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ALLA SCOPERTA DEL PIANETA GIOVANI - Lavora per diventare storico dell'arte e già questa è un'eccellenza

Alessandro de Carolis, prossimo alla laurea alla Federico II, ha cominciato suonando nei pub: "In effetti sono diventato musicista tardi, a 16 anni, ma ho sempre amato la musica,


Alessandro de Carolis, prossimo alla laurea alla Federico II, ha cominciato suonando nei pub: "In effetti sono diventato musicista tardi, a 16 anni, ma ho sempre amato la musica, a 7 anni già ascoltavo Bach" In direzione ostinata e contraria. L’appuntamento di questa settimana  è con Alessandro de Carolis, 22 anni,  ha studiato al Liceo classico Giannone e ,ora ,frequenta  lettere e filosofia alla Federico II. ”Siamo agli sgoccioli - mi dice- anzi per essere più precisi termino il Curriculum Musica e spettacolo”.Insomma un laureando in Lettere…  quasi un collega! Alessandro mi raggiunge a casa dove ci prendiamo un caffè…inizia così la nostra chiacchierata. Quando l’ho contattato gli ho detto subito che sono stata nel “suo” pubblico quando ha suonato nel corso di “Adda passà a’ nuttata” , evento organizzato da Raffaele Cutillo e ne sono rimasta affascinata. Mi incuriosisce molto anche l’ indirizzo della sua laurea. Quali scenari lavorativi può aprire?  “Tecnicamente mi renderebbe uno storico dell’arte, negli ambiti Musica e Spettacolo, in verità , a livello pratico, non è stato un esperimento riuscito dalla Federico II che si era posto l’obiettivo di creare una “generazione” di  Storici dell’Arte che lo avvicinasse al DAMS.”  Pacato, gentile, dall’aspetto delicato eppure deciso e animato da un forte spirito critico, Alessandro non nasconde che, forse, qualche aspettativa è andata delusa, ma aggiunge “ C’è qualcosa per me che sicuramente è prioritaria rispetto all’università: la mia passione… la Musica ” Alessandro si racconta un po’, è  il primogenito  di un  informatico e di una contabile e  scopro che  tra byte e calcoli , si coltiva la passione per la musica. Con orgoglio mi dice che papà Pino suona la chitarra e  le sorelle di mamma Daniela ,  le zie,  Cinzia e  Teresa , cantano e suonano . “In effetti sono diventato musicista tardi, a 16 anni.  Ho sempre amato la musica, a 7 anni già ascoltavo Bach: zia Teresa  mi ha spinto verso la musica popolare con E. Avitabile…nella totale semplicità  di un duo flauto, voce e chitarra. Così ho iniziato la mia  gavetta in alcuni localini a Caserta." Dopo questo approccio, dotato di un talento naturale (io che l’ho ascoltato posso dirlo anche se lui si schermisce!)  Alessandro è entrato nell’associazione  Francesco  Durante di Caserta dove ha approcciato la musica medievale e d è maturato il tempo dei concerti. “Le prime, seppur dilettantistiche, esperienze come  l’ indimenticabile viaggio in Lituania, lì abbiamo eseguito  sei  concerti per conto dell’Ambasciata  Italiana.” Poi la prima esperienza da professionista  con l’Orchestra Popolare Casertana che, nel corso degli anni, ha collaborato anche con Eugenio Bennato e Giovanni Mauriello suonando in tutta italia. Il suo volto si illumina ripercorrendo le sue tappe da musicista  “Ricordo, tra i concerti più importanti, il Caulonia Tarantella Festival e il Concerto per i bambini di Ornella al Civico di  Como.”  La musica è davvero vita per Alessandro, mi racconta tante cose. Da ogni suo gesto o parola traspare l’entusiasmo, mi dice tutto con tanti particolari, spiega che dall’orchestra , attraverso le varie fasi , da hobbysta, dilettante e, infine, professionista , si è generata  una “rete” musicale che è stata il punto di partenza. “Per me che ,a 16 anni,  vivevo sì  la musica come una passione , ma pensando alle scelte universitarie, vuoi la Federico II o ,anche, l’ Accademia di Belle Arti,  c’è stato  un cambio di direzione . Con Augusto Ferraiolo e altri componenti dell’Orchestra  formammo il primo gruppo “Ar meithed” che vuol dire il collettivo in gaelico” . Perché un termine irlandese per definire un gruppo?  Si fa serio, quasi solenne  : “Qui c’entra anche un po’ una lettura politica dell’arte, i nostri “padri” musicali hanno vissuto, da protagonisti, la “grande sinistra” e ci tengo a spiegare bene che “l’arte per l’arte” per me non ha senso, il fatto stesso che sia linguaggio ne determina la missione di veicolare messaggi. Un riferimento storico il mio, se vogliamo… un voler inquadrare in determinati valori una forma d’arte.” Ed è  qua che  il suo viaggio nell’Arte assume una direzione ostinata e contraria, si anima e mi spiega che l’arte vive libera, al di là delle categorie e specialmente la musica dialoga con tutti i mondi, è il linguaggio in assoluto, mi cita  Wagner che , al di là di ogni categoria  in cui lo si voglia chiudere, è culturalmente legato a Bakuchin come a Nietzsche, la musica è libertà pura, assoluta come l’armonia che sa rappresentare. “Da un punto di vista culturale, oggi vivo un’Arte  senza  frontiere,  che non abbia il limite di categorie, che non soffra limiti ma che sia capace di veicolare un messaggio forte in una precisa direzione”. Ma l’arte è anche continuo rinnovamento, in tale  panta rei ricerca e coniuga anche linguaggi apparentemente contrastanti. “Mi sono trovato a lavorare anche con artisti che ponevano  l’accento più sulla forma ricercando il “bello oggettivo”, concezione molto diversa dalla mia che però non mi ha impedito di avere validi confronti e produrre un’arte o momenti d’arte che sappiano dire qualcosa”. Di certo  la solida formazione liceale gli ha consentito di poter spaziare e di poter scegliere” Sicuramente- mi dice- ma ho cercato di limitarne gli effetti collaterali. Ricordo quando , avvicinandosi  l’esame di stato ci dissero di abbandonare qualsiasi cosa per studiare. Ecco quello è stato il momento in cui mi sono liberato! Sono uscito da una dimensione non mia e ho iniziato a vivere l’arte come continuo rinnovamento, come dimensione di libertà…appunto in direzione ostinata e contraria!” E poi altre esperienze, quella  esaltante  degli spettacoli “Di Mamma Tammorra” con Luca Rossi, anche lui casertano,e  altrettanto stimolante quella con la “Dionisio Folk Band” con cui ha suonato in diverse parti d’italia. Formazione classica, studio della musica, Filosofia all’università. Studente e lavoratore. Il tempo con Alessandro è passato così piacevolmente che mi dispiace salutarlo. Voglio scrivere  una battuta finale per raccontare, ancora, un modo di essere fuori dagli schemi, eppure  tanto ancorato alla nostra più profonda cultura artistica ed umanistica. Gli chiedo quali siano i suoi riferimenti adesso.  “Il mio modus vivendi è guardare sempre al di fuori…viaggiare anche con la mente e affacciarsi al panorama della vita, guardare e gustare il generale, ma saper poi scendere in ogni particolare, unire e scindere “ogni sapore” per gustarne altri…a chi guardo? Bè… i miei riferimenti? Da James  Joyce a Carmelo Bene, da Charlie Parker a Bach passando per i Led Zeppelin.” Stefania Modestino