Politica

CASERTA, la mazza di Cobianchi e la pagnotta di Del Gaudio. Il consigliere ricorre ai proverbi per raccontare le vicende di Mazzotti e Piscitelli

In un lungo intervento, il consigliere di opposizione compie una rievocazione di quesit due anni e mezzo di amministrazione e concentra, poi, la sua attenzione, sull'ormai quasi c


In un lungo intervento, il consigliere di opposizione compie una rievocazione di quesit due anni e mezzo di amministrazione e concentra, poi, la sua attenzione, sull'ormai quasi certo rinnovo dei contratti ai due campioni della spesa comunale che il primo cittadino, pur avendone la possibilità, non intende mandare in pensione CASERTA -  Le note del consigliere comunale Luigi Cobianchi, soprattutto da quando siamo riusciti a convincerlo a contenerle nel perimetro di 3 pagine, sono sempre molto piacevoli da leggere. E' un servizio double face:  dentro ci sono informazioni interessanti, mentre la sua prosa scintillante serve a chi ha la necessità di implementare il proprio vocabolario, a conoscere molte parole estranee al proprio bagaglio di conoscenze. In questa circostanza Cobianchi tratta di una vicenda di cui Casertace si è occupata un paio di settimane fa, quando ha dato notizia dell'ormai probabilissima conferma nelle loro postazioni di comando dei dirigenti Piscitelli e Mazzotti. Cobianchi racconta attraverso il suo abituale e interessante florilegio di citazioni, evocazioni, rievocazioni, che l'operazione ormai è confezionata e che, dunque, il sindaco Del Gaudio riconosce ai dirigenti, che lo hanno affiancato nei primi 2 anni e mezzo di questa disgraziatissima consiliatura, alte capacità nell'azione volta al contenimento dei costi, alla diffusione del benessere comune e alla efficienza operativa. Cosa è successo, dunque, agli occhi del primo cittadino: i dirigenti, protagonisti e artefici della stagione amministrativa che ha iniettato il virus del dissesto, grazie all'avvento salvifico di Pio Del Gaudio sono diventati all'improvviso solerti e inappuntabili funzionari migliori di quelli che operano nelle municipalità di Oslo, Stoccolma e Francoforte. Questo è successo e ne prendiamo atto. Cosa ne pensa la città? Inutile interrogativo, perché il segno di un pensiero ha come suo elemento propedeutico l'esistenza di un pensiero. Gianluigi Guarino QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELLA NOTA DI COBIANCHI

“e non se ne vogliono andare” o, meglio, “a volte ritornano”….

(…. ci credo, con quello che guadagnano!)

