Cronaca Nera

CAMORRA A CASAPESENNA E MONDRAGONE - Processo sulle estorsioni e sui videopoker dei Casalesi: i ras di Zagaria pestarono l'acquirente dell'immobile di Antonio Fontana e Filoso smentisce il pentito Tartarone

Si è svolto ieri mattina l'interrogatorio degli imputati che devono rispondere anche della regimentazione del sistema dei video poker CASAPESENNA - MONDRAGONE - Si è svolta


Si è svolto ieri mattina l'interrogatorio degli imputati che devono rispondere anche della regimentazione del sistema dei video poker CASAPESENNA - MONDRAGONE - Si è svolta ieri mattina, lunedì l'udienza dibattimentale nel doppio processo che riguarda le estorsioni compiute dagli uomini del clan dei Casalesi e del gruppo criminale operante a Mondragone  operanti nell'area dell'agro aversano e del litorale Domizio. In tale frangente sono state discusse due vicende relative alle pressioni criminali effettuate dai ras di Michele Zagaria ai danni di Raffaele Cantile e ad un presunto colloquio in carcere al quale avrebbe partecipato anche Vincenzo Filoso  storico appartenente al clan mafioso operante nella città ai piedi del Petrino. Per il primo caso, innanzi al Tribunale di S. Maria Capua Vetere si è tenuto, sempre ieri mattina, il processo a carico di Michele Zagaria, Nicola Zagaria, Carmine Zagaria e Salvatore Nobis tutti imputati di concorso nella estorsione aggravata dal metodo mafioso commessa in danno di Raffaele Cantile. Quest'ultimo venne minacciato con un coltello e una serie di azioni intimidatorie, a volte anche con calci e pugni, che costrinsero lo stesso Cantile a non intestarsi un immobile di proprietà della moglie di Antonio Fontana, acquistato mediante un contratto preliminare stipulato nel marzo del 2006. Esecutori materiali delle minacce furono Nicola e Carmine Zagaria  che, stando all'ipotesi dell'accusa, avrebbero minacciato anche alcuni stretti congiunti della persona offesa. Salvatore Nobis avrebbe violentemente schiaffeggiato la vittima. Nel secondo caso, invece, è stato ascoltato Vincenzo Filoso - che avrebbe smentito i riferimenti dell' accusa proposti dal collaboratore di giustizia Luigi Tartarone il quale ha sostenuto innanzi agli inquirenti e ai giudici che Filoso era presente ad un colloquio tenutosi in carcere nel 2009. Numerose le contestazioni mosse agli imputati, i quali oltre a rispondere del reato di estorsione sono accusati di aver regimentato il sistema delle  macchinette video poker.