Cronaca Nera

ESCLUSIVA Le nuove dichiarazioni del pentito Nicola Martino sul delitto di "o' pazzariello". ORA LA POLITICA DI MADDALONI TREMA

All'inizio di dicembre parte il processo in appello. Tra gli episodi che avrebbero determinato la condanna a morte, da parte dei suoi uomini, di quello che al tempo era il capocla


All'inizio di dicembre parte il processo in appello. Tra gli episodi che avrebbero determinato la condanna a morte, da parte dei suoi uomini, di quello che al tempo era il capoclan, l'aggressione e uno schiaffo che Angelo Amoroso avrebbe inflitto  a Giorgio D'Albenzio, fratello del boss cutoliano MADDALONI - L'omicidio di Angelo Amoroso, meglio conosciuto con il suo soprannome di Mimmuccio "o' pazzariello", avvenuto a Cervino nel maggio del 2006, è un caso ancora aperto. Ciò non vuol dire che chi lo ha ammazzato e chi lo ha fatto ammazzare non abbiano ancora un'identità. Il ruolo decisivo, chiarito dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Antonio Farina, detto "o' biondo" , svolto da Nicola Martino detto "a' pichescia" e da Vincenzo Micillo detto "mazzetta", quest'ultimo difeso dall'avvocato Ferraro, resta un punto fermo, come un punto ferma resta la sentenza di primo grado, che ha condannato Martino come mandante e Micillo come esecutore materiale alla pena dell'ergastolo. Ma in questa vicenda si è inserito da un annetto e mezzo a questa parte, un fatto nuovo di grande rilievo: il pentimento di Nicola Martino, il quale ha confermato che a decidere la morte Angelo Amoroso fu lui, ma ha anche detto che a questa determinazione, arrivò insieme al boss Clemente D'Albenzio, storico cutoliano e punto di contatto con il clan dei Quaqquarone di Marcianise. La notizia non è questa. Ma è rappresentata dal fatto che all'inizio di dicembre inizierà il processo d'appello e in quella sede "a pichescia" dovrà chiarire dinamiche e moventi di quel delitto. Farina, infatti, è stato utile ad individuare mandante ed esecutore materiale, ma di quel delitto non può sapere di più di quanto ne sappia chi lo ha organizzato e che oggi è diventato un collaboratore di giustizia, tutelato come tale dallo Stato italiano. Ovviamente Martino, in questo periodo, è stato già a lungo interrogato dagli inquirenti della Dda, e ha già effettuato delle ricostruzioni che svelano particolari assolutamente inediti di quell'omicidio. Oltre al ruolo che avrebbe avuto Clemente D'Albenzio, che non sarebbe emerso dalle testimonianze di Farina, parole significative sarebbero state espresse anche rispetto al motivo per il quale Mimmuccio "o pazzariello", al tempo capo del gruppo camorristico di Maddaloni, fu ammazzato proprio da quelle persone che gerarchicamente erano a lui sottese. Secondo la ricostruzione di Nicola Martino,  fu l'arroganza e la violenza con cui "o pazzariello" trattava gli affiliati a determinare la decisione di farlo fuori. Tra le tante cose che afferma e che dovrà ribadire in Corte d'appello "a' pichescia" vi è anche la narrazione di un episodio considerato decisivo e che giustificherebbe anche il ruolo che Michele D'Albenzio avrebbe avuto nella pianificazione del delitto. Amoroso, secondo Martino, schiaffeggiò e aggredì pesantemente Giorgio D'Albenzio, fratello di Clemente, reo, secondo Mimmuccio di aver acquisito l'appalto per l'affissione dei manifesti di quello che al tempo era un noto assessore comunale e del quale, per il momento, in attesa di consultare, evidentemente, qualche documentazione ancor più illuminante, non sveliamo il nome. Amoroso intervenne in questa maniera perché, a suo avviso, l'accordo che esisteva con il gruppo casertano dei Rea, capitanato da Vincenzo "o' purtusaro", prevedeva che i manifesti della politica fossero ad appannaggio dei casertani anche sulla piazza di Maddaloni. Va da se che, esistendo anche queste implicazioni, la deposizione di Nicola Martino diventerà molto interessante, dato che potrebbero venir fuori anche altre cose sulla relazione tra la camorra e la politica maddalonese. Gianluigi Guarino