Cronaca Bianca

L'INTERVENTO Cobianchi: "Basta menzogne ai casertani. A Lo Uttaro non è in atto alcuna bonifica"

Nei giorni caldi delle polemiche sull'avvelenamento, spesso avallato e garantito da organi dello stato, il consigliere comunale di opposizione fa il punto sulla situazione effet


Nei giorni caldi delle polemiche sull'avvelenamento, spesso avallato e garantito da organi dello stato, il consigliere comunale di opposizione fa il punto sulla situazione effettiva della superficie e del sottosuolo di un'area completamente fuori controllo

COMUNICATO STAMPA - La memoria torna indietro nel tempo, a quella fatidica data - l’ 11 Novembre 2006 - in cui fu scritta la definitiva condanna a morte della nostra amata Terra.

Di lì a qualche giorno avrei vissuto due ricorrenze, quella del mio compleanno e della sofferta decisione, compiuta dodici mesi prima, di entrare attivamente in Politica, raccogliendo l’eredità di mio padre, che, ogni giorno, rappresenta il termine, primo ed irrangiungibile, rispetto al quale mi confronto.

Quando si parla della terra dei veleni e dei fuochi, il pensiero corre verso le ecomafie che rappresentano la disgrazia più grande della nostra Provincia, cui non è stato risparmiato nulla, neanche la più gretta ed analfabeta delle camorre d’Italia, la quale, drogata dal denaro, accecata dalla bramosia del potere, è incapace di comprendere che i tumori, le malformazioni genetiche non guardano in faccia a nessuno, tantomeno - vivaddio - ai figli dei “boss”, che un giorno saranno i primi a maledire i loro genitori.

Non c’è mafia, non potrebbe esserci criminalità organizzata senza il sostegno di una politica corrotta e collusa, o, quantomeno, incapace. E questo è un dato.

Ma il dramma che si consumò quel giorno fu di portata ben diversa: non la camorra, non la mala politica ma lo stesso Stato, ai massimi livelli, decise di ribadire definitivamente - come forse mai prima - che, in barba ai più sacri principi della meravigliosa Carta Fondante del ’48, c’è Italia e Italia, ci sono Italiani ed Italiani, stabilendo, in particolare, che i Casertani dovevano - e devono - continuare a pagare a caro prezzo il costo di un’Unità esogena, mai cercata, imposta con la violenza, in ossequio ad un losco progetto nato nei conciliaboli delle massonerie d’Oltremanica e finanziato con i capitali francesi.

L’11 Novembre 2006 fu stipulato un vergognoso Protocollo d’Intesa, sottoscritto dall’allora Capo della Protezione Civile - uomo potentissimo, poi, abbiamo compreso perché, grazie al prezioso lavoro dei Magistrati - oltre che del vertice in carica della Provincia e della Città di Caserta, con il benestare (anzi di più!) del Governo Regionale.

Fu allora che, di fronte all’indifferenza, ovvero al più bieco ed omertoso collaborazionismo delle Istituzioni Locali, rispetto al grido di sdegno che sollevai, assieme alle principali Associazioni Ambientaliste, decisi che dovevo mettermi al servizio della mia Città, candidandomi.

All’epoca non avevo nessun ruolo che mi consentisse di impormi. Tentai di richiamare alle loro coscienze tanti che tutt’ora sono impegnati in politica attiva. Fu inutile: quella strage sembrava essere un fatale evento proprio di una tragedia greca, un appuntamento ineludibile con il destino.

Fu così che una quantità impressionante, senza precedenti, di metri cubi di rifiuti, provenienti soprattutto da Napoli e della Sua Provincia, vennero sversati a “Lo Uttaro”, trasformando definitivamente Caserta nell’immondezzaio della Campania, nel più grande cimitero d’Italia.

