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CASERTA - LA STORIA E LE STORIE: Voltagabbana, in odore di camorra, intrallazzatore: il ritratto poco edificante di Antonio Casertano, unico presidente della Camera di questa provincia

Implacabile il ritratto che fa di lui, che guidò Montecitorio dal 1925 al 1929, il console Stefano De Simone, concittadino capuano di Casertano. Fu prima liberale, poi radicale e


Implacabile il ritratto che fa di lui, che guidò Montecitorio dal 1925 al 1929, il console Stefano De Simone, concittadino capuano di Casertano. Fu prima liberale, poi radicale e poi fascista. 

A guardare la sua biografia e quanto ebbe a scrivere di lui il socialista Filippo Turati, Antonio Casertano l’unico parlamentare  di Terra di lavoro che sia  diventato presidente della Camera dei Deputati,  lo si può considerare il Domenico Scilipoti contemporaneo o meglio Clemente Mastella dei giorni nostri.

Grande fiuto politico, ottima cultura giuridica,  pronto a cambiare casacca così come cambiava il vento della politica,  era Fascista a Roma antifascista e populista nella sua terra di origine.  Casertano non godeva le stime dei fascisti locali  intransigenti, quelli  facevano capo al ras napoletano Aurelio Padovani. Tanto che non gli vollero dare la tessera del partito e fu iscritto a Roma per disposizione delle direzione centrale del partito.

Nella capitale proprio al partito fascista si dimenticava per anni di pagare le quote e veniva sollecitato dal segretario di turno.

“La sua longa manus – ebbe a raccontare il console Stefano De Simone, capuano anche lui e federale della provincia di Benevento, in una intervista fatta alla veneranda età di novant’anni, - era un certo avvocato Pastore  che curava i rapporti del Casertano con la camorra dei Mazzoni

Affermazione, comunque da verificare  visto che accuse di questo genere non furono poste dalla magistratura dell’epoca.

Casertano nasce nel dicembre 1863. Compie gli studi classici nella città natale, e a Maddaloni nel convitto Giordano Bruno, si iscrive alla facoltà di giurisprudenza dell'università di Napoli, dove si laurea nel 1884.

Si specializza in diritto amministrativo, ed acquisisce grande competenza sulle questioni elettorali. Viene  eletto più volte sindaco di Capua e consigliere provinciale, interessandosi alla triste realtà socio-politica del territorio ed indirizzando la sua attività in senso liberal-democratico.

Interventista annacquato, si tiene lontano dai  nazionalistici negli anni precedenti la grande  guerra.

I suoi due figli  Massimo e Renato, partecipano alla prima guerra mondiale: Massimo, tenente dei bersaglieri, cadde sul Monte Santo, Renato venne ferito.

Sarà proprio  con il figlio Renato, che diventerà avvocato, a combinare “marachelle” ed a compiere veri atti di frode ai clienti proprio durante il regime fascista a cui aderisce non appena vede l’astro sorgente di Benito Mussolini.

Per non inimicarsi il capo, non muove una foglia e si mantiene fuori dalla lotta intrapresa dai fascisti locali per evitare la soppressione della Provincia di Terra di Lavoro.

Nelle elezioni del 1919 si candida nelle liste della Democrazia sociale per il collegio di Terra di lavoro ed eletto deputato, si iscrive al gruppo radicale. Alla Camera, nel 1920, è relatore della riforma elettorale amministrativa. E’ rieletto deputato nel 1921. E’ la legislatura dove matura la sua leadership presentando  un progetto di legge diretto a trasformare il Senato vitalizio di nomina regia in un'assemblea parlamentare elettiva composta da 300 membri, 250 dei quali eletti a base regionale e 50 di nomina parlamentare. Il progetto decade.

Dopo la marcia su Roma, ha frequenti contatti con il Governo e, assicura a Mussolini il proprio appoggio al progetto di legge Acerbo, che approda in Aula il 9 giugno 1923.

Casertano chiede alla Camera di respingere la proposta del deputato socialista Giacomo Matteotti che il 30 maggio 1924, denunciò brogli e violenze, e propone di invalidare le elezioni,

Nel gennaio 1925 viene eletto Presidente della Camera dei deputati in sostituzione di Alfredo Rocco, chiamato a far parte del Governo. Cessa dalla carica il 21 gennaio 1929, quando viene nominato senatore.

Dai pochi fogli contenuti nella sua cartella personale al Senato, risulta una persona completamente diversa dedita all’intrallazzo ed affari poco leciti.

Giuseppe Vallese ufficiale del reale esercito,  nella impossibilità di intervenire subito perché degente presso la clinica medica  di Napoli si vide togliere dallo Stato la sua pensione di guerra.  Consigliato di rivolgersi allo studio legale di Antonio & Renato Casertano  gli fu assicurato la piena vittoria nella disputa davanti alla Corte dei conti. Gli fecero sborsare prima 1500 lire e successivamente altre mille date come mazzetta “dono” e consegnate personalmente al senatore Casertano ebbene: “tutte le millanterie ed aderenze vantate presso il proprio genitore e presso altre autorità si risolsero in una vera truffa non avendo io ottenuto nulla. Mi sono rivolto al consiglio degli avvocati ed ho appreso che già altri provvedimenti furono presi per Renato Casertano con la sospensione di due anni dalla professione.”

Ci sono ben altri casi simili da registrare tra padre e figlio. Tra questi la nota che il prefetto di Torino invia il 24 aprile del 1939 al presidente del senato avv. Giacomo Suardo  in cui scrive che “il senatore Casertano oramai giunto al limite delle sue facoltà per ragione di vecchiaia è  preso in mezzo a fior di canaglie, di cui si fa cenno nella lettera allegata.”

In sintesi questi i fatti: Arnaldo Bascolo gestore del teatro di Treviso si sposta a Torino con lo scopo di riaprire i suoi vecchi teatri in disuso e trasformarli in sale cinematografiche, per questo entra in contato con la società Elettra film che ha quale presidente il senatore Antonio Casertano.

La Elettra film preleva i teatri ed assicura al Bascolo un posto direttivo con un compenso mensile di 2500 lire. In cambio il Bascolo avrebbe ricevuto  due cambiali dall’importo complessivo di lire ottomila accettate dal Sen. Antonio Casertano

Sta di fatto che il senatore Casertano non onorò il debito, mentre il posto promesso gli rendeva solo 700 lire al mese.

“Senza un soldo e con un moglie malata a Treviso ho supplicato al Sen. Antonio Casertano di onorare il debito, ma non si è degnato neanche di una risposta.”

La risposa del Presidente del senato fu questa:  “Cara Eccellenza, ho ricevuto la vostra lettera relativa alla vertenza privata tra il sig. Bascolo ed il senatore Casertano. Pure sentendo il dispiacere delle condizioni critiche in cui è venuto a trovarsi il camerata senatore, dato il carattere della questione, non vedo la possibilità di esercitare nessuna azione né diretta, né indiretta.” Firmato Suardo

Il senatore Antonio Casertano morirà pochi mesi dopo, il 13  dicembre del 1939

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