Politica

GRAZZANISE I difficili rapporti tra Nuovi Orizzonti e i partiti. Quello che è noto da anni, cioè la vicinanza di Conte al centro destra, ora risulterebbe un problema

Potrebbero apparire considerazioni pretestuose, ma se il cartello elettorale sorto nel 2010 affonda si lasci il civicismo a chi fa politica sul territorio al di là dei partiti e


Potrebbero apparire considerazioni pretestuose, ma se il cartello elettorale sorto nel 2010 affonda si lasci il civicismo a chi fa politica sul territorio al di là dei partiti e si vada alla formazione di liste di area. Oppure, se Conte ha voglia di stravolgere la carte in tavola sia lui ad affondare la barca per creare un progetto nuovo GRAZZANISE – Far coincidere nei piccoli centri la politica amministrativa con quella partitica è difficile. Gli interessi della comunità, spesso, in effetti, chiedono la collaborazione di anime dai colori diversi. A dire il vero, però, a Grazzanise, il partitismo, negli ultimi 25 anni non ha mai condizionato, almeno ufficialmente, le elezioni comunali. Sono proliferate, infatti, senza grossi intoppi, civiche caratterizzate da candidati di estrazione diversa: è successo nel ‘94, si è ripetuto più volte con La Svolta e si è rimanifestato con  Nuovi Orizzonti nel 2010. Il discorso cambia, logicamente, se qualcuno nutre ambizioni extracomunali. In uno scenario del genere, quel qualcuno, o trova gregari che, pur militando in altre compagini, siano disposti a tutelare la sua causa oppure è costretto, se proprio non vuol mollare la vita amministrativa, a formare una coalizione di area, capeggiata da un altro elemento partiticamente cugino, che se la giochi alle comunali e che provi, successivamente, a far confluire quei voti  su altri contesti elettorali. Sinceramente, tuttavia, ora, a Grazzanise, strategie di questo tipo sono difficilmente attuabili. Bisognerebbe percepire e verificare la coincidenza delle elezioni (quando si voterà per le comunali, quando per le regionali e come andrà a finire con le provinciali)  e, soprattutto, capire se chi detiene quelle  aspirazioni che mirano oltre i mazzoni,  abbia nel suo partito il dovuto  sostegno. Assodata, dunque, la variabilità di questi disegni  e i connotati dei rapporti grazzanisani tra civicismo e partitocrazia negli ultimi 25 anni (lo abbiamo fatto toccata e fuga) riteniamo, al momento, che usare argomentazioni di inconciliabilità  all’interno di un cartello elettorale  (incompatibilità, ripetiamo, causata dalla coesistenza di candidati di colori diversi) sia leggermente pretestuoso. Ma è pure vero che la politica è diplomazia: bisogna armonizzare tante anime e darsi qualche pizzico sulla pancia. Caliamoci nella fattispecie neorizzontina. Federico Conte, venerdì scorso, ha partecipato alla riunione, all’hotel Europa, di Paolo Romano. A quella convention erano presenti pure il coordinatore locale del Pdl, Parente, l’ex sindaco Enrico Parente e l’ex consigliere di minoranza Marcello Vaio. Conte, in Nuovi Orizzonti, non è un semplice candidato consigliere, Conte è  l’affasciatore dei diversi elementi che la compongono. Dell’incombenza di questo ruolo è cosciente e ne è cosciente a tal punto da aver sempre cercato di tirarsi fuori, almeno esplicitamente, da logiche partitiche. Conte è, al momento lo è ancora, il candidato sindaco di una coalizione dove orbitano, oltre al contiguo, partiticamente, Vaio e al disinteressato in materia di sezioni Raffaele Pezzera, anche Paolo Parente, presidente della commissione di garanzia provinciale del Pd, e Giuseppe Raimondo, figura di spicco del Psi. Federico Conte, è risaputo, ha idee e posizioni adiacenti al centrodestra da anni.  In sostanza la pensa come il ventriano di ferro Marcello Vaio. Ostentare la sua fede partitica, però, potrebbe significare prestare il fianco ad una sua esautorazione dal ruolo di leader di Nuovi Orizzonti, esautorazione mossa da parte di chi, ufficialmente, e formalmente, non potrebbe accettare un ruolo di compresenza in una lista guidata da un giovane targato centro destra. In realtà, finora, questo aspetto non è stato mai evidenziato e vagliato con tanta  gravezza. Ossia, che Conte militava nel Pdl era arcinoto.  Adesso, invece, a quanto pare, la vita partitica dell’ingegnere potrebbe dar fastidio. E’ semplicemente per questa atemporalità degli eventi, semplicemente per questo “prima non ce ne fregava, ma adesso si” che discorsi del genere ci sembrano ora pretestuosi. Qualcuno potrebbe sostenere che Conte, negli anni scorsi, non ha mai partecipato a riunioni partitiche. Beh, non proprio. Conte, notizia conosciuta dagli addetti ai lavori, ha continuato ad avere i suoi legami politici. Quindi… Altro problema, forse più decisivo. La nuova Forza Italia a Grazzanise, già l’abbiamo scritto, piace a tanti. Piace a Vito Gravante, piace a Renato Parente, vista la sua presenza venerdì all’hotel Europa, piacerà pure all’ex sindaco Enrico Parente e giustamente, considerata la storia, piace a Marcello Vaio. Un partito, in sostanza, che ora dovrebbe inglobare ex maggioranza ed ex minoranza. Una coesistenza da gestire con le pinze. Sono circostanze, però, già conosciute. Se si tirano in mezzo ora, considerandole inaccettabili, è perché  sotto sotto, probabilmente, c’è voglia di affossare la barca. Ad ogni modo se Conte non vuol prestare il fianco alla questione e ha fiducia nella legittimazione della sua candidatura fino alla data delle prossime elezioni allora, con buona pace, si smarchi dal partito e non si faccia vedere più a convention. Così staranno tutti più calmi. In caso contrario, da come tira l’aria, si lasci il civicismo a chi fa politica sul territorio al di là dei partiti e si vada alla formazione di liste di area. Oppure, se Conte ha voglia di stravolgere la carte in tavola sia lui a lasciare la barca per creare un progetto nuovo. Giuseppe Tallino