Cronaca Bianca

STUDENTI CASERTANI in corteo per difendere il loro diritto di studiare

Ieri, venerdì, la manifestazione contro gli ennesimi, paventati tagli. "La scuola non può essere il luogo dove sfogare i problemi dell'economia nazionale"   CASERTA - Un


Ieri, venerdì, la manifestazione contro gli ennesimi, paventati tagli. "La scuola non può essere il luogo dove sfogare i problemi dell'economia nazionale"  

CASERTA - Una protesta pacifica quella che si è svolta ieri in occasione dello sciopero nazionale degli studenti, una marcia per chiedere a gran voce che il diritto allo studio diventi una priorità per questo paese. Lo  slogan “non c’è più tempo, prendiamoci ciò che è nostro” altro non è che un grido di allarme e di indignazione verso chi continua a considerare la scuola come il comparto della Pubblica Amministrazione dove poter operare tagli lineari e indiscriminati. Oggi la protesta sembra arrivare come una risposta alle considerazioni del Ministro Giovannini sulle condizioni culturali degli italiani a suo dire non disoccupati ma  inoccupabili  poiché “non sanno scrivere e far di conto”. Ecco quindi i ragazzi mobilitati per pretendere, seppur in modo pacifico, che finalmente in Italia si ponga la scuola come una priorità assoluta e come primo passo verso uno sviluppo che sia realmente sostenibile. Certo la scuola è in ogni modo garantita, ma in quel “in ogni modo” si apre un mondo, un universo di diverse condizioni strutturali e logistiche che, ancora una volta, segna il gap tra nord e sud. Infatti, senza voler pretendere “effetti speciali”, basterebbe pianificare una serie di misure volte a migliorare o a creare le condizioni necessarie perché la scuola venga risanata e, di conseguenza, vengano potenziati i curricula. Basterebbe evitare spreco di risorse in enti e distretti inutili e iniziare a pensare a quella scuola incentrata sul “cliente” ovvero ripensare a tutto ripartendo dagli alunni e dalle loro istanze educative che devono essere coniugate da un percorso che sappia essere funzionale all’inserimento nella società lavorativa.

Forse andrebbero riviste le tante commissioni che teorizzano astrattamente e bisognerebbe calarsi nella realtà, allora si comprenderebbe bene cosa significa studiare su banchi rotti, stare seduti su sedioline dalle misure improbabili, stare in aule anguste e poco illuminate, con i vetri sporchi da decenni  e senza un riparo dal sole che arriva fastidiosamente sui fogli o ancora in istituti con una scarsa manutenzione e senza certificazioni di abitabilità. Allora ci si renderebbe conto che da troppo tempo si sono trascurate cose essenziali al diritto allo studi e non si è pensato a rispettare i nostri ragazzi , non si è pensato che l’ambiente di studio incide sull’apprendimento e che bisogna partire da queste piccole (solo in apparenza!) cose per procedere col resto: laboratori, fondi per la ricerca e il potenziamento. Noi siamo un paese civile, il diritto allo studio esiste ed è sancito dalla nostra Costituzione, diamo ai ragazzi un esempio di legalità concreta, facciamo che sia inverato nella sua essenza questo diritto che si coniuga con quello all’educazione e alla salute e poi esigiamo che loro sappiano corrispondere facendo il loro dovere.

Stefania Modestino