Cronaca Nera

L'EDITORIALE - Il boss arrestato ieri è lo zio diretto di Peppe Pagano del NCO. Ora l'imprenditore dica forte e chiaro che il fratello del padre è un poco di buono

Non siamo nati qui, ma ci abbiamo lavorato sufficientemente a lungo per cernere la lana dalla seta, per distinguere le denunce di circostanza, da quelle parole dell'alfabeto camor


Non siamo nati qui, ma ci abbiamo lavorato sufficientemente a lungo per cernere la lana dalla seta, per distinguere le denunce di circostanza, da quelle parole dell'alfabeto camorristico che alla camorra fanno male e che nessun professionista dell'anticamorra ha osato mai pronunciare Siccome, il sottoscritto arriva dalle montagne del Sannio, è stato allevato col formaggio di pecora con tanto di lacrima, quello puzzolente e non certo con la mozzarella di bufala, e, dunque, non si fa certo impressionare dai prestigiatori delle chiacchiere e dai molti fuochi fatui che insistono in misura nettamente superiore ai roghi tossici, proprio per questo motivo, Casertace non ha mai seguito la vulgata dell'inutilità parolaia dell'anticamorra militante. Inutile per molti aspetti, ma purtroppo, spesso utile a sbarcare il lunario in zone in cui la cultura del lavoro non è attestata certo su cifre scandinave. Ordunque, l'epopea del sanciprianese Peppe Pagano non ha mai fatto breccia nei nostri cuori. Anni fa, dalle colonne di Casertace e anche da quelle del Corriere di Caserta, scrivevamo di Nicola Cosentino e gli rimproveravamo soprattutto una cosa: lui non pronunciava mai parole di condanna nei confronti dei clan camorristici, andando al di là delle formule comodamente rituali. Provocatoriamente, gli scrivemmo (oggi soffro di delirio di onnipotenza, uso il plurale maiestatis), che fino a quando Nik (che oggi ci rispetta e da noi è rispettato soprattutto come uomo) non avesse detto pubblicamente che Francesco Schiavone era una merda, lui e i suoi figli maschi, noi (cioé io) non gli avremmo mai attribuito un minimo di credibilità come soggetto abilitato o abilitabile a guidare una politica del riscatto di questo territorio. Sandokan è una merda, Bidognetti è una merda, non una merdaccia, altrimenti la mettiamo sul comico, citando Fantozzi; Setola è un bastardo assassino, Belforte è un altro uomo di merda lui e alcuni componenti della sua famiglia.  Ok? Siamo d'accordo? Questa è la nostra posizione senza sé e senza ma. Per cui, se siamo d'accordo, siamo anche d'accordo che il signor Arturo Pagano, è un poco di buono. Ma chi è Arturo Pagano. Arturo Pagano è soprattutto due cose: è il referente dei Muzzoni nell'area del litorale Domizio, secondo quello che è scritto nell'ordinanza di custodia cautelare, emessa ieri, martedì, dal tribunale di Napoli, su richiesta della Dda ed è anche lo zio di Peppe Pagano, titolare del ristorante NCO e idolatrato e omaggiato per mesi e mesi come campione del riscatto orgoglioso della legalità rispetto all'illegalità. Ci vogliamo credere. Ora, nessuna si permetta di contestare il concetto di associare le parentele ad una forma di considerazione sospettosa nei confronti del parente di... turno. Questo è un giochino che a noi liberali non appartiene, ma che è stato utilizzato, in maniera deliberatamente e chirurgicamente selettiva, dalla sinistra manettara e reggitoghe. Di solito, quando c'era un politico parente di qualche camorrista, il politico in questione, soprattutto se di centrodestra, veniva assimilato al delinquente; se poi la relazione riguardava qualche personaggio leonardosciasciano dell'anticamorra militante, vade retro, si tratta di fango schizzato sulla faccia di chi combatte la camorra allo scopo di delegittimarlo. Panzane!!! Signor Peppe Pagano ha il diritto di ricoprire la sua veste di testimone e protagonista del riscatto legale del territorio dell'agro-aversano. Ma al montanaro sannita, che qui a Caserta non ha parenti e ha solo pochissimi amici, non può dare certo a bere chiacchiere. Dichiari pubblicamente che lo zio, cioè che Arturo Pagano, fratello di suo padre è un poco di buono e noi di Casertace lo blinderemo con la forza della nostra legittimazione che, senza falsa modestia, vale un bel po' di più della legittimazione dei tanti ricottari che abitano questo territorio. Gianluigi Guarino