Cronaca Bianca

IL REPORTAGE DI CASERTACE LUNGO LA VIA DEL SESSO, MONDRAGONE - Dai mostri del cemento alla "carne" in vetrina esposta sulla Domiziana

Partendo da Castel Volturno e giungendo sull'Agnena ecco il quadro desolante della porta di ingresso della città ai piedi del Petrino   di Massimiliano Ive MONDRAGONE -


Partendo da Castel Volturno e giungendo sull'Agnena ecco il quadro desolante della porta di ingresso della città ai piedi del Petrino   di Massimiliano Ive MONDRAGONE - Qualche settimana fa alcuni villeggianti di Pineta Riviera, Villaggio Europa e della periferia sud di Mondragone avevano chiesto alla nostra redazione di effettuare un viaggio lungo la Domiziana per verificare, non solo lo stato dei luoghi, ma per elaborare un reportage sulla proliferazione del fenomeno della prostituzione. Ebbene, stamattina, sabato, abbiamo deciso di percorrere questa arteria partendo da Castel Volturno e dirigendoci verso Mondragone... Ci siamo imbattuti in uno scenario che è simile ad un "affresco" della desolazione e della disperazione, quella umana, che fa da contorno al degrado: quello dei  mostruosi monumenti del cemento e quello delle avvilenti traverse di ingresso alle suddette località turistiche, ricolme di rifiuti bruciati. Un piccolo inferno... Dove siamo stati? Abbiamo percorso la via del "sesso", quello per così dire offerto a pagamento. Per essere più precisi abbiamo percorso l'ingresso sud di Mondragone se così possiamo definire quell'area che va da Pescopagano all'Agnena. In poche parole abbiamo attraversato la zona in cui si dà il benvenuto ai villeggianti, ai pendolari, ai turisti, agli automobilisti che vengono da Napoli e dall'agro aversano. Ai bordi della Domiziana, come ci avevano segnalato i villeggianti, a volte celate dai canneti, o dalla lussureggiante e rigogliosa vegetazione  che perimetra i canali di scolo delle acque, ci sono delle sedie, delle poltroncine, su cui sfoggiano la propria "offerta", donne di tutte le razze: romene, italiane, ucraine, polacche, africane, zingare, ecc.  A volte si intravedono quasi all'improvviso, sedute sul muretto che fa da contorno alle fermate dell'autobus, con tanto di topless e minigonne choc, ma con il capo chino, incurvato sulle gambe, come se stessero portando sulle spalle un grosso fardello, forse, proprio quello della "coscienza azzerata". A volte invece, soprattutto nel periodo estivo, sfoggiano il proprio corpo stando sdraiate al sole. D'inverno, invece sotto la pioggia con tanto di ombrellino, telefonino e bidone con falò incorporato per riscaldarsi. Carne esposta in una vetrina corredata dal rifiuto dei rifiuti e da costruzioni, spesso abbandonate perchè abusive, e da monumenti frutto della più becera politica della distorsione visiva del paesaggio: come quello del grattacielo del mercato ortofrutticolo o ancora quello dell'ospedaletto prima costruito e poi abbandonato. Certamente, non pretendiamo e non ci aspettiamo nulla da questo nostro piccolo reportage fotografico. Non ipotizziamo nemmeno, nel breve termine, soluzioni drastiche al problema, ma è nostro dovere richiamare l'attenzione dell'opinione pubblica su una questione che non va inquadrata e circoscritta solamente dalle cornici della morale, dell'etica, dell'immagine di un territorio e dell'ordine pubblico, ma va relazionata e confrontata con le possibili proposte di rilancio, di recupero che possono provenire dalla società civile. Il fenomeno dell'abusivismo, delle periferie degradate e della prostituzione va analizzato tenendo conto che quello che abbiamo scritto è anche frutto di storie e scelte umane condizionate dalla miseria, dalla camorra, dall'incultura e da storiche questioni sociali.