Cronaca Nera

ESCLUSIVA - I GIUDICI DEL RIESAME: "Cosentino non è più un politico appetibile per la camorra"

Siamo in grado di fornire in esclusiva le motivazioni del giudizio della decima sezione che ha rigettato i ricorsi presentati dai pubblici ministeri della Dda, che chiedevano il r


Siamo in grado di fornire in esclusiva le motivazioni del giudizio della decima sezione che ha rigettato i ricorsi presentati dai pubblici ministeri della Dda, che chiedevano il ritorno in carcere dell'ex Sottosegretario. Da ora in poi le istanze riguarderanno la riunione dei due processi di Massimiliano Ive   CASAL DI PRINCIPE - Dopo alcuni giorni dalla decisione assunta dalla decima sezione distrettuale del Riesame di Napoli, presieduta dal presidente, la dott.ssa Mariella Montefusco, siamo in grado di approfondire la notizia riguardante il non accogliemtno dal parte del Tribunale delle Libertà degli appelli formulati dai Pm della Dda di Napoli avversi alla scarcerazione dell'ex parlamentare del Pdl, Nicola Cosentino, incassata invece dalla triade difensiva, rappresentata dagli avvocanti: Stefano Montone, Agostino de Caro e Nando Letizia In calce all'articolo pubblichiamo le 5 pagine di motivazioni prodotte dai giudici del Riesame sul diniego alla custodia cautelare preventiva a carico sempre di Cosentino. La decisione, ovviamente si oppone alle tesi dei pm della Dda, che considerano, invece, l'ex parlamentare ancora un esponente politico appetibile per la camorra.  Sempre dalle pagine dell'ordinanza in questione si evincono alcuni aspetti importanti riguardanti questa intricata vicenda che fa da contorno ai due processi in corso, quello sull'Eco 4 e quello de Il Principe e la (scheda) ballerina. In effetti nella premessa dei giudici, entrambi gli appelli di Milita e di Ardituro sono stati riuniti in un unico giudizio da esprimere sulle esigenze cautelari a carico dell'ex coordinatore regionale del Pdl, giustificando il fatto che per entrambi i processi Cosentino era stato sottoposto appunto alla misura cautelare in carcere con le medesime accuse. Congiungendo gli appelli, poi sempre il Tribunale del Riesame ha deciso di uniformarsi al pronunciamento della Corte di Cassazione che giudicò "apodittica  l'affermazione che Cosentino potesse essere di ulteriore ausilio all'associazione criminale di riferimento, in virtù del potere acquisito nel corso di questi anni di carriera politica... e che il tribunale del Riesame non ha effettuato una - verifica concreta e attuale sulla reale capacità del Cosentino, anche a seguito della dismissione delle sue cariche , di reiterare i reati che gli sono stati contestati". Pertanto il Tribunale delle Libertà valutato il fatto che i Pm della Dda, come indicato dalla Suprema Corte, non avessero ancora prodotto prove o indicato fatti attuali tesi a dimostrare "l'attualità delle esigenze cautelari",(non ritenendo che le stesse possano desumersi dal potere politico...), ha definito un'ordinanza che rigetta appunto le tesi dei magistrati napoletani, i quali "con successive allegazioni" avevano, sì, presentato delle conversazioni intercettate, ma secondo quanto sostenuto dai giudici del Riesame, le stesse non possono essere qualificate come "fatti" che dimostrano che Cosentino sia ancora oggi in grado di aiutare i clan. Le intercettazioni, inoltre, in base a ciò che è stato sottolineato dal collegio giudicante, risalirebbero ad un periodo antecedente alle dimissioni dell'imputato da coordinatore regionale dei berlusconiani. Da una lettura approfondita dell'ordinanza si comprende, che i giudici non solo si rifanno alle motivazioni espresse dai colleghi della Corte di Cassazione, ma anche a quelle relazionate dai giudici del tribunale di Santa Maria Capua Vetere in riferimento al vicenda Eco 4, in cui analizzano anche la figura politica dell'ex coordinatore regionale giudicandolo come un esponente politico in discesa.... al "tracollo politico", se non in decadenza,  a seguito, proprio delle dismissioni dalle cariche istituzionali ricoperte sino al giorno in cui si presentò presso il carcere di Secondigliano. L'opinione formulata ed elaborata dal collegio giudicante del tribunale delle Libertà a margine dell'ampia relazione sul diniego della carcerazione preventiva a carico dei Cosentino, ribadisce infatti, che la camorra necessita di politici in ascesa per curare i propri interessi: " Ne consegue - sanciscono i giudici della x sezione - che deve ritenersi che la dismissione delle cariche e la massima d'esperienza che induce a ritenere che le associazioni criminali siano solite individuare referenti "dal potere in ascesa", nell'ambito del mutato quadro politico determina il convincimento in ordine alla non attualità delle esigenze cautelari".