Cronaca Bianca

CASERTA - Chi è più furbo del Gaudio o Al Fayed? Da Harrod's il Corno di Lello Esposito a testa in giù e con la testa di San Gennaro

Manco a dirlo, dove l'opera,ormai  in fotocopia, dell'artista napoletano, è stata posizionata, a Londra, nel più famoso centro commerciale del mondo in Baker Street, la punta,


Manco a dirlo, dove l'opera,ormai  in fotocopia, dell'artista napoletano, è stata posizionata, a Londra, nel più famoso centro commerciale del mondo in Baker Street, la punta, come accade in ogni ciondolo è rivolta, come avevamo consigliato noi di Casertace verso il basso e non verso l'alto, com'è "pericolosamente" accaduto davanti alla Reggia  CASERTA - I corni di Lello Esposito campeggiano nella vetrina della maison Isaia per Harrod’s a Londra. Ma questa volta i corni creati dal maestro Esposito hanno la faccia di San Gennaro rappresentano un mix di sacro e profano e sono appesi rigorosamente all’ingiù. Torna il dubbio sull’efficacia ,in termini di scongiuro, del corno casertano, ma valutando che è stato pensato da Isaia, una delle sartorie più esclusive di Napoli , come simbolo della città, forse qualche critica andrebbe smussata. Resta il dubbio sul posizionamento - all’ingiù o all’insù - del corno. Per il resto sembra stia tutto a posto, anche se secondo la scaramanzia napoletana deve avere, per portare fortuna il requisito delle tre “R”. regalato, rosso e rompibile nonché duro, cavo all’interno, a forma sinusoidale e a punta, è il simbolo apotropaico per eccellenza. Pare che, però, non sia stato donato! Comunque simbolo della vita, che si pensa allontani le influenze del maligno. Ma le corna, i corni a Napoli sono molto apprezzati. Nei decumani, anni fa, c’era un grande emporio di frutta, verdura, conserve e persino saponi di origine animale, che sull’entrata aveva due maestose corna di toro e i gestori erano soprannominati “I cornuti” proprio come gli abitanti delle capanne che, già nel Neolitico,erano soliti appendere sull’uscio della porta un corno, simbolo di fertilità. La fertilità, allora, era abbinata alla potenza e quindi al successo. Successivamente, nei riti di Priapo,prima e di Mithra dopo, entrambi dei della fertilita’, era considerato un simbolo del “ fallo e utilizzato nelle propiziazioni per la procreazione... Questi riti furono assimilati, in seguito, ai misteri di Iside, diffusi a Napoli attraverso le colonie alessandrine , e al “ fallo “ fu accostato il “ cornucopio “ , considerato “ paniere dell’abbondanza “. Ecco come nacque il “ corno “ somigliante al “ fallo “ per la sua durezza e al “ cornucopio “ per la sua forma curva e appuntita. Si era soliti offrire dei corni come voto alla dea Iside affinchè assistesse gli animali nella procreazione. Ma anche Giove per ringraziare la sua nutrice le donò un corno dotato di poteri magici. È, però, nell’età medievale che si iniziò a credere che il corno, per portare fortuna, dovesse essere rosso e fatto a mano. Il rosso simboleggiava la vittoria sui nemici e doveva essere fatto a mano perché ogni talismano acquisisce poteri benefici dalle mani che lo producono. Resta il dilemma per il corno di Caserta…all’insù o all’ingiù? Bè, dal momento che lo abbiamo…facciamolo funzionare! “ Non è vero ma ci credo” come diceva Il commendatore Gervasio Savastano tormentato dalla superstizione nella divertente commedia di Peppino De Filippo. Stefania Modestino