Economia e Territorio

L'EDITORIALE - Ora "l'albero del contadino" ci piace molto di più

Ieri sera, in piazza Margherita, l'accensione del segno più  emblematico del natale. Storia dei duelli rusticani tra Casertace e De Simone, che alla fine ha avuto ragione CAS


Ieri sera, in piazza Margherita, l'accensione del segno più  emblematico del natale. Storia dei duelli rusticani tra Casertace e De Simone, che alla fine ha avuto ragione CASERTA - All'inizio del suo primo mandato, il presidente della Camera di commercio De simone si comportò in maniera differente rispetto a come si sta comportando negli ultimi due anni. Avendo conosciuto il personaggio, ma ancor di più la persona, è probabile che questa differenza non sia stata legata ad un normale processo di evoluzione comportamentale, collegabile alla crescita della cifra esperienziale, e neanche a un processo di maturazione che lo abbia liberato mano mano da una sorta di sussiego, di timore reverenziale nei confronti del presunto salotto buono di quella oligarchia che si sentiva grande ma che assomigliava molto a quella borghesia piccola piccola raccontata da Mario Monicelli, la quale aveva dettato legge per decenni nella Camera di commercio di Caserta. Il "contadino" di Teano, invece, studiava il campo e con la sagacia di chi è abituato a fare i conti con la legge implacabile della terra e dei raccolti, che vanno affrontati facendo ogni giorno il pieno di praticità e buon senso, ha capito che quel sistema non poteva essere abbattuto con una guerra lampo, ma andava smontato pezzo pezzo dando ad esso l'impressione rassicurante di farvisi assimilare. Ma con tutto il rispetto per la sua memoria, il "contadino" di Teano è stato un po' differente dal "contadino" di Ravenna, il quale, pensando di fare il duro, si trovò su una barca a vela, di fatto fagocitato dal sistema dell'industria assistita nazionale e al primo avviso di tangentopoli si sparò in testa. Che cazzo c'entra con l'albero di natale? C'entra, c'entra... e Tommaso De Simone lo sa. Tra me e lui c'è una storia di durissime polemiche e di contrapposizioni arcigne, esplicitate con il lessico non certo soffice di Casertace, proprio sui costi dell'albero di natale di piazza Margherita. Erano gli anni in cui l'attuale presidente alla Camera di commercio, esprimeva l'arte della mimesi. Il sottoscritto non lo conosceva bene, non aveva capito che il contadino non avrebbe mai tradito la sua genetica e lo trattava come un normale azzecca-imbrogli nostrano. Quelle edizioni del natale a Caserta erano la somma, rimanendo a tangentopoli, di piccole e grandi dazioni. Tutti venivano accontentati: la pista di pattinaggio, giostre e giostrine, concerti e concertini, con una Camera di commercio che diventava una e trina, vista l'autonomia di gestione e di spesa che in quei frangenti De Simone garantiva alle sue aziende speciali, Asips e Sintesi. Quell'albero di natale e  i quasi 20 mila euro per allestirlo diventavano per Casertace una sorta di emblema, di piccolo palazzo d'inverno da espugnare, la dimostrazione palmare di quanto spreco, di quanta malversazione viene attuata dalla classe dirigente meridionale con l'uso spregevole del denaro pubblico. A distanza di qualche anno, di quei natali sbrilluccicanti e spendaccioni è restato solo l'albero. La cura dimagrante che ha ridotto sostanziosamente le spese e l'impegno delle casse della Camera di commercio è avvenuto parallelamente a una rivoluzione di velluto che il "contadino" di Teano ha attuato grazie alla sua miccia lunga, che guardava con fraterna comprensione alla miccia corta del sottoscrittoe ai suoi impeti  che teorizzavano la guerra lampo. La Camera di commercio si è rimpossessata, finalmente, delle sue aziende speciali, che non sono più uno stato nello stato, ma bracci operativi la cui strategia è determinata dalla giunta dei mestieri e delle arti liberali. Ieri sera, in piazza Margherita, l'albero è stato acceso. Ci sarà questo e poco altro nel natale della Camera di commercio. Giusto, bello, lodevole. I soldi servono per altre cose. Servono ad assistere le imprese, a qualificare i loro investimenti, a collegare questi a una vera competitività di mercato e dunque a una risposta occupazionale. Ora l'albero del contadino ci piace molto di più. Gianluigi Guarino