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LA DOMENICA DI DON GALEONE. Gesù non appartiene a nessuno, perciò è di tutti!

L'intervento domenicale del teologo e docente salesiano Essere “i suoi” che lo accolgono! Facciamo una pausa di riflessione in questa domenica collocata tra due eventi gra


L'intervento domenicale del teologo e docente salesiano Essere “i suoi” che lo accolgono! Facciamo una pausa di riflessione in questa domenica collocata tra due eventi grandiosi: la nascita di Gesù e la venuta dei Magi dall’Oriente. La riflessione ci viene offerta dal prologo del Vangelo di Giovanni, soprattutto da quelle parole: “Venne fra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto”. Dopo il Natale  annunciato, subito la possibilità del Natale rifiutato. E’ vero che il primo significato va riferito al popolo ebraico, ma il contesto di Giovanni è universale: il Cristo è la luce vera, “quella che illumina ogni uomo”. Non accogliere il Cristo è una pericolosa possibilità, che riguarda tutti, gli ebrei di ieri e i cristiani di oggi! Certo, numerosi Paesi non hanno riconosciuto e accettato il Cristo; ma se consideriamo i Paesi cristiani, vediamo che le cose non sono migliori. Avviciniamoci ad un’edicola e domandiamoci se Lui “ha posto la sua tenda” tra quelle riviste! Seguiamo la gente che va al cinema, o pensiamo alle tante persone davanti al televisore; proviamo anche a scorrere il bilancio di uno Stato o di una famiglia, e noteremo che il Natale non ha cambiato tipo di contabilità. E anche nella Chiesa, è facilmente visibile la presenza di Dio? Dobbiamo riflettere in questa domenica, per cercare di essere “i suoi” che lo accolgono! Natale continua nel silenzio operoso di Nazaret Il Natale è passato! Sembra che non resti più nulla di quei giorni felici; restano forse solo i “saldi” dei negozi, dove consumare gli ultimi euri residui. Ma non si deve essere pessimisti; certi giorni non passano inutilmente; resta nell’uomo una nostalgia di bene, sulla quale fondare altri passi e altri momenti. Il Natale, quello vero, ha aperto ancora una volta la certezza della presenza storica di Dio, della solitudine vinta per sempre, della forza che ci viene sempre rifornita dall’Emanuele. Il Natale  continua nel mistero di Nazaret, che ci entusiasma e ci sconvolge: Dio nascosto nel silenzioso quotidiano, uomo tra gli uomini, assorbito nel lavoro e nelle preoccupazioni, come ogni uomo in ogni famiglia. Dopo la festa del Natale, la serietà della vita! Il tempo dopo Natale è utile per riscoprire il valore del nostro lavoro, spesso sterile e monotono; un invito a decifrare la realtà dura e dolente di tanti insuccessi e malintesi. Allora la nostra esperienza quotidiana acquista un altro respiro, non è più un susseguirsi di cose e di persone, un ripetersi di situazioni quasi mai gratificanti, ma diventa un mistero nascosto, una grandezza celata sotto espressioni sbiadite e meschine. Cristo che vive oscuro in un oscuro paese con un oscuro lavoro ci svela una realtà luminosa: il nostro vivere e lottare, il nostro successo o fallimento diventano prezioso materiale di costruzione. L’ordinario diventa straordinario, la povertà ricchezza, l’umiltà grandezza. Nulla più nell’uomo è banale. Tutto è stato riscattato da quell’Uomo che è anche Dio. Questa trasformazione del banale in grandioso però non avviene magicamente e senza di noi; nulla si trasforma passivamente, ma solo se abbiamo coscienza e conoscenza di Dio. Non sono le cose grandi che rendono grande l’uomo, ma l’animo grande. Il nostro lavoro silenzioso ed onesto, la nostra bontà e il nostro coraggio sono mezzi poveri ma sicuri per godere ogni giorno quella misura di gioia, che Dio assicura ai suoi amici. F. Mauriac, nella sua bella Vita di Cristo, immagina che la Vergine, ricordando ogni giorno le grandi promesse dell’angelo, si sia chiesta tante volte: “Ma perché Dio è entrato negli spazi della mia vita in modo così denso e straordinario per poi condurre una vita così banale?”. Anche Maria ha imparato che Cristo poteva salvare il mondo attraverso un semplice lavoro, piallando, raddrizzando chiodi, lavorando il legno e il ferro.  Il Natale perenne è questo silenzio operoso e profondo. Per contattarmi: francescogaleone@libero.it