Cronaca Bianca

L'INCHIESTA SECONDA PUNTATA - Villaggio dei Ragazzi, in un video don Salvatore metteva i paletti ai Legionari di Cristo. Ma quando arrivò, don Cavallè scelse subito di dormire nella stanza di Andreotti

ORA, PER INTIMIDIRE CASERTACE CI MANCAVA SOLO LA COSTITUZIONE - Tralasciando il velletario riferimento ai principi costituzionali che l'avvocato Marra formula, in contestazione d


ORA, PER INTIMIDIRE CASERTACE CI MANCAVA SOLO LA COSTITUZIONE - Tralasciando il velletario riferimento ai principi costituzionali che l'avvocato Marra formula, in contestazione del nostro lavoro, prima di procedere a una bizzarra istanza di mediazione in sede civile, tralasciano, per carità di patria, lo rassicuriamo ulteriormente sulla serietà documentale su cui si fonda la nostra inchiesta, vieppiù obbligata proprio dalla cifra storica, dal prestigio purtroppo in declino del Villaggio dei Ragazzi di Maddaloni. La porta di Casertace è sempre aperta per Don Cavallè e per l'avvocato Marra. In questo cenacolo di autentico liberalismo e libertarismo, tutti possono trovare spazio di pubblicazione, anche, anzi, soprattutto, coloro che attaccano con durezza i nostri articoli e le nostre tesi, che esprimiamo senza alcuna edulcorazione e senza alcuna ipocrisia farisaica. Il confronto è una cosa, l'intimidazione e la minaccia alla libertà di stampa e alla libertà di pensiero, questa sì solennemente sancita dalla Carta Costituzionale, all'art. 21, determinerà , al contrario, in noi, un ulteriore iniezione di motivazioni a indagare, a capire e a trovare altre storie e altri documenti a suffragio e prova di quello che noi vogliamo evidenziare, e cioè il racconto della gestione di una fondazione, finanziata non con i soldi di don Cavallè, ma con i quattrini dei campani e dei casertani che pagano le tasse, dato che l'architrave, il respiro vitale della struttura sono rappresentati proprio dai finanziamenti che la regione Campania e l'amministrazione provinciale di Caserta erogano da decenni. Chiarito che don Cavallè e l'avvocato Marra qui cascano decisamente male, se ritengono di intimidirci attraverso azioni giudiziarie, con le quali conviviamo da anni, passiamo alla seconda puntata della storia, fermo restando che la prima la potrete rileggere cliccando sul link che pubblichiamo in calce a questo articolo. IL LETTO DI ANDREOTTIPartiamo da un dettaglio, da una nota di colore che è tale, però, solo apparentemente: don Miguel Cavallè dorme da anni nel letto di Giulio Andreotti, nella stanza che don Salvatore D'Angelo aveva attrezzato per Giulio Andreotti, quando il Divo si fermava, in qualche occasione, dal suo amico sacerdote, a Maddaloni.  Un dettaglio solo apparente, perché tutti gli atti, le decisioni che don Cavallè ha assunto quale presidente della fondazione, rivelano un'attitudine, molto discutibile a considerare sé stesso dentro a un'esistenza in cui non devono mancare né gli agi e nemmeno qualche lusso. Ma, soprattutto, non deve mancare un'espressione plastica, ben esteriorizzata dell'esercizio del potere. E quale migliore sublimazione di questa terrena e secolare vanità se non quella di prendere possesso del luogo che, più di ogni altro, nel perimetro del villaggio, rappresentava il prestigio, ma anche la forza, la potenza raggiunta da questa istituzione: la camera di Giulio Andreotti. Da don Salvatore D'Angelo ai legionari, una storia poco NOTAIn pochi, in pochissimi, conoscono il vero corso degli avvenimenti che hanno portato i Legionari di Cristo alla guida e al controllo del Villaggio dei Ragazzi. Non si può negare che don Salvatore D'Angelo fu l'autore della scelta. Ma il sacerdote a cui è legata la memoria e l'afflato di riconoscenza di un intero popolo, non considerò i Legionali una "prima scelta". Prima di cominciare a discutere con il noto Marcial Maciel, l'uomo che come abbiamo raccontato nel corso dell'intera prima puntata della nostra inchiesta, Papa Ratzinger mise definitivamente all'indice, considerandolo in sostanza, un'indegno, a causa del carico impressionante di accuse di ogni genere gravanti su di lui, a partire da quella di pedofilia, aveva provato a esplorare