DETTAGLIO ARTICOLO

CASERTA: LA STORIA E LE STORIE - Correva l’anno 1926: le mani sul cimitero del sindaco Tommaso Picazio

Manero racconta alcuni episodi riguardanti  il primo cittadino casertano che decise di dimettersi il giorno prima dell'efficacia del provvedimento firmato dal Prefetto, provvedim


Manero racconta alcuni episodi riguardanti  il primo cittadino casertano che decise di dimettersi il giorno prima dell'efficacia del provvedimento firmato dal Prefetto, provvedimento che siglava la fine dell'amministrazione Picazio

CASERTA - Gli affari con i morti non finiscono mai, il caso del cimitero di Caserta  con gli  stessi loculi venduti a più famiglie non è nuovo nella storia della città.

Nel lontano 1926 a finire sotto accusa fu il sindaco, commendatore del regno Tommaso Picazio che fece parlare di se, o meglio sparlare. Tanto che il caso dell’ampliamento del cimitero e problemi loculi fu oggetto di indagine da parte dell’ispettore prefettizio Vittorio Martello scelto dal rappresentante del governo dopo i duri attacchi ricevuti  da i suoi camerati fascisti, duri e puri, che facevano capo al ras napoletano Aurelio Padovani.

“Come la S.V. Ill.ma non ignora,  - scriveva al prefetto Martelli - quasi tutte le denunce a carico del sindaco Comm. Picazio e degli altri componenti la giunta municipale, sono stati fatte con lettere anonime, indirizzate in parte alla S.V. Ill.ma e in parte pervenute direttamente a me. Altre denunzie sono state fatte verbalmente a me, sotto forma di informazioni confidenziali e riservate. Tralasciando di occuparmi di tutte le cose denunciate che non hanno nulla a che fare con l’azienda municipale e con le funzioni di sindaco e di assessore municipale, ho creduto mio dovere di verificare, con i mezzi di cui ho potuto disporre, quale fondamento avessero gli addebiti medesimi. Il risultato delle indagini è stato il seguente.”

Da qui un lunga serie di capi di imputazione che vanno dalle assunzion,  all’elargizione di pensioni ed emolumenti a parenti di assessori non dovuti.

Al capo 14 del rapporto a proposito del cimitero è scritto:   “Il Sindaco Comm. Picazio ha preso del terreno al Cimitero per fare delle nicchie, senza pagarlo.

Per gli accertamenti, mi sono recato al cimitero per esaminare il registro delle concessioni di suolo, che trovasi nell’Ufficio del Direttore del Cimitero medesimo. Come rilevasi dall’estratto di detto registro, il Comm. Picazio ha occupato uno spazio di metri quadrati 2,50 di terreno per una permuta, come è specificato nella dichiarazione fatta dal Direttore suddetto. Parecchi anni or sono, l’area del Cimitero fu ingrandita e conseguentemente anche la parte di terreno aggiunta fu circoscritta da mura di cinta per formare un unico quadrilatero. Il vecchio muro di cinta che rimaneva nel mezzo a dividere l’area vecchia dalla nuova, doveva essere abbattuto, per il raccordo dei viali, per ragione di ubicazione e di estetica. Nel muro da demolirsi (in gran parte già demolito) si trovavano e si trovano ancora delle nicchie di proprietà privata, ove sono conseguenza  l’abbattimento dei ruderi del vecchio muro, è tenuto a conoscere gratuitamente alla famiglia proprietaria delle nicchie che debbono essere demolite e vuotate, altre nicchie. Nella circostanza della morte di suo padre, il Comm. Picazio, che aveva una sepoltura appartenente alla sua famiglia, in un avanzo di detto muro, chiese in anticipazione della demolizione di esso, un’area di terreno nel quale ha fatto costruire una tomba e dove ha posto la salma del padre e i residui delle spoglie mortali di due suoi fratelli, morti nell’infanzia orsono moltissimi anni e che erano racchiuse nella vecchia nicchia, demolita, vuotata e abbandonata. Se il Comm. Picazio avesse invece chiesto una nuova nicchia costruita o da costruirsi dal Comune, questo avrebbe dovuto spendere indubbiamente una somma di molto maggiore del prezzo dell’area occupata.”

Se il rapporto su  questo tema non trova riscontro con le accuse al Sindaco la conclusione finale è addirittura  tragica.  Il sindaco aveva portato l’amministrazione alla bancarotta  perché appena salito al potere, nello scorcio dell’anno 1920, si propose lo svolgimento di un vasto programma che, considerato a sé, doveva lusingare chiunque avesse a cuore il miglioramento edilizio della città e l’incremento dei più importanti pubblici servizi. Per affrontare la sua attuazione, il Comune avrebbe dovuto seguire due vie dirette a fornire i mezzi necessari per fronteggiare le spese nuove che avrebbero inevitabilmente gravato il bilancio comunale e cioè: l’aumento delle entrate da conseguirsi con l’imposizione di nuove tasse e con l’incrudimento di quelle già attuate; la diminuzione delle spese, da ottenersi con la soppressione di quelle non strettamente necessarie e la riduzione in più stretti limiti di quelle che avrebbero offerto la possibilità di sicure economie.

La conclusione fu:  “Dopo quanto ho esposto, esorbiterebbe dall’incarico che mi è stato affidato, suggerire provvedimenti da adottare al riguardo i quali, ritengo, non potranno essere disgiunti da considerazioni di ordine politico, alle quali io debbo rimanere completamente estraneo. Ma per quanto riguarda la salvezza del comune, economicamente e finanziariamente considerata, io vedo prospettarsi inesorabile un dilemma: o l’amministrazione attuale riconoscendo i suoi errori, vorrà dare spettacolo di ravvedimento e disporsi senz’altro a battere un’altra via, quella sopra tracciata o, se ciò non è sperabile né possibile, sarà bene che lascio, volente o nolente, ad altri il governo della cosa pubblica. Ma per cambiare i programmi, l’esperienza insegna, occorre cambiare gli uomini e io penso che per mettere il Comune nella via della salvezza occorra provocare lo scioglimento dell’attuale Amministrazione Comunale.”

A seguito del rapporto il prefetto decise la rimozione del sindaco e della sua amministrazione.. Tommaso Picazio  per non subire l’onta del decadimento forzato si dimise il giorno prima dell’efficacia del provvedimento.

manero