Politica

Nicola Garofalo, capogruppo dimissionario, potrebbe inficiare la regolarità del voto nel consiglio nazionale del Pdl di sabato prossimo

Se questo fosse stato un partito serio, si porrebbe già un problema di verifica dei poteri. Ma siccome Nitto Palma pensa ai massimi sistemi romani, se ne frega e non interviene s


Se questo fosse stato un partito serio, si porrebbe già un problema di verifica dei poteri. Ma siccome Nitto Palma pensa ai massimi sistemi romani, se ne frega e non interviene sui consiglieri provinciali per obbligarli, entro 24 ore, ad eleggere il nuovo capogruppo     CASERTA - Nicola Garofalo si è dimesso dalla carica di capogruppo del Pdl in consiglio provinciale. Dimissioni formalizzate e accettate. Ma il gruppo del Pdl, una sorta di teatrino stabile della inconcludenza, a diverse settimane di distanza, non ha ancora eletto un altro capogruppo. Il che potrebbe rappresentare un dato del tutto irrilevante se questa elezione dovesse essere considerata come un fattore relativo alla qualità dell'azione politica del Pdl all'interno del consiglio provinciale, da sempre scadente, al limite dell'irrilevanza. Ma si da il caso che sabato, 16 novembre, a Roma, si celebrerà il consiglio nazionale, che sancirà il passaggio dal Pdl a Forza Italia. Stando ai rumors che arrivano da Roma, il gruppo di Alfano potrebbe anche disertare il consiglio, dato che le voci su 400 firme raccolte su una mozione a favore della prosecuzione dell'esperienza nel governo delle cosiddette larghe intese, non appaiono fondate su elementi che, avvicinandosi la data fatidica del 16 novembre, devono diventare effettivi e concreti. Ma qualora Alfano e i suoi decidessero di partecipare, comunque, al consiglio e solo dopo, eventualmente, procedere alla scissione, il clima sarà tutt'altro che disteso, e si porrà il problema, estraneo e sconosciuto alla storia dei partiti di Berlusconi, di una seria verifica dei poteri, preliminare e propedeutica all'inaugurazione formale dei lavori. Domandina semplice semplice al giurista Francesco Nitto Palma: se un capogruppo si è formalmente dimesso in consiglio provinciale e le dimissioni sono state accolte, mi spiegate come può essere eventualmente elettore attivo in un consiglio nazionale, nel quale, per statuto, entrano i capigruppo nei consigli provinciali, vivi, vegeti e nell'esercizio della propria funzione? Un domani, qualcuno, magari per gettare ombre o per delegittimare l'esito di questa assise, potrebbe citare proprio l'esempio di Nicola Garofalo. Per cui, Nitto Palma, che, ripetiamo, è un gran giurista, ma sta alla carica di coordinatore regionale come Mario Cipollini stava al Passo dello Stelvio, dovrebbe seriamente occuparsi in queste ore del problema e chiedere al gruppo consiliare di prodursi in un atto dignitoso e, dunque, di evitare di continuare a ballare, come accadeva sul Titanic mentre la nave affondava, attorno a surreali commissariamenti, aizzando polemiche attraverso cui Carlo Sarro, utilizzando Della Cioppa, fa la guerra a Enzo D'Anna o, addirittura, udite udite, a Teresa Ucciero, ma eleggano un capogruppo, legittimandolo a rappresentare la propria scarna e banale esperienza istituzionale nel consiglio nazionale di sabato. Conoscendo bene, però, il grado di relativismo e di "fresconismo" dei dirigenti locali e regionali del partito morente, ammesso e non concesso che sia stato mai vivente, siamo piuttosto pessimisti sul fatto che questa azione di minima dignità venga realizzata.     Gianluigi Guarino   P.S.: A proposito, Nicola Garofalo e anche Pasquale Giuliano sono legati alla linea del presidente del consiglio regionale Paolo Romano, il quale ha sì ridichiarato, con un inglorioso rinculo, la sua fedeltà a Berlusconi, dopo aver già messo nella sua segreteria l'uomo di Alfano, ma è anche vero che, se lo ha fatto una volta, non è che Paolo Romani si farebbe scrupolo a farlo di nuovo. Insomma, caro Nitto Palma, il voto di Garofalo, oltre ad essere viziato formalmente, potrebbe anche diventare politicamente negativo per la causa del cavaliere.