Politica

Antonella Acconcia sogna di fare il consigliere regionale al posto di Paolo Romano. I giochi e le intese possibili tra il geometra di Quarto e il Mimì Zinzi

Un'architettura complessa a cui però il coordinatore dei federati crede al punto d'aver sposato in pieno la posizione dura e dissolutoria che il presidente della Provincia ha ris


Un'architettura complessa a cui però il coordinatore dei federati crede al punto d'aver sposato in pieno la posizione dura e dissolutoria che il presidente della Provincia ha rispetto al futuro di Del Gaudio e della sua giunta CASERTA - E' vero che gli ultimi diventeranno i primi,ma, con tutto il rispetto per Antonello Acconcia, non ci sembra che possa essere l'interprete di questa profezia millenarista, anche perché qui a Caserta parliamo di bagattelle e non certo di giudizio universale. Eppure Antonello Acconcia, da qualche giorno, cammina con un sorriso stampato sul volto che alterna a momenti di febbrile attività politica. L'obbiettivo non è una sorta di storia riveduta e corretta di quella che lambisce l'epopea, interpretata da Luigi Malabrocca, la mitica maglia nera del Giro d'Italia. Mentre questi si nascondeva nei tombini per arrivare ultimo e incassare il premio in denaro che faceva gola a tanti suoi colleghi gregari, Acconcia, da ultimo vuole indossar la maglia rosa. E perché questo accada occorre, gioco forza, che tutti i concorrenti si ritirano, in modo che l'ultimo sia contemporaneamente anche il primo, con un'interpretazione molto prosaica delle scritture evangeliche. Fuor di cazzeggio e fuor di metafora, Paolo Romano ha fatto credere ad Antonello Acconcia che se lui e l'Udc di Caserta lo appoggeranno alle elezioni europee, sarà proprio il capogruppo dei federati ad entrare in Consiglio regionale. E questo perché con Paolo Romano a Strasburgo e a Bruxlles e con la rinuncia che il presidente del Consiglio regionale considera scontata dei vari Sagliocco, Ventriglia e Di Costanza, tutti sindaci in carica, con la Petrenga che resta in Parlamento sarebbe proprio il penultimo eletto  della lista, seguito dalla sola Iannaccone ad entrare in Consiglio. A parte il fatto che questa certezza si basi sulla convinzione assoluta che Sagliocco, Ventriglia e Di Costanzo rinunceranno efficientemente ad un giro da consigliere regionale, il ché è tutto da verificare, ma il problema non è solo questo, dato che viene considerato scontato l'accordo e la formazione di un nuovo partito politico formato da Alfano e da Pier Ferdinando Casini. Beninteso, nulla è impossibile. Un partito come questo che avrebbe forse qualche difficoltà a superare il 4 % con il porcellum, come il caso di Gianfranco Fini insegna, con il solo voto di opinione, ha buone probabilità di varcare la soglia che consente l'elezione di parlamentari europei in un sistema elettorale che prevede la possibilità, nella circoscrizione meridionale, di dare 3 preferenze, rinverdendo quelle cordate clientelari che ben assomigliano al sistema elettorale in vigore prima del referendum di Mario Segni, datato 1991, sulla preferenza unica. Quest'ambizione di Acconcia si riverbera informa la sua posizione di falco nella vicenda del comune di Caserta. Zinzi, non senza ragioni, in verità, è convito che l'amministrazione Del Gaudio sia nociva alla città, ma soprattutto è convito, a maggior ragione ora che l'Udc può far alleanza con gli alfaniani, un sindaco del proprio partito, lui stesso o GIanni Mancino possa giocarsi al più presto la partita per la fascia tricolore. Romano, che non ha un solo consigliere comunale dalla sua parte, condivide tranquillamente questo disegno, facendo balenare davanti agli occhi di Zinzi la prospettiva di un suo appoggio in vista delle elezioni comunali di Caserta, dopo che Zinzi e i suoi, naturalmente, lo avranno sostenuto alle elezioni europee. Assomiglia tanto ad un castello in aria,ma i protagonisti di questa vicenda ci credono, al punto che la posizione dei consiglieri comunali dell'Udc è diventata negli ultimi giorni molto più rigida di quando non lo fosse prima. L'assenza all'interpartitico di ieri sera è un segno chiaro sull'abbandono della linea del dialogo e della trattativa. Ed è frutto anche di questi disegni prospettici che mettono insieme gli interessi di Romano e di Zinzi. Ecco perché per Nitto Palma e la nuova Forza Italia sarebbe un grave errore tenere ancora Romano sulla poltrona di presidente del Consiglio regionale. Gianluigi Guarino