Cronaca Nera

La latitanza di Setola. Non solo fogne, ma anche nascondigli Vip a Posillipo. Ecco perché fece scrivere sempre ad altri i suoi pizzini

Sono gli ultimi spunti interessanti di un interrogatorio che rappresenta l'unico documento realmente efficace perché la gente possa conoscere più da vicino questo criminale particolare e anomalo.


CASAL DI PRINCIPE (g.g.) - Siamo alle ultime battute del lungo interrogatorio di Setola che vi abbiamo riproposto a puntate perché lo riteniamo uno dei documenti più interessanti per conoscere l'articolata, complessa e fondamendalmente turbata psicologia dell'uomo che è riuscito a battere il record degli omicidi compiuti in rapporto al tempo in cui gli stessi sono stati consumati.

Gli ultimi minuti sono tesissimi. Il Pm Milita, che ha avuto molta pazienza all'inizio, sbotta più volte di fronte alla irritualità, alla strafottenza, alle risposte sempre fuori tono e fuori registro date alle sue domande. Il Pm a un certo punto esce anche lui dagli schemi e dice chiaramente a Setola che gli sta ponendo delle domande sulla sua presunta ipovedenza, pre e post latitanza, perché poi dovrà dimostrare ai giudici che tutti i racconti del camorrista sono frutto di una enorme, mastodontica messa in scena costruita grazie alla complicità di un medico oculista, cioè Fronterrè, anche lui sotto processo, che Setola dichiara di aver conosciuto dopo un reclutamento attraverso Internet fatto dal suo avvocato di allora Jerry Casella, pure lui condannato pesantemente a una pena di circa 16 anni di reclusione.

Dal punto di vista dei contenuti utilizzabili a scopo giornalistico, questi ultimi stralci offrono poco. Nelcaso specifico la conferma delle basi e degli appoggi di cui, attraverso John Perham, il latitante Peppe Setola poteva godere nelle zone della Napoli Bene, della Napoli posillipina di Via Manzoni.

E infine una dichiarazione tirata veramente con le pinze e dopo un autentica battaglia condotta dal Pm Alessandro Milita e dalla presidente della sezione di Corte d'Assise Ayala con la quale Setola con "può darsi" conferma sostanzialmente il motivo per il quale non scrisse mai di proprio pugno i pizzini attraverso cui comunicò durante la latitanza con i suoi vari interlocutori. Li fece scrivere da altre mani, da quella di Givanni Letizia e da altre di cui non vuol rivelare l'identità per evitare che una perizia calligrafica ne riconoscesse la diretta paternità.