Sentii il dovere di scendere personalmente nell’alveo che, in tutta fretta, venne realizzato, violando un numero indefinito di Leggi Statali e Regionali. I miei occhi videro e più e più volte mi sono dichiarato disponibile a testimoniare, lì dove chi ha responsabilità dovrebbe essere individuato e, soprattutto, perseguito. Perché il male più grande, il vero cancro che sta ammazzando il nostro Paese, minando alla radice le Istituzioni Repubblicane è un diffuso senso di impunità, la quasi-certezza di poterla fare franca, grazie anche al contributo di Patrocinanti senza scrupoli, che vendono la propria etica professionale sempre sull’altare del dio denaro, mettendo al servizio del male la propria intelligenza. E quanto ci sarebbe da dire e da scrivere anche su questo e sul fatto che le Università Italiane e gli Ordini Professionali abbiano definitivamente rinunciato al loro precipuo compito di formare, di far sviluppare, innanzitutto coscienze civili.

Tale fu lo sprezzo per i Casertani e la loro capacità di intendere e volere che non fu neanche abbozzato, in quell’alveo, un qualsivoglia sistema di raccolta, pompaggio e trattamento del percolato, tanto, eravamo - e, a quanto pare, siamo - condannati.

Cambiano le Amministrazioni, i colori politici dominanti, ma “immutatis” mutandis la musica resta la stessa, tant’è che, ai dì nostri, badando esclusivamente alla mera correttezza formale, amministrativa degli atti, e non alla vita di intere generazioni di Cittadini, si rilasciano permessi ad altri portatori di morte, affinché inizino nuove, scellerate attività!

E così, distorcendo il consiglio evangelico “nesciat sinistra quid faciat dextera tua” (Mc 6,3), mentre si pretende di dar inizio alle attività di bonifica, contestualmente si danno formali (quanto illegittime) autorizzazioni per continuare ad inquinare.

Un fatto, in realtà, tutt’altro che nuovo, atteso che il richiamato, scellerato Protocollo per primo, conteneva in se stesso un assurdo intollerabile: la certezza di un inquinamento capillare e diffuso, a fronte della chimera di finanziamenti “possibili, futuri” per disinquinare.

Bonifiche, ma di che parliamo?!

Senza trincerarsi, oltremodo, dietro la necessità di non creare un allarme sociale gravissimo, vogliamo cominciare a dire ai Cittadini la verità, che, cioè, allo stato attuale delle conoscenze, non sono noti rimedi efficaci e risolutivi, che la Scienza e la Tecnica non sono in grado di risolvere problemi comunque complessi?!

Vogliamo dire con onestà e chiarezza che il Ministero dell’Ambiente, come risulta dalla nota dal verbale della Conferenza dei Servizi svoltasi, in sede ministeriale, il 04/03/2011, definì i dati sugli inquinanti, prodotti dall’ARPAC, (acquisiti dal Ministero stesso con prot. n°21436/QdV/DI del 31/10/2006) “non rappresentativi”, eufemismo per dire inattendibili?!

Vogliamo dire che nessuno sa più cosa ci sia nel sottosuolo di “Lo Uttaro”, non solo - e non tanto - per la mole di sversamenti abusivi ed incontrollati che si è protratta sin dal 1979 - come documentato nell’agghiacciante Verbale del Tavolo Tecnico convocato, in data 21/10/2010, dall’allora Assessore Provinciale all’Ecologia, Ambiente e Gestione Rifiuti, l’ottimo e chiarissimo prof. ing. Umberto ARENA - bensì a causa delle reazioni chimico-fisiche, in ambiente aerobio ed anerobio, con i prodotti che da esse sono derivati?!

Basta con le menzogne!

A Caserta non è in corso alcuna attività di bonifica, e i Cittadini, soprattutto quelli che hanno vissuto, in famiglia, tragedie e lutti derivanti dagli effetti ambiente-indotti sulla salute, hanno il diritto di saperlo!

La Regione Campania, al di là di annunci trionfalistici, ha stanziato, nel 2010, nell’ambito dell’Obiettivo 1.2 del P.O.R. solo quindici milioni di euro per la bonifica del territorio della conurbazione casertana.

