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LA DOMENICA DI DON GALEONE Il regno di Dio è già tra noi ma non è ancora compiuto!

Il commento settimanale del sacerdote e teologo salesiano *  L’anno liturgico volge al termine. La fine del nostro tempo ci richiama la fine dei tempi. La fine del mondo è u


Il commento settimanale del sacerdote e teologo salesiano *  L’anno liturgico volge al termine. La fine del nostro tempo ci richiama la fine dei tempi. La fine del mondo è una realtà certa, ma la preoccupazione non deve riguardare il tempo (quando accadrà?) e le modalità (come sarà?). Cristo non ha indicato alcuna scadenza. Attesa fiduciosa: è quanto esprime il brano del Vangelo, pur intriso di immagini apocalittiche. Il Signore che viene non può che riempire di gioia. La fine non è nostalgia di un bene posseduto che declina, ma speranza gioiosa di una promessa che avanza in pienezza. Occorre avere le idee chiare circa l’apocalisse, che, come dice la stessa parola, non è catastrofe cosmica ma “rivelazione”. Il tempo della mietitura o della vendemmia sembra una catastrofe, perché è falciare le spighe, è schiacciare i grappoli, ma è alla fine la festa del raccolto, il pane profumato, il vino saporito. Anche la nascita di un bambino, ricamato per nove mesi nel ventre della madre, è apocalisse: dopo i dolori del parto, è la festa della vita. La fine del mondo non è l’agonia che introduce nella morte, ma il parto che inaugura la nascita; è la rivelazione di quanto abbiamo amato, creato, chiesto nella preghiera, e che un giorno splenderà, malgrado l’apparente attuale trionfo del male: Dio sta costruendo un mondo “diverso” in sinergia con l’uomo. Certo, vi saranno momenti di prova; il cammino verso cieli nuovi e nuove terre non è una comoda passeggiata. Per questo, occorre coraggio e pazienza. *  Noi dobbiamo riappropriarci di questo Vangelo, riflettere sulle certezze entusiasmanti e cosmiche del Vangelo di Cristo. Pacifici nelle nostre case, indifferenti davanti al televisore, vediamo scorrerci sotto gli occhi immagini di sangue e di morte, che si proiettano da ogni parte del nostro villaggio globale, divenuto sempre più stretto e più violento. Sentiamo le scottanti profezie di Cristo eppure nulla cambia nella nostra vita. Le immagini dell’apocalisse non ci scuotono, viviamo nell’illusione che terrore e violenza  facciano parte di un brutto film, un film dell’horror, dal quale ci difendiamo grazie al nostro egoismo apatico. Dopo secoli di guerre e violenze, non crediamo più al ritorno di Cristo, ma neppure all’avvento di nuovi profeti. L’uomo si è stancato di attendere la salvezza dall’uomo, ma si è anche stancato di attendere la salvezza da Cristo. Non c’è sciagura che ci rattristi, né miracolo che ci convinca. Tutto ha fatto fallimento, ognuno per sé  e neppure Dio è per tutti, ma ciascuno adora il suo dio, del quale non osa mai parlare. Noi cristiani abbiamo fatto della nostra fede un fatto privato; tolleranti, ridiamo di fronte a chi pubblicamente deride la nostra fede. La nostra vita si è fatta noiosa, soffriamo ma non sappiamo di che cosa. Non siamo più buoni né per il Cristo né per l’Anticristo. Dante ci metterebbe tutti nel girone degli ignavi, di quegli “sciagurati che mai fur vivi”. *  La fine dei tempi è nel segreto di Dio. Lavorare secondo giustizia è l’unico modo di collaborare con Dio. Il regno di Dio non è rimesso alle immaginazioni  religiose della psicologia collettiva o individuale. Credere non vuol dire saltare il tempo, lanciandoci con la fantasia, ma inserirci con modestia e operosità nel progetto di Dio. E’ necessaria questa saldatura tra la fede nella parola di Dio e la nostra partecipazione alla collettiva fatica umana. Non dobbiamo costruire spazi sacri in cui rifugiarci; non abbiamo una terra santa in cui andare; non abbiamo un sacro recinto in cui abitare. La casa di Dio è la casa degli uomini, la santità di Dio ha il suo tempio nell’uomo vivente. Ogni dualismo tra Dio e uomo, tra cielo e terra è fraudolento e mistificatore. La vera ascetica, che deve sostituire quella conventuale e solitaria, sarà quella di accettare la fatica comune di costruire insieme la civiltà dell’amore. A questo costruzione tutti, credenti e laici, possono partecipare, e voglia il cielo che i cattolici siano tra i più generosi e meno presuntuosi. Per contattare: francescogaleone@libero.it