Cronaca Bianca

ESCLUSIVA MADDALONI - VILLAGGIO DEI RAGAZZI: Mettiamo un poco d'ordine. Vi spieghiamo nel dettaglio che cosa diventerà. E non si potrà vendere a piacimento

Essendo fallito, ingloriosamente, il tentativo di trasformazione dell'attuale IPAB in Azienda Pubblica per i Servizi Alla Persona, ora l'unica strada è quella di cambiare, ai sen


Essendo fallito, ingloriosamente, il tentativo di trasformazione dell'attuale IPAB in Azienda Pubblica per i Servizi Alla Persona, ora l'unica strada è quella di cambiare, ai sensi delle norme regionali, la natura della fondazione, per sottoporla alla ragione del codice civile, pur rimanendo intatto, nelle transazioni, relative a eventuali dismissioni del patrimonio, il controllo vincolante della Regione Campania. Dal momento del diniego, ci sono 90 guiorni per effettuare la trasformazione, pena il commissariamento del CDA   MADDALONI - E' opportuno mandare a sconto la promessa che abbiamo fatto ieri, domenica, ai nostri lettori, ai tanti che in questi mesi, solo e solamente attraverso Casertace, hanno capito cosa è e come funziona il Villaggio dei ragazzi di Maddaloni, una delle istituzioni più note di questa provincia, la cui valenza valica ampiamente il nostro territorio. Il prossimo 27 gennaio, si terrà un consiglio di amministrazione per decidere qualcosa che, chiariamo subito tutto è, fuorchè opzionale. Chi ha seguito con attenzione le 10 puntate della nostra monumentale inchiesta su storia, gestione e conti della fondazione Villaggio dei Ragazzi, sa cosa significa quest'ultima osservazione. Nella nona puntata, infatti, ci soffermammo non poco sul tentativo, che la fondazione, al tempo ancora presieduta da don Miguel Cavallè stava compiendo per trasformarsi dallo status di IPAB, cioè di Istituzione Pubblica per l'Assistenza Beneficenza, ai sensi della legge Crispi di 124 anni fa, datata 1890, in ASP, cioè in un'azienda pubblica per i servizi alla persona. Un tentativo abortito, in quanto la Regione Campania non ha ritenuto che ci fossero le condizioni. Davanti a questo diniego, le leggi regionali, a cui la vita dell'istituzione maddalonese sono sottoposte, possono andare solo in una direzione la trasformazione in associazione o fondazione di natura diversa dalle IPAB, cioè in associazioni o fondazioni cosiddette private che non significa che i privati arrivano e rilevano il controllo dell'istituzione, ma che, dal momento della trasformazione l'associazione o fondazione privata, riconosciuta dalla Regione, senza scopo di lucro verrà sottoposta al regime privatistico del codice civile  che, comunque, non assumerà un'autonomia totale nella fase relativa ad un eventuale alienazione dei propri beni patrimoniali, dato che ogni transazione, ogni negozio giuridico relativo a questi, deve essere sottoposto al placet della Regione. Questa la sintesi della situazione, che siamo in grado, per chi ha più tempo a disposizione, di illustrare anche nel dettaglio normativo.       ECCO QUI CONFIGURATE LA SITUAZIONE E LE PROCEDURE: Partiamo dal regolamento regionale n° 2 del 22 febbraio 2013 pubblicato sul Bollettino Ufficiale Regione Campania n. 14 del 4 marzo 2013 che disciplina la trasformazione delle IPAB in ASP. In caso di trasformazione in Associazione o Fondazione, non si tratterebbe, in effetti, di una privatizzazione "sic et simpliciter", permanendo in carico alla Regione, come scritto prima, un potere di controllo anche sulla dismissione del patrimonio. Vediamo perché: L'art. 5 stabilisce quali IPAB possono trasformarsi in ASP. L'art. 6 stabilisce al punto 6:  6. Se l’istanza di trasformazione viene rigettata, l’organo di amministrazione, entro il termine di novanta  giorni dalla ricezione del provvedimento di diniego, assume le determinazioni di competenza previste dal presente regolamento ai fini dell'attuazione del riordino, pena l’esercizio del potere sostitutivo ai sensi dell’articolo 12. (NB si può arrivare addirittura al commissariamento del CDA inadempiente) Il 7 stabilisce che le IPAB escluse dalla trasformazione in ASP (il Villaggio dovrebbe rientrare in questa fattispecie dopo il rigetto dell'istanza di trasformazione in ASP) devono trasformarsi in associazioni o fondazioni. Ecco i punti più salienti di questo articolo:  "1. ...le istituzioni indicate nell'articolo 5, comma 2, lettere a) b) c) d) e) f) g) si trasformano, a seconda del proprio carattere e della propria organizzazione, in associazioni o fondazioni senza scopo di lucro, disciplinate dal codice civile e dalle disposizioni di attuazione del medesimo. 3. Le associazioni o fondazioni sono dotate di autonomia statutaria e gestionale e sono assoggettate al controllo e alla vigilanza della Direzione generale della Giunta regionale ai sensi del codice civile e delle disposizioni del regolamento concernente la materia delle persone giuridiche private emanato con decreto del Presidente della Giunta regionale 22 settembre 2003, n. 619... 4. Lo statuto delle singole associazioni o fondazioni indica i beni immobili e i beni di valore storico e artistico destinati dalle tavole di fondazione alla realizzazione dei fini istituzionali e prevede maggioranze qualificate per l'adozione delle deliberazioni concernenti la dismissione di tali beni contestualmente al reinvestimento dei proventi nell'acquisto di beni funzionali al raggiungimento degli scopi, con esclusione di qualsiasi diminuzione del valore patrimoniale da essi rappresentato, rapportato ad attualità. Lo statuto può disciplinare, inoltre, le modalità di impiego delle risorse anche a finalità di conservazione, valorizzazione e implementazione del patrimonio. 7. Gli atti di dismissione, di vendita o di costituzione di diritti reali sui beni delle associazioni o fondazioni originariamente destinati alla realizzazione delle finalità istituzionali sono inviati alla Direzione generale della Giunta regionale che, se ritiene tali atti in contrasto con l'atto costitutivo o con lo statuto, li invia al pubblico ministero per l'esercizio dell'azione di cui all'articolo 23 del codice civile." A questo punto si può ritenere che il CDA del prossimo 27 gennaio non potrà fare altro che trasformare l'istituzione pubblica di assistenza e beneficenza in una fondazione non più pubblica, come adesso, ma sottoposta, in parte, al regime privatistico del codice civile. Gianluigi Guarino