Cronaca Nera

Il marito di Katia Tondi in lacrime davanti alle telecamere Rai: "Negli occhi di mio figlio rivedo i suoi". E spunta fuori un biglietto strappato dal presunto assassino

di Maria Concetta Varletta    SAN TAMMARO - Era fortemente attesa l’intervista esclusiva andata in onda pochi minuti fa a la “Vita in diretta” a Emilio Lavoretano, mar


di Maria Concetta Varletta    SAN TAMMARO - Era fortemente attesa l’intervista esclusiva andata in onda pochi minuti fa a la “Vita in diretta” a Emilio Lavoretano, marito di Katia Tondi, la donna trovata senza vita nel suo appartamento di parco Saurus lo scorso 20 luglio. Nella foto a destra il padre di Katia Tondi, Carlo “Katia era una ragazza semplice, dedita alla famiglia, eravamo felici – ha detto tra le lacrime Lavoretano, iscritto nel registro degli indagati dalla Procura della Repubblica di Santa Maria Capua Vetere – stavamo insieme da 15 anni. La mia vita non è cambiata il giorno in cui mi hanno inserito tra gli indagati per l’omicidio di mia moglie, ma nel momento in cui ho capito che non c’era più niente da fare quando l’ho vista riversa al suolo”. “Ho la coscienza pulita – dichiara mostrandosi palesemente scosso alle telecamere de “La vita in diretta” nella sua prima uscita pubblica – voglio solo che l’assassino di mia moglie sia trovato, voglio guardarlo in faccia. I procuratori non devono fossilizzarsi su di me, devono seguire altre piste. La mia unica consolazione, adesso – termina Lavoretano – è veder crescere mio figlio: nei suoi occhi c’è Katia”. Intervistato, in collegamento dalla sua casa di San Tammaro, anche il padre di Katia, Carlo Tondi: “Non penso che l’assassino di mia figlia sia Emilio, anche se, dopo il tragico evento,  ho notato da parte sua un palese cambio di atteggiamento: è distaccato, distante, non ci porta più nemmeno il bambino. Sono mesi che non ci sentiamo”. Questa possibilità importante offerta a Lavoretano è legata anche alla sua decisione di avvalersi, oltre all'autorevole difesa dell'avvocato Raffaele Gaetano Crisileo, punta di diamante del collegio difensivo, anche del consulente della difesa del criminologo Carmelo Lavorino. E si sa quale sia il filo diretto tra un gruppetto di criminologi italiani e le più accorsate trasmissioni televisive che si occupano, in maniera approfondita e spesso, purtroppo, anche morbosa, di gravi episodi di cronaca nera. Katia Tondi e il marito Emilio Lavoretano nel giorno del loro matrimonio Lavorino ha presentato al pubblico di Rai 1 alcuni di quelli che ritiene essere elementi chiave per dimostrare l’innocenza del marito indagato, primo tra tutti lo scontrino fiscale emesso alle 19:25 di quel 20 luglio, che testimonierebbe, secondo la tesi della difesa, che Lavoretano fosse effettivamente in giro per negozi quando sua moglie è stata uccisa, presumibilmente tra le 19 e le 20. “Tuttavia – ha spiegato il criminologo – i numerosi errori compiuti dagli inquirenti sulla scena del crimine concorrono a svalorizzare quella che sarebbe stata una inconfutabile prova di innocenza: non sono state prese le temperature ambientale e corporea al momento del ritrovamento del cadavere, dunque non è possibile stabilire con certezza l’ora esatta della morte. Alla luce di ciò, lo scontrino ha poco valore”. “Oltretutto – ha proseguito Lavorino  - la sera stessa dell’omicidio la scena del crimine è già stata liberata, dunque è possibile che sia stata inquinata. Ad ogni modo, proseguiamo con la difesa  di Emilio Lavoretano. Per  dimostrare la sua innocenza abbiamo già elaborato il profilo del potenziale assassino di Katia, che riteniamo essere (dato il ritrovamento di un biglietto d’auguri delle nozze, celebrate pochi mesi prima, strappato accanto al corpo) un soggetto che odiava il matrimonio”.