Cronaca Bianca

L'EDITORIALE - A L'AQUILA 1 milione e 300mila euro per la biblioteca di Renzo Piano. A Caserta 23 milioni di euro per l'inutile Caserma Sacchi e per una biblioteca asservita ad un lavaggio auto

Noi di Casertace cerchiamo di offrire un contributo di idee e di dibattito, pur sapendo che il relativismo, il basso livello culturale della classe media, la corsa forsennata vers


Noi di Casertace cerchiamo di offrire un contributo di idee e di dibattito, pur sapendo che il relativismo, il basso livello culturale della classe media, la corsa forsennata verso il quattrino facile vanificherà questo nostro sforzo che sarà accolto con indifferenza. Ma noi abbiamo il dovere, per l'etica della responsabilità che discende e dovrebbe discendere dalla scelta professionale che abbiamo fatto, di provarci     CASERTA - Renzo Piano, che sfidiamo chiunque che si tratti di un pinco pallino qualsiasi, ha progettato la biblioteca de L'Aquila ricostruita e seppur con molta lentezza, affrancata dalle sue ferite. Un progetto bellissimo, che molte città europee e, pare, anche qualche città americana, vogliono imitare. Noi a Caserta per 3 milioni di euro abbiamo messo la biblioteca in orribile ex mattatoio degli anni 50, al fianco di un distributore di carburanti e con un lavamacchine, (quello famoso che paga il mini canone al Comune) che la sovrasta, a simboleggiare plasticamente il primato di un certo tipo di attività, agevolato dalla politica, sull'investimento culturale. Ma anche questa nostra ultima affermazione, a pensarci bene, sembra non avere molto senso nel momento in cui vai a confrontare il 1.300.000 euro speso a L'Aquila per la biblioteca di Renzo Piano e i 3 milioni spesi a Caserta per la biblioteca nel macello. Un investimento, dunque, c'è, ma non è un investimento per la città. Serve solo a muovere quattrini di origine pubblica a favore delle attività dell'unica impresa che Caserta sembra concepire come esclusiva cognizione: quella legata al mattone. In poche parole siamo di fronte ad una simbolica esemplificazione della nostra arretratezza, del nostro ritardo che ha come effetto fondativo il fenomeno, a sua volta sociale della costituzione e del consolidamento tutto plutocratico di un gruppo di oligarchi del cemento che, accordandosi con la politica fanno un sacco di quattrini, a fronte di una città profondamente sofferente che enuncia demagogicamente e qualunquisticamente questo disagio senza porsi il problema dei suoi veri motivi. Una città assolutamente non in grado, dunque, su un piano squisitamente culturale di comprendere che operazioni come quella della biblioteca e ancor di più come quella della Caserma Sacchi hanno riempito le tasche di pochi e, come effetto conseguente, speculare e non casuale, hanno impoverito la città su un piano materiale, dato che questi soldi potevano essere spesi per un parco urbano, per degli spazi di aggregazione, per l'innovazione tecnologica, per potenziare i servizi e, per implementare il turismo culturale, ma anche su un piano immateriale, perchè Caserta non crescendo culturalmente, non ponendosi il problema della formazione di un capitale umano cosciente e conoscente, non progredendo nella considerazione del proprio essere città, non è  neppure in grado di concepire un'idea nuova di classe dirigente. Al contrario peggiora con il passare degli anni la selezione della stessa, che, a sua volta, in una sorta di circolo vizioso che si avviluppa sempre di piu' su se stesso, rafforza il potere e le ricchezze degli oligarchi che tutto prendono e niente lasciano. Dicevamo della caserma Sacchi, con questi 4 milioni e rotti che verranno spesi, attingendoli dai fondi del Piu Europa, si arriverà a circa 20 milioni di euro complessivi, la maggior parte dei quali sono stati finanziati dal deficit, dal debito che la città ha contratto nei confronti delle banche private o nei confronti della banca del Governo, e cioè la Cassa depositi e prestiti. E' utile ricordare ancora in questo contesto tematico, che molti dei lavori realizzati alla Caserma Sacchi furono pagati con quei mutui spalmati e dilatati a dismisura nel tempo, che hanno pesato come un macigno sulle finanze cittadine, determinando, oltre all'impoverimento e alla paralisi delle idee e degli investimenti sociali di cui parlavamo prima, anche il molto più comprensibile e palmare dissesto finanziario. 20 milioni di euro e già vi diciamo che con questo finanziamento ultimo non si affronterà la questione, banale, minima, del parcheggio. In poche parole, anche dopo questi lavori, che presto vi declineremo nel dettaglio, ovviamente ragguagliandovi anche su chi si aggiudicherà l'appalto, i cittadini che si recheranno negli uffici del Comune saranno costretti ad utilizzare un parcheggio a pagamento di fronte alla caserma. E allora, concentratevi. 20 milioni di euro a fronte del 1.300.000 euro speso a L'Aquila per la biblioteca progettata da Renzo Piano: in un rapporto tra costi e benefici sociali chi ci ha guadagnato? Chi ha posto le condizioni per una sua crescita collegata agli interessi culturali, agli interessi che si sprigioneranno grazie all'osmosi culturale che quella biblioteca determinerà attuando relazioni tra L'Aquila e altre realtà europee, in una visione completamente in linea con il mondo di oggi, con le sue necessità di scambio continuo di saperi e di esperienze, da cui far nascere una vera competitività del sistema paese che ormai è un appuntamento non più dilazionabile? Quello sì che è un modo corretto per spendere i soldi dell'Unione. Nell'arretratissima Caserta, invece, accade che le risorse, da qualsiasi origine esse provengano, continuano ad essere utilizzate per le volumetrie fisiche, mute, incapaci di esprimere la voglia di sviluppo della città.  Strutture senza vita, completamente fini a loro stesse, dato che esauriscono la propria missione nella costruzione di un manufatto che poi non serve ad una benemerita cippa, ma che serve all'oligarchia per crescere e per rafforzare la sua identità facendo crescere il divario che la separa dal popolo, mai come in questo caso bue. E ora qualcuno contesti la tesi di Casertace, sul fatto che tutto questo rappresenta il paradigma nitido del ritardo, della inconsistenza, dell'ignoranza di se stessa e su se stessa della città capoluogo. Gianluigi Guarino