Cronaca Nera

L'EDITORIALE - Quello di Carmine Schiavone non è più uno show. Esiste un guaio ancor peggiore di fusti trovati ieri a CASAL DI PRINCIPE: la rivolta della gente contro uno Stato non più credibile

Speriamo che nei prossimi giorni e nelle prossime settimane possa risultare chiaro che nel ritrovamento dei fusti sospetti non abbiano inciso o abbiano inciso in una maniera accet


Speriamo che nei prossimi giorni e nelle prossime settimane possa risultare chiaro che nel ritrovamento dei fusti sospetti non abbiano inciso o abbiano inciso in una maniera accettabile le parole del pentito Carmine Schiavone. Perchè se non fosse così, sarebbero guai molto seri per la tenuta del tessuto civile di Gianluigi Guarino Vogliamo, anzi, dobbiamo credere che le rivelazioni del pentito e la conseguente azione, realizzata dalla Dda siano frutto di un percorso investigativo autonomo, impermeato e impermeabile rispetto agli avvenimenti delle ultime settimane, rispetto, soprattutto a quello che è emerso dalle interviste date a Marilena Natale della Gazzetta di Caserta e a Francesca Nardi di Tv Luna dal pentito più chiacchierone e verboso d'Italia, Carmine Schiavone. Dobbiamo e vogliamo crederlo, perchè se non fosse così, questo costituirebbe un colpo inferto al partito degli scettici di cui non ci vergogniamo di far parte, che ha considerato, con un ghigno un po' sarcastico e un po' sufficiente, le parole di Schiavone come un lungo e folcloristico  show,  buono per qualche Blob o in qualche puntata dei programmi della Gialappa's. Siamo convinti che l'azione determinata, incisiva, efficace, concretizzatasi ieri, martedì,  a Casal di Principe, grazie alle rivelazioni di un pentito misterioso, sarebbe avvenuta lo stesso anche se le televisioni, i giornali tradizionali, il web e il protocollo di Camera e Senato non fossero stati invasi dallo slang casalese dell'ineffabile "Zio Carmine". Ma qualcosa il giornalista, portato ad indagare e a porsi degli interrogativi per costituzione biologica, deve pur dirla. E deve dirla anche se, preventivamente si assume la responsabilità di asseverare, almeno per il momento, quello che è capitato ieri, martedì, a Casal di Principe, come una singolare e, ripeto, per il momento, non incredibile coincidenza. Dobbiamo dire e dobbiamo ritenere che non è un pensiero disdicevole, ma seriamente realistico, quello di associare l'azione penale alle sollecitazioni provenienti dalla cronaca, dagli avvenimenti che conquistano le prime pagine dei mezzi di comunicazione. Non è disdicevole, perchè quell'autentica chimera scritta nell'articolo 112 della nostra Carta, sull'obbligatorietà dell'azione penale, rappresenta un principio tanto edificante, quanto velleitario, partorito dai costituenti, i quali subito dopo la guerra non avevano valutato con cognizione prospettica, il disastro dell'organizzazione giudiziaria italiana, letteralmente paralizzata da un numero di procedimenti, di indagini, che con l'attuale organico e con quelle poche risorse a disposizione, la magistratura non riesce a fronteggiare. Diventa, allora, quasi logico che la cronaca, quello che emerge da essa e dai nuovi strumenti della comunicazione, diventi un elemento discriminante che fa pendere l'attenzione della magistratura verso un'urgenza piuttosto che verso l'altra. La cronaca, dunque, diventa la bussola per un'azione penale che non può e non potrà essere mai obbligatoria se non si azzera questa situazione con un'amnistia, come predica da anni Marco Pannella, ma che deve adattarsi alle contingenze. Questa è la tesi di cui Casertace è convinta, perchè vogliamo ancora pensare, nonostante la coincidenza singolare e non ancora incredibile di ieri, che non siano fondate  le teorie complottistiche, le descrizioni di uno Stato e di una Nazione formali, determinati da uno Stato e da una Nazione materiali, in cui si muovono in maniera determinante e tutt'altro che folcloristica, spioni deviati, strutture parallele, Grandi Vecchi, logge massoniche e pure qualche fantasma, o se non la vogliamo mettere proprio alla maniera di una gigantesca Spy Story, quantomeno agiscono dei fattori che nelle Istituzioni perseguono obiettivi distorti rispetto a quelli della pura legalità e purtroppo, aggiungiamo della causa suprema della Salute dei cittadini. In un paese storicamente sensibile alla narrazione su Grandi Vecchi veri o presunti, su relazioni pericolose tra criminalità organizzata e istituzioni, attraverso la mediazione di strutture intermedie tipo servizi deviati e al servizio diretto delle necessità non sempre trasparenti del grande alleato americano, così come sono state in parte raccontate dai cultori della teoria dello Stato parallelo, le parole di Carmine Schiavone seppure esplicitate con un marchio naif diventerebbero elementi fondati, perchè, quello di ieri rappresenterebbe un suo successo personale, il successo di uno che ha messo lo Stato parallelo in condizione di dover sputare fuori i suoi segreti più abominevoli. Noi non vogliamo credere che questo sia successo, ma è chiaro che, 24 ore fa a Casal di Principe sono stati scoperti fusti di materiale sospetto, come non accadeva da almeno 25 anni. Questo, purtroppo è un dato di fatto. La cosa più allarmante, ancor più allarmante di quei fusti, è che quando questi sono venuti fuori, le associazioni più attive in questi giorni nella mobilitazione civile hanno immediatamente affermato di non avere alcuna fiducia nell'Arpac e negli altri strumenti di controllo e di verifica scientifici gemmati e dipendenti dal settore pubblico. Il fatto più grave e più allarmante di ieri, è che queste associazioni abbiano chiesto di ricevere dei campioni di quel liquido solidificato, tracimato dai fusti ritrovati nelle campagne di Casal di Principe, dato che non si fidano più dello Stato, dato che cominciano ad essere incattiviti da un sospetto che nella loro mente si consolida ancor di più di quanto si è consolidato negli anni il liquido misterioso di quei fusti e cioè che i tumori hanno decimato le loro famiglie, non siano legati alla brutta ventura, al disegno divino o come ha dichiarato, ingenuamente il ministro della Salute, Lorenzin, agli stili di vita, ma ad una macabra e misteriosa attività della criminalità organizzata coperta da quello Stato e da quella Nazione "materiali", che hanno anteposto le loro ragioni, non sempre presentabili come ragion di Stato, men che meno in questa circostanza, alle ragioni della Salute e della qualità della vita della gente comune. Queste associazioni, questi cittadini che spontaneamente (speriamo) si riuniscono a migliaia nelle strade delle nostre città, a questo punto e purtroppo in maniera non completamente infondata, considerano le parole di Zio Carmine molto più autentiche di quelle che lo Stato italiano e le sue diverse articolazioni hanno pronunciato negli ultimi 25 anni sulla questione dei rifiuti tossici gestiti dal clan dei Casalesi e arrivati non si sa da dove.