Cronaca Nera

S.MARIA C.V. - Condannati i due giovani colpevoli di aver attentato alla vita dell'avvocato Mario Natale con una bomba sotto la sua abitazione

Il gup Enea ha inflitto una pena di cinque anni e due mesi a Gianluca Pascarella, 30 anni, sammaritano, e di quattro anni e sei mesi al complice Andrès Trofimov, ucraino di 1


Il gup Enea ha inflitto una pena di cinque anni e due mesi a Gianluca Pascarella, 30 anni, sammaritano, e di quattro anni e sei mesi al complice Andrès Trofimov, ucraino di 18 anni      SANTA MARIA CAPUA VETERE - Bomba regalo sotto l’abitazione dell’avvocato Marco Natale della città del Foro: il gup Enea infligge una pena di cinque anni e due mesi a Gianluca Pascarella, 30 anni, sammaritano, e una pena di quattro anni e sei mesi al complice Andrès Trofimov, ucraino di 18 anni. Ieri mattina il giudizio abbreviato presso il palazzo di giustizia in Piazza della Resistenza a carico dei due giovani fermati dai carabinieri dopo qualche giorno dall’attentato verificatosi lo scorso 7 marzo. L’ordigno venne posizionato nelle primissime ore della mattinata proprio sotto palazzo Natale alle spalle del tribunale. La deflagrazione fu così violenta che non solo smantellò il portone d’ingresso ma mandò in frantumi i vetri e le vetrine dei negozi e delle abitazioni circostanti. L’onda d’urto arrivò arrecò danni ad abitazioni ubicate anche sul Corso Garibaldi e in via Gallozzi. Il pm Caputo della Procura della Repubblica in udienza aveva chiesto una condanna a nove anni di reclusione per entrambi. Per la difesa hanno discusso gli avvocati Nicola Garofalo, Angelo Raucci e Mauro Iodice. La pena comminata non è stata elevata così come aveva chiesto l’accusa in quanto non è stata fatta fare alcuna perizia sui resti dell’ordigno ritrovato per cui il giudice ha accolto alla fine le tesi difensive che hanno discusso facendo presente al giudice che si sarebbe trattato solo di una bomba carta non dinamite. Le accuse dunque erano di danneggiamento e detenzione di materiale pirotecnico e non più di incendio materiale esplosivo. I due giovani vennero presi perché incastrati da alcune intercettazioni telefoniche. Da due giorni Pascarella era sotto il mirino degli inquirenti per una inchiesta che arrivava dalla Dda. Durante la notte l’ucraino chiama Pascarella dicendo che il “serpente era lento e che non sapeva come sarebbe andata a finire”. Dall’altro capo del telefono Pascarella gli diceva che doveva sbrigarsi. Il processo è stato celebrato per competenza a Santa Maria Capua Vetere in quanto in sede di riesame per la scarcerazione i giudici per la libertà fecero cadere l’aggravante dell’articolo sette della legge anticamorra. Per la bomba dunque non c’era la prova che fosse stato un regalo da parte della camorra. I due imputati inoltre quando vennero arrestati furono lasciati nella stessa cella e anche lì intercettati. Distintamente gli investigatori sentirono Pascarella rimproverare il l’amico il quale lo aveva accusato. Pascarella inoltre gli faceva presente che avendo accettato quell’incarico accettava implicitamente anche i rischi e che per questo avrebbe dovuto tenere la bocca cucita perché in mano agli inquirenti c’era ben poca cosa e che avrebbero potuto essere scagionati se Trofimov non avesse reso dichiarazioni autoaccusatorie. Sta di fatto che i due giovani sono ritenuti fiancheggiatori del gruppo di Pasquale Fava, arrestato nell’ultima retata della Dda contro il clan Amato, ora collaboratore di giustizia. Marco Natale appartenente ad una nota famiglia di imprenditori sammaritani è il figlio di Enzo, fratello di Mario Natale coinvolto nell’operazione Normandia 2 insieme ad altri esponenti del clan dei Casalesi.