Politica

MADDALONI. Secondo ricorso al Tar: stavolta l'ha presentato De Filippo, che usa, però, solo una parte della vicenda di Lecce. Secondo noi non ha ragione

Giuseppe Razzano ed Andrea De Filippo

Eppure, ci eravamo espressi, nel nostro lungo articolo di domenica 30 luglio, con il cucchiaino


di GIANLUIGI GUARINO

MADDALONI - Come avevamo ipotizzato nel nostro articolo, evidentemente non da tutti letto con attenzione, pubblicato domenica 30 luglio (CLICCA QUI PER LEGGERLO) la tesi esposta da Andrea De Filippo in un secondo ricorso al Tar, questa volta firmato direttamente da lui e presentato dopo le firme che hanno portato allo scioglimento del Consiglio Comunale, si poggia sul computo aritmetico del semplice inserimento nella somma generale dei 12373 voti validi espressi al ballottaggio, che aggiunti ai 21505 del primo turno, fanno 33878. Per cui il 50 per cento più uno scatterebbe a 16940. Siccome la coalizione di Razzano, al primo turno, ha raccolto 11410 voti validi, saremmo ben lontani dal 50 per cento più uno. Dunque per questo motivo, scrive nel suo ricorso Andrea De Filippo, bisognerebbe applicare il premio di maggioranza al ballottaggio, con conseguente attribuzione della sua coalizione di 14 seggi e automaticamente con il ripristino dell'amministrazione in carica, con De Filippo sindaco.

Nell'articolo del 30 luglio noi avevamo già previsto l'esposizione di questa tesi. Per cui ci eravamo andati a vedere bene cosa aveva stabilito l'ufficio elettorale centrale del Tribunale di Lecce. In quel provvedimento, il giudice che l'Ufficio ha presieduto, aveva fatto anche riferimento ai voti raccolti al ballottaggio dal competitor del sindaco vincitore. In poche parole se il discorso della governabilità su cui il Consiglio di Stato ha imperniato il suo ragionamento che lo ha portato a decidere nel senso di determinare il calcolo dei risultati ottenuti dalle coalizioni delle liste al primo turno, contaminandolo anche con i numeri del ballottaggio, non può, noi riteniamo, poi magari ci sbagliamo per carità, nel momento in cui valorizza il risultato ottenuto dal candidato risultato vincitore del secondo turno di ballottaggio, non considerare quello del perdente. 

Il risultato di Giuseppe Razzano, così come il risultato a Lecce di Giliberti va aggiunto a quello riportato dalla coalizione al primo turno perché rappresentano l'esplicazione fedele, la trasposizione della cifra di rappresentanza del candidato sconfitto al ballottaggio e della sua coalizione. Ecco perché il giudice che ha guidato l'ufficio elettorale centrale del tribunale di Lecce ha fatto riferimento nel suo verbale anche ai voti presi al ballottaggio dal candidato sconfitto Giliberti.

Sommando questo numero a quello raccolto, sempre a Lecce, dalla coalizione di centrodestra al primo turno, si arrivava al 48 per cento. Ed è su questa base, solo su questa base, che l'Ufficio di Lecce ha ritenuto che dovesse applicarsi il premio di maggioranza al ballottaggio, riconoscendo la maggioranza consiliare al neo sindaco di centrosinisra Salvemini.

A Maddaloni, aggiungendo i voti di Razzano, cioé i 5920 raccolti al ballottagio, agli 11410 riportati dalla coalizione di centrosinistra al primo turno, si arriva a 17330, pari al 51 e passa per cento. Mentre a Lecce siamo chiaramente sotto alla soglia del 50 per cento, contaminando, con il risultato del ballottaggio, quello del primo turno, a Maddaloni passiamo dal 54 per cento assegnato alla coalizione di Razzano al 51 per cento. Siamo al di sopra della soglia del 50. Per cui, a nostro avviso, non si può applicare il premio di maggioranza ma il Consiglio Comunale si è formato già con i numeri del primo turno, attraverso l'attribuzione alle liste del centrosinistra del 60 per cento dei seggi consiliari.

Poi, magari, ripetiamo, ci sbagliamo, ma ci sembra una roba di buon senso quella che stiamo dicendo, ben interpretando la ratio della posizione assunta dal Consiglio di Stato.