amarcord, alla casertana, della PEG Bros.&co

di Luigi Cobianchi

  Quando, di tanto in tanto, mi pongo il mio personale problema escatologico, non posso non pensare a cosa mai potrò dire, un giorno, ad un eventuale, impertinente nipotino, il quale, nella convinzione di rendermi felice, evocando momenti salienti del mio passato, mi domandasse di raccontargli degli anni della “Grande Crisi” e della mia esperienza consiliare. All’epoca, sembreranno davvero distare anni luce i tempi in cui mio nonno materno poteva concedersi il lusso di chiudersi nella sua atarassica albagia, rispondendo, alla bisogna, con un semplice, raggelante sguardo, più eloquente di mille parole, che ti zittiva all’istante mentre ti chiedevi quale disastro fosse uscito dalla tua bocca, piuttosto che con una incomprensibile, esclamazione, pronunciata a denti stretti, una sorta di allitterazione dei più duri niet e nein mai uditi da orecchio umano. Intanto, cosa rispondere al giovane virgulto?! Per quanto uno possa avere una fervidissima fantasia, si può narrare l’epopea di un disastro, questione etica in disparte?! Caro Sindaco Del Gaudio, so che, già nel leggere queste prime righe, si acuirà il tuo tipico dinoccolare, che, nei momenti di nervosismo (so che Gliene procuro tanti e me ne rammarico sinceramente) parte come moto dell’anima (o delle viscere), per estendersi a tutto il corpo. Ma purtroppo è così!| Gliel’ho chiesto l’altro giorno nel corso dell’ultima Adunanza del Consiglio Comunale. Non avendo ottenuto risposta - anche se, talora, il silenzio è sentenza - provo a riproporLe il mio quesito in questa sede, meno ufficiale e, quindi, più rassicurante: a circa due anni e mezzo dall’inizio dell’attuale Consiliatura, mi dice un punto qualificante, uno solo, per il quale la Sua Amministrazione, non dico sarà evocata dai posteri, ma almeno ricordata, strappandola a quell’oblio che, a volte, diviene anelito, allorquando si preferisce essere dimenticati, piuttosto che meschinamente citati? Il dissesto, con tutte le conseguenze in termini di dissanguamento economico per i Cittadini? Il Commissariamento per l’incapacità di gestire i rifiuti, cui sta per fare degna compagnia, tra i trofei del Suo studio, a Palazzo Castropignano, quello per la mancata adozione del PUC? L’inesorabile degrado cui la Sua Amministrazione ha condannato il Reale Belvedere di San Leucio? Il vergognoso stato delle strade, che testimonia il fallimento di quell’idea - di cui pur Le riconosco la paternità, in tutta la sua originalità - di vendere le buche (anche se continuo a chiedermi chi sarebbe stato il collezionista interessato ad acquistarle)? La follia di destinare un altro dei gioielli del Patrimonio Comunale - Caserma Sacchi - a sede di uffici, anziché metterlo a reddito, affidandolo a privati? La vergognosa piaggeria ad una parte malata della Chiesa - che appoggia la mala politica, anziché prenderne recisamente le distanze - in ossequio alla quale si è arrivati a tentare di regalare pezzi importanti del patrimonio immobiliare dell’Ente, in cambio praticamente di nulla? Lo scandalo irrisolto de “I Magnifici 7”? L’incapacità più assoluta di imporsi sugli scenari superiori (regionale, nazionale), nonostante la tanto decantata “filiera istituzionale” su cui credeva di poter fare leva? I reiterati provvedimenti della Magistratura che hanno falcidiato i Suoi riferimenti politici? Mi fermo qui, solo per carità cristiana. Anche se, in verità, non ritengo possa essere considerato temerario domandarLe di essere Lei ad arrestare questa corsa verso il baratro, unitamente alla Sua Giunta (o a ciò che ne resta) con tutte le speciali tutele di cui inverecondamente gode, nel silenzio generale di chi continua ad ignorare le anomalie di legami e rapporti che la caratterizzano. ConoscendoLa, so bene, oramai, che, alla realtà fenomenica - talora troppo triste e scontata - preferisce, di gran lunga quella virtuale. Ecco, per questo forse potrà avere una collocazione, se non nella Storia, almeno nelle cronache comunali: non è forse Lei il Sindaco dei Social Network.?! Però, se benignamente si degnasse di tornare per un attimo tra noi comuni mortali, vuole rendersi conto che Lei non ha più una Maggioranza, che, a neanche metà del Suo percorso istituzionale, si è perso per strada gran parte di quelli che in Lei avevano visto una speranza, chiudendo gli occhi su tante cose? Ha letto il Faust?! I patti con il demonio, non hanno mai portato - e mai porteranno - a nulla! Non ritiene che il limite della pazienza dei Casertani sia stato abbondantemente raggiunto e superato? Sappiamo bene cosa pensano i nostri Concittadini della maggior parte dei Dirigenti Comunali. Lei stesso in campagna elettorale prometteva che si sarebbe immediatamente sbarazzato delle cariatidi dell’establishment di Palazzo Castropignano. Ed, invece, una volta divenuto Sindaco, ha avuto, anche a questo riguardo, un processo di conversione…. ad “u”. Eppure sbaglia, perché quei malpensanti che incarnano, ben note, teorie andreottiane – tra i quali, una volta tanto, non voglio essere annoverato - affermano che ciò accade a causa di ricatti incrociati. Quando ne parlammo tempo addietro, Lei mi disse che avrebbe fatto di tutto per fare entrare un po’ di aria fresca nella Casa Comunale. Bene, se la brezza è rappresentata dall’oscena elevazione a dirigente, sia pur ad tempus, del fratello di un collega Consigliere, mentre quest’ultimo è in carica (roba che, in ogni altro civile consesso, avrebbe quantomeno provocato qualche “visita di controllo”, l’indomani stesso), piuttosto che nella nomina, per di più “intuitu