altre strade: i Salesiani, i carmelitani e Comunione Liberazione. Esistono testimonianze convergenti di diverse persone che negli ultimi anni dello scorso millennio affiancarono don Salvatore, già con qualche acciacco, nella gestione del Villaggio e che non hanno avuto difficoltà a confermare queste circostanze. IL "TRADIMENTO" DELL'ALLIEVO PREDILETTO - Ma l'intenzione più solida, più determinata, più forte, fu quella legata a una convinzione incrollabile che il sacerdote maddalonese aveva maturato. Don Salvatore riteneva che ci fosse un altro sacerdote, un suo allievo, che lui aveva formato, che aveva fatto studiare all'estero proprio per prepararlo alla sua successione, che avrebbe dovuto assumere il timone della fondazione, in totale e pedissequa continuità con l'opera di don Salvatore. Questo sacerdote si chiamava Don Pietro Farina. Don Salvatore si sentì tradito quando don Pietro decise di prendere un'altra strada: quella della carriera episcopale. Raccontano alcuni  testimoni del tempo, tra quelli che gli stavano accanto in quei giorni, che quando Pietro Farina fu nominato Vescovo della diocesi si Alife, don Salvatore non avrebbe voluto neppure partecipare alla cerimonia di ordinazione, che si svolse al Palamaggiò, e a quella di insediamento nell'antica cittadina nel Sannio matesino. Nei giorni precedenti aveva, addirittura, rilasciato dichiarazioni ai giornali dell'epoca in cui oltre ad esprimere una rituale contentezza per la nomina a vescovo del suo allievo, affermava orgogliosamente, proprio a dimostrazione del suo evidente disappunto, che la carica, la funzione e l'impegno di guida del Villaggio dei Ragazzi erano sicuramente più importanti di quelle che impegnano un Vescovo di una piccola diocesi. IL RIPIEGO DEI LEGIONARI E LA VIDEOINTERVISTA A TELELUNA- Fu alla fine di questo percorso, denso di delusioni e di disillusioni, che don Salvatore accettò la possibilità che gli era stata prospettata, di affidare il futuro del Villaggio ai Legionari di Cristo.  Ma a dimostrazione del fatto che questa non rappresentasse in animo suo una soluzione di assoluta garanzia, registrò un'intervista dell'allora Teleluna, in cui, non a caso richiamava con forza la necessità di modificare l'allora  art. 18 dello Statuto della fondazione, precisando che nel caso in cui i Legionali di Cristo si fossero trovati in difficoltà nel perseguire gli scopi istituzionali, non avrebbero mai potuto affrontare questa difficoltà vendendo il patrimonio del Villaggio dei Ragazzi. Al contrario, avrebbero dovuto fare le valigie e andare via affidando il tutto al sindaco protempore di Maddaloni e al Vescovo protempore di Caserta. LA MORTE DI DON SALVATORE E LA LETTERA DI MARCIAL MACELLa morte colse don Salvatore prima di quando lui si aspettasse. Non riuscì, come si dice in questi casi, a "mettere a posto" le carte, di posizionare e consolidare tutte le tessere del mosaico complesso che si sarebbe dovuto completare con il passaggio e la gestione ai Legionali di Cristo, dentro, però, a un reticolato normativo in grado di garantire, con regole stringenti e serie, il patrimonio e l'identità della fondazione e del Villaggio dei Ragazzi. A dimostrazione di questa che è una verità storica, siamo in grado di citare, ma anche di pubblicare integralmente, qualora dovesse essere necessario, una lettera che quel "brutto ceffo" di padre Maciel scrisse il 7 aprile del 2000, a poco meno di due mesi dalla morte di don Salvatore che avvenne alla fine di maggio. In questa lettera, se da un lato Maciel accettava l'offerta formulatagli di gestire il Villaggio dei Ragazzi, dall'altro segnalava chiaramente che l'operazione avrebbe dovuto realizzare ancora tutte quante le sue procedure formali e giuridiche. "Per definire tutti gli aspetti amministrativi e legali concreti - scriveva testualmente Maciel a don Salvatore - della cessione della fondazione, invierò prossimamente alcuni membri della congregazione affinché sostengano i colloqui necessari, con lei o con le autorità del Villaggio, coi loro rappresentanti." Alla prossima puntata   Gianluigi Guarino CLICCA QUI PER LEGGERE LA PRIMA PUNTATA DELLA NOSTRA INCHIESTA