Quindici milioni, lì dove, nella più rosea delle previsioni, ne occorrerebbero almeno duecento! I più pessimisti (o, forse, realisti!) arrivano a parlare addirittura di seicento, ottocento milioni di euro!

In realtà, la Regione avrebbe a disposizione altri cento milioni, ma… sono bloccati!

Perché?! Perché i nostri amati rappresentanti - soprattutto quelli casertani, che in campagna elettorale promettono la chiusura di cave e cementifici per poi estenderne le attività, una volta eletti, sino al 2017 - presi dal sonno post-prandiale che segue alle abbuffate per le quali sono passati alla cronaca, non hanno trovato il tempo (e/o la voglia) di licenziare il Piano delle Bonifiche, che, predisposto dalla Giunta Regionale, dovrebbe essere approvato dal Consiglio, per passare, poi, all’esame definitivo della Commissione Europea.

E, per favore, dalla Regione la smettano di dire che non ci sono fondi, atteso che solo lo scorso anno sono tornati nelle casse dell’UE, dalla Campania, per l’endemica incapacità di spesa oramai consolidata ,ben due miliardi di euro!

Leggendo questa mia nota qualcuno si chiederà: ma, allora, a “Lo Uttaro”, cosa si sta facendo?!

Purtroppo nessuna attività di bonifica, bensì una mera caratterizzazione dei suoli (sì, siamo ancora a questo) con la messa in sicurezza di appena venti ettari, pari a neanche un decimo dell’Area Vasta più nota d’Italia.

Il tutto per una spesa complessiva di dieci milioni di euro, stanziati dal Ministero dell’Ambiente e gestiti da SOGESID (chissà perché gli Atenei Campani, all’avanguardia mondiale nelle ricerche sul campo dei bio-indicatori e bio-accumulatori di inquinamento, sulla phytoremediation e, più in generale, su soluzioni innovative per le bonifiche vengano sempre tenuti alla larga da qualsivoglia progetto), dei quali ben sei milioni sono stati preventivati per la sola caratterizzazione e messa in sicurezza, con rimozione dello zoccolo superficiale di terreno.

Questa è la triste verità che viene fuori dal rigore dei numeri.

Ahinoi, il milioneduecentocinquantamila tonnellate di rifiuti dell’Ecologica Meridionale sono destinati, almeno per ora, a rimanere al loro posto, assieme all’altro mezzomilione di tonnellate di “Lo Uttaro”, oltre a tutto quanto giace nelle discariche ACSA.

Mi si consenta di chiudere con una nota di piccolo orgoglio familistico - in un’Italia in cui, purtroppo, continuano a sopravvivere, sia pur sempre più depotenziate, sacche di resistenza dell’epopea menzognera risorgimentalista - citando un ben noto passo della “Storia delle Due Sicilie, dal 1847 al 1861”, del mio prozio Giacinto de’SIVO - uno dei più illustri perseguitati politici dei “Piemontizzatori” – contenente affermazioni che, all’epoca, vennero fatte passare come provocatorie, ma che, oggidì, rivelano tutto il loro valore profetico. “La nostra Patria era il sorriso del Signore. La Provvidenza la faceva abbondante e prospera, lieta e tranquilla, gaia e bella, aveva leggi sapienti, morigerati costumi e pienezza di vita, aveva esercito, flotta, strade, industrie, opifici, templi e regge meravigliose…. L’invidia, l’ateismo e l’ambizione congiurarono insieme per abbatterla e spogliarla”

Ed a quanto pare, ci sono riusciti: il “sorriso del Signore” si è trasformato nella terra dei veleni e dei fuochi.

Non mi resta, allora, che rivolgere un accorato appello al Capo dello Stato, il Quale, nell’incarnare l’Unità Nazionale, anche in virtù dei principi di solidarietà e di sussidiarietà di cui è permeata la Carta Fondante, non può dimenticarsi della Terra che gli ha dato i natali, con l’autorevolezza e l’assoluta libertà che dovrebbero caratterizzare l’azione del primo Presidente della Repubblica al secondo mandato consecutivo.