Cronaca Nera

L'EDITORIALE - La polizia tributaria mette sotto torchio le ditte subappaltatrici della Mirabella. Se nessuno deve toccare Caino, figuriamoci Francesco Coppola

Quando negli anni scorsi era solo Casertace a battagliare contro l'onnipotente Don Cristoforo, quando noi teorizzavamo il male del Coppolismo, mezza Italia e tutta la provincia, a


Quando negli anni scorsi era solo Casertace a battagliare contro l'onnipotente Don Cristoforo, quando noi teorizzavamo il male del Coppolismo, mezza Italia e tutta la provincia, autorità comprese si genuflettevano davanti al vate di Pinetamare. Ora che è morto "dagli all'untore" che sarebbe il figlio Francesco Coppola. A noi che moriremo liberali questa roba non ci piace.   di Gianluigi Guarino E' sicuramente una coincidenza, ma anche le coincidenze, quando sono troppo coincidenze vanno evidenziate. Attenzione: non stiamo dicendo che determinate indagini sul gruppo Coppola, quando era vivo "Don Cristoforo" non venivano realizzate. Ma una cosa è indiscutibile: gli effetti pesanti di queste indagini sono esplosi dopo la tumulazione del capostipite e si sono abbattuti soprattutto sul figlio maggiore Francesco. Di tutto e di più: sequestri per il mancato versamento dell'Iva e ora una serie capillare di audizioni in cui gli uomini della polizia tributaria della Guardia di Finanza di Napoli hanno ascoltato i rappresentanti legali delle aziende subappaltatrici della Mirabella, uno dei principali riferimenti territoriali di famiglia. Noi di Casertace che, articoli alla mano e non chiacchiere e distintivo, siamo stati dei durissimi avversari di quel modello imprenditoriale, impersonato da Cristoforo Coppola, siccome ora, come allora tentiamo,  nella valutazione dei fatti, di percorrere la retta via di un'equità liberale, diciamo che questa è una coincidenza. E diciamo pure che per la gloria e il primato delle istituzioni della legalità su quelle della presunta illegalità, sarebbe stato molto meglio e molto più limpido e lindo che questi effetti delle indagini sul gruppo imprenditoriale più importante e fino a qualche anno fa, più influente nella provincia di Caserta, si fossero disvelati quando don Cristoforo era vivo, vegeto, nel pieno delle forze e attaccato senza pietà solo e solamente da Casertace. E siccome Casertace è forte con i forti e misericordioso con i deboli, allora sapete cosa facciamo? Sapete cosa facciamo, oggi, che tutti i reggicoda, i corifei, i giullari di corte genuflessi nella presunta carta stampata di questa provincia prendono le distanze, perchè evidentemente non c'è più niente da mangiare? Facciamo, come sempre, quello che siamo. Quello che abbiamo fatto, per esempio con Nicola Cosentino, per anni inchiodato al muro senza sé e senza ma da Casertace, oggi, sempre per Casertace, cittadino a pieno titolo e innocente fino ad eventuale sentenza di terzo grado passata in giudicato. Facciamo che Francesco Coppola è un imprenditore, che comunque dà lavoro e che va indagato, vivisezionato al pari di tutti gli altri imprenditori di questa provincia senza persecuzioni postume e senza discriminazioni, ancor peggiori delle discriminazioni al contrario di cui ha beneficiato, probabilmente il papà, nei suoi anni d'oro. Facciamo quello che abbiamo sempre fatto: i radicalmente liberali. E dunque, se nessuno "deve toccare Caino", meritevole di un giusto processo storico, ancor più "nessuno deve toccare Francesco Coppola".