Cronaca Bianca

LA NOTA - Il crollo del "Castelluccio" di San Leucio. L'emblema di una città che cade a pezzi e non riesce a rialzarsi

Nel silenzio sempre più assordante dell'indifferenza, il vento ha spazzato via, domenica scorsa, proprio nel giorno in cui la sovraintendente collezionava l'ennesima brutta figur


Nel silenzio sempre più assordante dell'indifferenza, il vento ha spazzato via, domenica scorsa, proprio nel giorno in cui la sovraintendente collezionava l'ennesima brutta figura in diretta nazionale, le pietre dell'avamposto borbonico   SAN LEUCIO - Un rudere è anche una memoria. Conosciuto come "Castelluccio", quel rudere era la traccia  di una antica postazione borbonica che andava a sovrapporsi sui resti di un tempio. Pietre che raccontano la storia di questi luoghi, pietre che si stagliavano, dall’alto del monte San Leucio, verso il cielo. Un’area dimenticata, forse dimenticata come la stessa storia di un territorio. Ora il vento lo ha spazzato via definitivamente e quelle “pietre” non saranno più lì a farci immaginare come quella cima era abitata da soldati, calpestata dagli zoccoli dei loro cavalli, animata da voci, canzoni, respiri di sentinelle stanche. Mi piacerebbe lanciare una provocazione ai nostri bravissimi architetti: sarebbe possibile restituire l’altezza e la forma a quelle pietre? Si potrebbe restaurare così come ho visto di alcune postazioni sulle Dolomiti e sulle Alpi? La rocca adesso è vuota. Non ci può raccontare nulla più. Ma mi piace immaginare che l’alito di Nemesi, sotto forma di vento, abbia fatto “parlare” quelle pietre e  che, quindi, quel cedimento sia stata la risposta alle affermazioni imbarazzanti di una burocrate dell’Arte che abbiamo ascoltato in molti domenica nel corso della trasmissione “Alle falde del Kilimangiaro”(http://www.rai.tv/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-51053091-ae4f-461b-ae52-dabd31de5eaa.html ) da cui è emersa un’immagine di Caserta sfaccendata, cialtrona e noncurante dei suoi tesori e della sua storia.   Stefania Modestino