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IL RETROSCENA ESCLUSIVO - La "PP", Caputo, Marino. Le mosse di tre capitan Fracassa che potrebbero addirittura portare Roseto a ritirare la candidatura

Anatomia di un disastro che impedirà a Caputo di realizzare la sua ambizione di candidarsi alle europee. Enzo cappello è stato tenuto a bagnomaria per settimane mentre Caputo e


Anatomia di un disastro che impedirà a Caputo di realizzare la sua ambizione di candidarsi alle europee. Enzo cappello è stato tenuto a bagnomaria per settimane mentre Caputo e Marino registravano il malcontento dei loro sostenitori sul nome del sindaco di Piedimonte Matese CASERTA - Pina Picierno, che ritiene, dopo le elezioni primarie del 29 dicembre dell'anno scorso, di essere ancora spendibile quale figura innovatrice del PD nazionale e locale, ha seriamente temuto di scivolare fuori dal suo rinomato e ben conosciuto repertorio di parole d'ordine, di auspici accorati, di lessico stucchevole che collega il rinnovamento e l'innovazione a pochi e sterili cliché. Il gruppo di arte, anzi, di arti varie, formato da lei, da Nicola Caputo, da Carlo Marino e da Enzo Cappello, che avrebbe dovuto ammazzare il congresso provinciale dall'alto di uno strapotere annunciato ed enunciato attraverso un tesseramento molto controllato, al limite del militarizzato, si è sciolto come la brina di primavera nel momento in cui si è dovuto associare i rapporti di forza, la dotazione di tessere a una espressione nominalistica che la riassumesse in un unico comune denominatore. In poche parole quando Caputo e Marino incontravano le loro truppe e si accorgevano che queste vedevano come il fumo negli occhi la candidatura di Enzo Cappello alla segreteria provinciale, e davanti a questo ostacolo, rinnegavano la stessa ipso facto, garantendo che ne avrebbero tirata fuori un'altra, più fresca, più commestibile, all'ultimo momento. Speravano i due di trovare un punto di equilibrio. Una speranza chea un certo momento ha assunto le sembianze della vera a propria disperazione, di un vicolo cieco da cui risultava difficile venire fuori. avrebbero detto i francesi i due si trovavano in un cul de sac, dato che  Caputo, Marino e la stessa Picierno, la quale doveva salvaguardare il già citato repertorio di palpiti giovanilistici in cui non poteva essere cantata una canzone di nome Enzo Cappello, hanno dovuto dire al sindaco di Piedimonte che avrebbero candidato un'altra persona e cioè Peppe Roseto di Orta di Atella. Tanto più che come elemento accessorio della vicenda, la Picierno non avrebbe mai potuto appoggiare un candidato come Cappello che aveva come prima sostenitrice la sannicolese Lucia esposito, che la deputata cara a Franceschini considera poco più o poco meno di una traditrice, che non ha saputo mostrare riconoscenza dopo che la "PP" l'aveva appoggiata pienamente alle scorse elezioni regionali. L'operazione "scaricacappello" era diventata ancor più urgente più urgente nel momento in cui la Picierno aveva ritenuto, da alta stratega della politica qual è, che il campo avversario avrebbe puntato sul suo ex fidanzato Nicola Ucciero, uno anagraficamente certo non vecchio, ma reduce da un lungo passo di esperienze politiche che, certo, non l'avrebbero configurato come il nuovo che avanza. E invece, Graziano e Abbate lavoravano sottotraccia per convincere il sindaco di Parete, Vitale, a scendere in campo e di Vitale tutto si sarebbe potuto dire, fuorché si trattasse di un uomo di establishment. Il giochino degli acrobati è durato anche al di là delle formalizzazioni delle candidature di Cappello e di Roseto.  Al "povero" sindaco di Piedimonete, infatti, era stato detto che l'operazione fatta ad Orta sarebbe stata solo di tipo tattico e che, successivamente, i voti del consigliere comunale che si oppone ad Angelo Brancaccio, sarebbero stati convogliati su di lui. Ora, Enzo Cappello non possiede il cervello dello zio defunto Dante però, a un certo punto, poi, ci è arrivato a capire che lo avevano messo in mezzo. E allora ecco il colpo di coda. Cappello si smarca da Caputo e Marino, quest'ultimo in confusione totale al punto da telefonare a Vitale e da offrirgli l'appoggio suo e di un gruppo di renziani non precisamente identificato, a patto che Vitale avesse rinnegato Abbate e Graziano. E stamattina, mercoledì, Cappello dirama un comunicato stampa che sancisce ciò che Casertace aveva già anticipato, in larga esclusiva, 24 ore prima, e cioè il suo appoggio al sindaco di Parete. Per carità di patria, e tutto sommato perchè Enzo Cappello ci è umanamente simpatico, evitiamo di commentare la parte della nota stampa in cui questi afferma che lui si è posto alla guida del partito per incoraggiare e stimolare il rinnovamento, dato che quall'assemblea tanto folcloristica quanto illegale, svoltasi a giugno, non ha nulla a che vedere con un'idea, un metodo e delle prassi improntate al rinnovamento e alla volontà di favorire l'avvento delle nuove generazioni alla guida del partito. Questa è la storia così come si è effettivamente consumata. Una storia che lascia a terra macerie e trasforma le speranze in illusioni. A partire da quella  che Nicola Caputo nutriva di rilegittimarsi politicamente, rappresentando il partito democratico di Caserta nella lista della circoscrizione meridionale alle prossime elezioni europee. Macerie e stranimento. Come quello del buon Giuseppe Roseto che, vedendo tutto 'sto casino, vorrebbe ritirarsi dalla contesa. Probabilmente, la Picierno e Caputo lo convinceranno a rimanere in campo, ma con questa motivazione l'ortese non andrà molto lontano. Giunluigi Guarino