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LA STORIA E LE STORIE - IL FILMATO Quando il mercato delle vacche Giacinto Bosco lo faceva sul serio (video c.o.)

Nell'articolo di Mauro Nemesio Rossi il racconto delle attività programmate dal senatore Bosco quando era ministro delle Poste e Telecomunicazioni CASERTA - Riprendendo  la rif


Nell'articolo di Mauro Nemesio Rossi il racconto delle attività programmate dal senatore Bosco quando era ministro delle Poste e Telecomunicazioni

CASERTA - Riprendendo  la riflessione sul decadimento della provincia di Caserta e quello che rappresentava in passato sullo scenario nazionale, nel leggere i vecchi giornali è evidente che l’arretratezza odierna  è dovuta ad una serie di fattori. Tra questi l'assenza di una classe politica capace di programmare ed amministrare, in un mondo sempre più complesso, una comunità di circa un milione di cittadini. Un quadro politico incapace di dare delle risposte alle istanze che arrivano dal basso.

Regna sovrana la demagogia  che è diventata negli ultimi trent’anni l’unico sistema per raccogliere immeritati consensi elettorali.

Un esempio per tutti, la maggioranza dei parlamentari casertani di questa  legislatura, salvo rare eccezione, sono per i più degli illustri sconosciuti dei quali non è dato sapere la loro funzione ed il loro impegno ed in molti casi anche il nome.

Se nei governi del primo dopoguerra, la provincia di Terra di Lavoro, vantava sulla scena politica nazionale ministri, presidenti di Camera e Senato, non si può dire altrettanto a partire dalla scomparsa dell’ultimo sottosegretario democristiano che ha espresso questa terra: Giuseppe Santonastaso. Quest'ultimo aveva ereditato nella sua rozzezza, i fasti e la progettualità di uno dei grandi politici di Caserta, artefice dell’industrializzazione di Terra di lavoro.

Era tanto potente che persino una modesta fiera di bestiame che si realizzava nel capoluogo aveva l’onore dei video giornali che,  in assenza della tv, venivano proiettati nella sale cinematografiche.

Il senatore Giacinto Bosco fu protagonista della politica nazionale dal secondo dopoguerra in poi, e  secondo il ministero che occupava, dava impulso prima alla sua circoscrizione  e poi al resto del paese.

Dalla pubblica  istruzione, alle poste e telecomunicazioni non appena prendeva il gabinetto  anche i piccoli paesi delle provincia traevano vantaggi.

Non sono pochi i casertani che ricordano come gli uffici postali dell’epoca venivano aperti anche nelle frazioni e con loro si creavano posti di lavoro.

Dopo  sei  legislature,  prima di lasciare definitivamente il governo nel 1972,  dimettendosi per lasciare il suo posto al senatore Salvatore Sica, aveva programmato un piano per le poste e telecomunicazioni che avrebbe cambiato il volto all’Italia.

Sviluppo degli impianti tecnici per migliorare le poste e i telefoni, nuove possibilità d'impiego del risparmio postale, il futuro dell'elettronica, la « necessità e l'urgenza » di risolvere il problema della tv a colori, la riforma della Rai, sono alcuni dei temi messi in cantiere da Bosco.

Un piano illustrato all’inaugurazione della Scuola superiore di specializzazione in telecomunicazioni.

Il programma quinquennale era correlato dei rispettivi  investimenti e lo sottopose al Cipe (Comitato interministeriale programmazione economica).

715 miliardi di lire per meccanizzare e automatizzare le poste, compresa l' introduzione della busta di Stato per facilitare, insieme al codice di avviamento, lo smistamento, della posta; 3545 miliardi, per i telefoni, compresa l'estensione all'intera area europea e al bacino del Mediterraneo della teleselezione.

Per il ministro era necessario pagare a domicilio le pensioni Inps  per evitare le lunghe ed estenuati code alle poste

Un piano che avrebbe creato, e forse creò 35.000 posti di lavoro, per dare impulso al settore elettronico.  Era il periodo che l’Europa aveva già fatto le scelte per la tv a colori, mentre l’Italia era fortemente in ritardo. Le lobby economiche ne ostacolavo l’introduzione per la lotta tra le case di costruzioni degli impianti e degli apparecchi che doveva sceglie tra il sistema francese Secam e quello tedesco Pal.

Sull'argomento, Bosco  inoltrò al  Cipe una dettagliata relazione per dimostrare «i vantaggi economici, sociali e culturali» che avrebbe avuto l'Italia dalla tv a colori, graduandone la diffusione nel tempo, «per evitare eccessi consumistici». Per facilitarne la soluzione, il ministero predispose uno schema di disegno di legge, che tenesse conto di osservazioni e proposte formulate in tutte le sedi, allo scopo di rendere questo servizio più aderente «sempre più» ai bisogni della collettività nazionale.

La televisione a colori fu introdotto in Italia solo tre anni dopo ed avere la meglio fu il sistema tedesco. Era l’anno che l’opinione pubblica si batteva per la liberalizzazione delle emittenti radio televisive che sarebbe arrivato subito dopo.

manero