Cronaca Bianca

CASERTA - Curia, potere, bacchette e controbacchette. Vi raccontiamo il piano fallito di don Pasquariello per rimanere al timone della diocesi dopo la morte di Farina

Negli ultimi 20 giorni di vita del presule si sono verificati tre o quattro episodi che a un buon esperto, per origini familiari, di queste cosine, quale è il sottoscritto, dicon


Negli ultimi 20 giorni di vita del presule si sono verificati tre o quattro episodi che a un buon esperto, per origini familiari, di queste cosine, quale è il sottoscritto, dicono molto e che messe insieme declinano una trama ben precisa CASERTA - Sarebbe eccessivo scomodare le antiche vicende del potere temporale dei vescovi, anche perché, soprattutto da queste parti non ci sono né degli Ottone né dei Carlomagno, tutt'altro. E tutto sommato quella che accenniamo, dato che per il momento non vogliamo ancora spenderci nel racconto approfondito di particolari e di retroscena oggi criptati, è una normale storia in cui l'elemento temporale esiste ma si esprime attraverso un registro banale e provinciale, in considerazione anche dello scarso rilievo dei personaggi che lo caratterizza. Chi scrive è cresciuto ed è vissuto in un ambito di sacerdoti illuminati, storici, studiosi e pensatori, prima ancora che ministri del culto. Dunque, le vicende delle curie le ha potute osservare da una posizione privilegiata, in quanto vicina e in quanto connotata da un angolo visuale mai acritico. Questo mi permette di leggere tranquillamente in controluce quello che è capitato nei mesi della malattia del vescovo Pietro Farina. Come detto niente approfondimento del racconto, per ora, ma solo qualche riferimento alla parte finale dello stesso. Quando Farina è stato ricoverato in ospedale, a causa dell'aggravarsi della sua condizione di salute, Casertace ha scritto immediatamente definendo le condizione cliniche del presule molto critiche. Quella che era un'evidenza è stata riscontrata da una reazione tipicamente curiale. Nell'epoca in cui i Papi tornano ad abbracciare la gente, anche a rischio della loro incolumità e a far giri in Renault 4, a Caserta si inventano un comunicato che appartiene per concezione, per linguaggio usato, al secolo scorso, nel quale si dice che il vescovo è vigile e le sue condizioni sono tutto sommato soddisfacenti. Una forma di gestione della comunicazione, tipica della autocrazie religiose o secolari che evoca i passaggi di potere nei paesi del socialismo reale quando gli annunci ufficiali delle morti nei dittatori avvenivano sempre uno, due o diversi giorni dopo la loro dipartita. Questa precisazione, questo comunicato, avevano un senso. Lo stesso senso che aveva l'irrituale specificazione del ruolo di reggente diocesano che il vescovo Farina, già molto malato, aveva attribuito al vicario don Giovanni Pasquariello. Andiamo alla fine di questa storia che ci fa capire anche le sue tappe intermedie: la lettera scritta dal Vaticano e che nomina il vescovo di Aversa Spinillo amministratore apostolico della diocesi di Aversa, è arrivata, addirittura nelle stesse ore in cui si stavano celebrando i funerali di Farina. Ergo, per farla breve, c'è stato un tentativo, evidentemente compiuto in un contesto fortemente frammentato all'interno della curia di Caserta, di non far percepire a Roma quelle che erano le vere condizione di salute di Farina, in modo da non consentire una soluzione immediata che ponesse rimedio alle profonde divisioni che esistono nel clero diocesano di Caserta. Ma a Roma, al di là del Tevere, di queste cose se ne intendono in forza di una tradizione millenaria e soprattutto leggono con molta attenzione le notizie su internet. Hanno capito che Farina era agli ultimi gionri ed hanno approntato la soluzione di Spinillo frustrando le ambizione del vicarico Pasquariello. Concludendo, avviso ai naviganti e ai sacrestani di vocazione o di elezione che, attorno alle sacrestie, sbarcano il lunario. Se leggo un solo commento sconveniente e offensivo su questo articolo ne usciranno altri quindici. Gianluigi Guarino