblici servizi, quali possono essere i parcheggi, sono soggetti fiscali, cioè devono pagare le tasse. E se tutto questo accade senza che l'amministrazione comunale del capoluogo obietti alcunché vuol dire che 3 governi, il secondo di Falco, quello di Petteruti, alquale si deve la convenzione capolavoro sui parcheggi, e, infine, quello di Del Gaudio, non possiedono alcun potere contrattuale nei confronti della società di riscossione che, non a caso, si avvia a festeggiare i dieci anni di presenza monopolistica dei servizi pubblici cittadini. Non hanno potere contrattuale perché, evidentemente, la politica ha già preso,  ha già mangiato a monte, tradendo se stessa, la propria identità culturale  e quella che dovrebbe essere la sua unica mission, diventata dell'Italia meridionale e in questa provincia un simulacro diroccato: il bene pubblico. Gianluigi Guarino