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BASKET, l'analisi. JuveCaserta, ci ripetiamo: bisogna evitare i black out

Sebbene sconfitta, la JuveCaserta esce rafforzata da Cantù. Tra i fattori positivi la difesa a zona ed il quintetto 'piccolo' La pallacanestro è come una storia in cui a fare


Sebbene sconfitta, la JuveCaserta esce rafforzata da Cantù. Tra i fattori positivi la difesa a zona ed il quintetto 'piccolo' La pallacanestro è come una storia in cui a fare la differenza è la punteggiatura, e ieri sera al Pianella la differenza è stata quasi una mera differenza aritmetica nel punteggio delle due squadre. La Juve Caserta esce convinta dei suoi mezzi da una sfida che, alla vigilia, non la vedeva favorita, ma anche lo sport attraverso i punteggi diventa scienze esatta. Partiamo dall’azione finale: poco più di due secondi sul cronometro , palla in mano per la Vitasnella e punteggio in parità, Cantù può andare da due o da tre, escludendo la possibilità che Caserta possa fare fallo e mandarla in lunetta, tutti si aspettano che Cantù vada dai numerosi tiratori presenti in campo come ad esempio Aradori o Leunen, invece Cantù va sotto le plance dall’unico non tiratore in campo: Marco Cusin e la difesa bianconera si fa trovare impreparata. Certamente il modo di liberarsi di Cusin del tentativo disperato di marcatura di Hannah è alquanto discutibile ma non talmente eclatante da far urlare allo scandalo; molto più vistosa è stata certo l’ingenuità difensiva di non preoccuparsi a dovere del centro canturino che ha costretto il piccolo playmaker americano a dover cambiare su di un giocatore più grosso di lui. La sconfitta di ieri ovviamente non è figlia solamente dell’azione finale, ma bensì anche di un terzo quarto imbarazzante, una dei soliti black out bianconeri come ne abbaimo visti in tutte le gare stagionali (eccezion fatta per l’esordio contro Venezia, partita particolare che ha rasentato la perfezione e che pertanto non è molto indicativa) a cavallo tra il secondo ed il terzo quarto. La Juve sul +5 (54-49) aveva la partita in mano vista la difficoltà di Sacripanti a trovare idee per attaccare la zona casertana ma, proprio al momento di dare lo strappo che sarebbe potuto risultare decisivo per il risultato finale, i ragazzi di Molin escono inspiegabilmente dal match. Un 15-0 di parziale generalmente è difficilmente spiegabile chiamando in causa solo l’efficacia dell’attacco avversario; questo è particolarmente vero per la partita di ieri: infatti, Cantù in quei dieci minuti non ha fatto vedere niente di trascendentale, la causa principale è stata l’uscita mentale dal campo della Pasta Reggia che poi è rientrata poderosamente in partita nel quarto finale con un Mordente sempre più idolo della folla casertana. Volendo analizzare singolarmente gli aspetti tattici della prestazione bianconera di ieri sera partiamo dalla difesa. Molin venerdì in conferenza stampa aveva accennato al fatto che gli accoppiamenti difensivi non erano particolarmente favorevoli ai suoi, infatti, nel primo quarto abbiamo assistito ad una difesa ad uomo bianconera che era costretta a chiudersi sulle penetrazioni avversarie e a lasciare il perimetro sguarnito; a ciò il coach veneto ha posto rimedio una zona 2-3 molto aggressiva, che ha limitato molto i pericolosissimi esterni dell’Acqua Vitasnella però, come è ovvio che sia, le difese vanno alternate perché prima o poi un allenatore di serie A, in particolar modo se dell’esperienza di Sacripanti, lo trova un modo per bucarla. La difesa è stata una chiave del parziale di 30-17 a favore di Caserta nel secondo quarto. Altra nota tattica, già vista in occasione del match contro la Sutor Montegranaro, è quella del quintetto piccolo: in queste ultime due trasferte il minutaggio di Cameron Moore è calato notevolmente e, per dare dei minuti di riposo all’esperto Michelori, Molin ha dovuto trovare l’espediente di giocare con Brooks da cinque facendo scalare tutti di una posizione e giocando spesso con tutte e tre le ali piccole in campo. Ovviamente questa soluzione è molto atipica ed ha i suoi vantaggi in termini di qualità in campo e di atleticità, ma si perde indubbiamente a rimbalzo. La situazione di Moore è molto difficile, infatti, il giovane lungo statunitense e dotato di un atletismo notevole, ma nel gioco spalle al canestro fa molta fatica a confrontarsi con giocatori molto più grossi di lui e quindi risulta utile solo in campo aperto mentre Caserta, visti gli accorgimenti difensivi che ormai adottano tutti contro di lei, ha bisogno di imparare a giocare cinque contro cinque a metà campo. Le statistiche hanno visto Caserta ieri tirare con il 67% da due e con il 35% da tre, non deve stupire la differenza con il 50% di domenica visto il differente livello delle difese di Montegranaro e Cantù e la prestazione decisamente meno brillante di Hannah, che praticamente è uscito fuori solo ad inizio quarto periodo realizzando tutti i suoi 6pt totali. Emanuele Terracciano