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ALLA SCOPERTA DEL PIANETA GIOVANI - Francesca Petrillo, alla Cattolica per diventare neurologa: "La medicina ha salvato mia cugina"

Dopo un'esperienza scolastica in Canada l'ex studentessa del Diaz sogna di lavorare in Italia: "Vorrei rimanere qui, innanzitutto per mia sorella, ma anche per i miei genitori.  


Dopo un'esperienza scolastica in Canada l'ex studentessa del Diaz sogna di lavorare in Italia: "Vorrei rimanere qui, innanzitutto per mia sorella, ma anche per i miei genitori.  Tutto quello che sto facendo so benissimo che lo devo a loro" Francesca Petrillo è la protagonista dell’ appuntamento della rassegna Alla scoperta del Pianeta Giovani di questa domenica. Ex alunna del liceo Diaz , Francesca frequenta il secondo anno della facoltà di Medicina e Chirurgia della Cattolica di Roma. “Poco più di un anno a Roma, è un’esperienza che è arrivata senza pianificazione, sono stata chiamata in un secondo momento e all’improvviso sono stata catapultata in una realtà…ho metabolizzato il cambiamento solo dopo essermi trasferita”. Francesca, che tutti chiamano Chicca, è approdata all’università dopo un curriculum scolastico eccellente e a descriverlo non basterebbe il 100 e lode dell’esame di Stato con un percorso liceale durante il quale non ha perso mai occasione di dimostrare il suo impegno e la sua bravura, ha anche studiato in Canada presso il college Mother Teresa High School. “Dell’esperienza in Canada ricordo soprattutto il modo diverso di approcciare lo studio. Scelsi un piano a indirizzo scientifico, soprattutto con la Chimica, ma naturalmente anche inglese e lo completai con Arte. Posso dire che il confronto a 16 anni con una realtà tanto diversa non solo scolastica ma anche sociale è stata per me un’opportunità di crescita non indifferente. Certo studiano meno di noi, voglio dire che mentre noi abbiamo un impianto teorico, loro sono organizzati con uno studio laboratoriale, molto più pratico, basato essenzialmente sull’esperienza. All’inizio mi sono sentita un po’ spaesata, ma poi con mia grande meraviglia ho superato gli altri perché mi sono avvalsa proprio di quella formazione teorica che alla fine mi ha facilitato”. L’esperienza del Canada è sicuramente diversa da quella fatta a Roma, è qui che Francesca ha sperimentato l’autonomia, inizialmente come situazione scomoda. Quando è stata in Canada era integrata in una famiglia e, infatti, lei parla della sua “sorella” canadese, Paloma, con la quale è costantemente in contatto. Invece a Roma si è trovata sola in una casa e in una città: “Una vera e propria full immersion nell’autonomia, ho scoperto quanto vale una mamma” - e qui un sorriso interrompe le sue parole - “ma poi sono cresciuta e ho scoperto anche che riuscivo ad organizzarmi, a cucinare, a fare la spesa, a curare le mie cose. Non voglio dire che sono più matura, ma mi sento cambiata, mi sento…meglio con me stessa, e quindi con gli altri”. Studiare medicina era per lei un sogno, forse da sempre, ma è diventata una scelta maturata durante il quarto anno “È dura ma è anche una strada che ti riempie di soddisfazioni. Lo sa prof. ho avuto l’occasione di entrare in sala settoria già ad aprile quando ho assistito alla sezione di un cuore e, pochi giorni fa, ho partecipato alla sezione di un encefalo!”. Le dico ridendo che certo sono grandi soddisfazioni queste…e iniziamo a scherzare sulla nostra visione diversa di queste soddisfazioni  in sala settoria , cuore, cervello…ridiamo. “Io vorrei specializzarmi in neurologia, lei lo sa, sin da quando ero piccolina, ho seguito i ricoveri di mia sorella Gaia, l’ospedale mi era familiare, poi c’è stata nella mia vita una tragedia e ho capito che la medicina ha consentito ad una persona a me carissima, mia cugina Vittoria, di continuare a vivere, di salvarsi”. Qui la commozione spezza il nostro discorso, con Chicca  condivido il profondo affetto per Vittoria e sento nelle sue parole la fiducia nella scienza, la speranza della cura. “Questo ho realizzato prof., la medicina ha per me un significato di aiuto, l’ho capito sulla mia pelle, non si tratta di una scelta ideale, di voler esercitare una professione di prestigio, di essere un medico, io lo sento come un impegno per gli altri”. Francesca è molto studiosa, ha un’intelligenza riflessiva e intuitiva al tempo stesso, costanza e impegno, determinazione e dolcezza, la contraddistinguono e ricorda le nottate di studio fatte al liceo…nottate di cui anche io ho qualche colpa, ma sentirla così sicura oggi mi fa pensare che lo studio ha veramente formato bene questa giovanissima che “viaggia” con più di un anno di anticipo rispetto ai  suoi coetanei, così giovane eppure sa dividersi tra studio, casa, amici, tutto da sola e mi racconta che ora va anche in palestra anche se gli esami incalzano. “Ne devo fare uno tra poco, va bene l’università – sorride – ora sono più sicura, ma ricordo anche l’emozione del primo esame. Chimica è stato il mio esordio ed ero così agitata che non mi resi conto che era finita finché ebbi il mio primo trenta!” Le chiedo dei suoi progetti futuri, di dove sogna di lavorare, di come si vede a trent’anni, sposata con figli, realizzata nel lavoro. “Dopo la mia esperienza a New York penso di aver visto la città più bella e intrigante, ma lì la professione medica è molto diversa. Mi piacerebbe fare un’esperienza all’estero, ma poi vorrei lavorare in Italia, vorrei rimanere qui, innanzitutto per mia sorella, ma anche per i miei genitori…dopo dieci anni vorrei stare con la mia famiglia anche perché tutto quello che sto facendo so benissimo che lo devo a loro. Poi sicuramente certo che vorrei sposarmi e anche avere dei figli…si immagina prof. mia mamma che fa la nonna?” Le chiedo se pensa a una frase che potrebbe essere la sintesi del suo modo di essere: “Provarci sempre anche se è difficile, crederci fino in fondo…perché poi è veramente una grande soddisfazione!” Stefania Modestino