personae”, di un direttore generale de facto, in totale spregio delle prescrizioni di Legge, allora preferisco farmi una full immersion nelle Catacombe di San Gennaro! Mi dirà Lei: Consigliere, ma questo l’ha già detto mille volte, basta! Ha ragione, Sindaco. Il passato è passato. Badiamo all’oggi. Ricominciamo. Ci scriva una bella letterina (come vede mi sta contagiando con il Suo continuo utilizzo di diminutivi e vezzeggiativi, che fanno tanto “bravo ragazzo”), sì, quella classica che i bambini scrivono ai genitori per il Santo Natale (che, oramai, è alle porte. Chi l’avesse dimenticato è stato immediatamente richiamato all’ordine dalla consuetudinaria trasformazione della Città in baraccopoli, per sentirci tutti più vicini alle esigenze di chi vive in contesti urbani degradati, soprattutto in America Latina, come ci esorta a fare il nostro amato Papa). Noi siamo pronti a credere agli impegni che assumerà! E, però, ci spieghi una cosa: se è vero quello che ha sostenuto dall’inizio della Consiliatura - e, cioè, che, pur volendo, non aveva i mezzi giuridici per sbarazzarsi di certe zavorre (e sappiamo entrambi che non è così) - ora che l’inesorabilità del tempo consentirebbe di iniziare un’opera di rinnovamento vera e seria, lei che fa?! L’arresta? Alcuni Dirigenti Comunali, invero, dopo anni di indefesso lavoro, dovrebbero, per Legge, cedere il passo, andandosi a godere il meritato riposo. Si sono assicurati tutto il necessario per godere una vecchiaia serena; si sono saputi creare tanti amici; hanno dato degne sistemazioni ai figli, anche seguendo il tanto vituperato (ed a ragione) modello delle baronie universitarie; hanno superato, indenni, mille tempeste. Eppure ritengono di poter ancora fare tanto nell’Amministrazione Comunale. Non è bastato il dissesto, che, secondo un italico costume, resta, tutt’oggi, orfano di padre, nonostante, caro Sindaco, a tenore dell’articolo 246, comma 1, del Testo Unico sull’Ordinamento degli Enti Locali, la Sua Amministrazione avrebbe dovuto corredare la dichiarazione formale dello stato di default con una valutazione delle cause che lo hanno determinato. Ma, secondo il Suo stile, ciò non sarebbe stato affatto “carino” e, perciò, non vi si è provveduto. Mi consenta di dirLe, tuttavia, che se facessimo nostra la saggezza contenuta in tanti detti popolari, quanti errori eviteremmo: “mazza e panella….”. Il problema è che, a Caserta, la “panella” è lievitata oltremisura, sino a diventare pagnotta, mentre la mazza è divenuta sempre più piccola….. Mi fermo, mi fermo, bando alle polemiche pregresse, torniamo all’oggi. Ebbene, i Dirigenti prossimi alla pensione avrebbero presentato istanza di trattenimento in servizio, a tenore dell’art. 16 del D. Lgs. n°503/1992. Sennonché, quello che, fino all’ultima modificazione subita dalla richiamata norma, rappresentava un diritto potestativo in capo al Lavoratore (in altre parole se questi decideva di esercitarlo, il datore di lavoro aveva l’Obbligo di accordarlo) in forza dell’art. 72 del D.L. n°112/2008, convertito nella L. n°133/2008 è divenuta una facoltà, nel senso che ciascuna Amministrazione dello Stato può concedere - o meno - discrezionalmente un biennio di proroga, “in base alle proprie esigenze organizzative e funzionali” ed “in relazione alla particolare esperienza professionale acquisita dal richiedente in determinati o specifici ambiti ed in funzione dell’efficiente andamento dei servizi.”. Ora, converrà con me che di tutto si può parlare, nell’Amministrazione che Lei guida, fuorché di efficienza. Per quanto attiene alla “particolare esperienza acquisita”, beh, lì potrei rispondere che dipende, certamente, dai punti di vista! Ci si aspetterebbe, pertanto che Lei, non perdendo un’occasione unica che si prospetta per la Città di Caserta, si appresti a negare il predetto trattenimento. E… invece, quando l’altra sera, nel concitato Consiglio Comunale sul “bilancio di previsione di Natale”, Le ho domandato conto delle Sue reali intenzioni al riguardo - non prima di riferirLe che mi era giunto all’orecchio che, per contro, intenderebbe concedere la proroga richiesta, invitandoLa ad essere sincero, per evitare il ripetersi di quelle brutte figure di quando, ad esempio, mi negò l’esistenza di provvedimenti indirizzati al Consiglio da parte della Corte dei Conti, piuttosto che l’intenzione della Sua Amministrazione di varare l’osceno progetto del Social Housing (ricordandoLe che, nell’occasione, mi aveva dato dell’ “allarmista, visionario, in mala fede”) - un suo “delicatissimo” arrossire, esploso in una risatina liberatoria, che ha contagiato, via via, tutti i Consiglieri presenti in Aula, ancora una volta, è stato più eloquente di mille parole! Sindaco, perché vuole fare questo alla Città?! Ho provato a darmi una spiegazione: Lei non è certo cinofilo, visto che tiene i cani alla fame e al buio (al Canile Municipale è stata sospesa financo la fornitura di energia elettrica), ma evidentemente è, almeno, cinefilo. Ed, allora, evidentemente memore della lezione che proviene dal divertentissimo dittico cinematografico del regista Capitani, preso atto del fatto che “non se ne vogliono andare”, si sarà sentito prendere dallo smarrimento, nel pensare al dopo, a come proseguire in attività collaudate, nell’assenza di chi le ha magistralmente allestite, e si sarà chiesto, sgomento: “E se, poi, se ne vanno?”. Sindaco, so che l’ignoto può fare paura, ma - mi creda - ogni regola ha le sue eccezioni, e, in questo caso, “chi lascia la via vecchia per quella nuova….” ne ha solo da guadagnare! Mi dia retta. Almeno in questa occasione!