Cronaca Bianca

L'EDITORIALE - Emilio ucciso dalla "cultura della morte" che continua a vincere a MONDRAGONE

A 24ore dal suicidio del giovane 16enne, Casertace analizza il tessuto sociale mondragonese. Stato, Famiglia, Chiesa e Scuola: cosa promuovete? di Massimiliano Ive A Mondragon


A 24ore dal suicidio del giovane 16enne, Casertace analizza il tessuto sociale mondragonese. Stato, Famiglia, Chiesa e Scuola: cosa promuovete? di Massimiliano Ive A Mondragone ha vinto e continua a vincere la "cultura della morte", ad affermarsi l'incultura del disprezzo per se stessi e per il prossimo,  a trionfare lo svilimento di quei valori che sono le colonne portanti della vita. La vita non è un concetto astratto delimitato dal perimetro dei bisogni umani, ma è un dono concesso all'uomo per "trasmissione". Per chi è credente: nascere, respirare, amare, ... vivere sono azioni e vicissitudini che contraddistinguono la storia terrestre delle creature, che bibblicamente, popolano il nostro pianeta e che al tempo stesso sono inquadrate nel disegno celeste della Salvezza di un Dio creatore. Ma nella città ai piedi del Petrino, invece di comprendere realmente il disagio culturale, psicologico e affettivo vissuto da un 16enne, che ha deciso, ieri, sabato di lanciarsi nel vuoto, suicidandosi "per un presunto amorazzo giovanile", varcando di fatto la soglia infernale della dantesca "selva dei suicidi", si continuano a fare e a mettere in cantiere polemiche stupide, futili, banali su tutto ciò che fa contorno ad una società che non riesce a trasmettere alle nuove generazioni valori veri e seri tesi a difendere la vita. Invece di analizzare il dramma delle nuove generazioni, di studiare le profonde ed inquietanti fragilità e debolezze umane dei propri figli distratti  dall'incultura delle nuove mode, dei nuovi costumi, quelli di una società che rende un amorazzo il pretesto per togliersi la vita; che svilisce non solo il perimetro della vita stessa, ma anche quello dell'amore, luogo del sacrificio, della rinuncia, della pazienza, della capacità di donarsi all'altro senza ricevere nulla in cambio, ripetiamo, invece di verificare le cause della tragedia umana di Emilio Boccolato, a Mondragone si discute dell'opportunità o meno di tenere una festa..., per non parlare di storie ridicole, per chi ha la capacità di credere in una Chiesa che ha una visione che va oltre "la siepe" del proprio quartiere, riguardo il presunto possesso di una chiave per la cappella del Belvedere. Non siamo intenzionati ad aggiungere altro, ma una domanda la poniamo: Stato, Chiesa, Famiglia e Scuola, quale cultura della vita promuovono e coltivano a Mondragone? Ebbene, il gesto compiuto da Emilio Boccolato non va circoscritto nella cornice di un quadro personale della propria esistenza, ma va analizzato nel più ampio contesto della cultura cittadina di Mondragone. Se Mondragone è divenuta la città dello spaccio di droga "facile", se a Mondragone si vive per possedere un abito firmato che permette di identificare lo stato sociale conquistato, se a Mondragone l'amore viene confuso con un amorazzo giovanile, se a Mondragone un ragazzo, un cronista di 20 anni viene considerato un nemico e svilito con ogni mezzo dalla politica della mediocrità che non riesce a dare risposte, se a Mondragone sussiste l'ostentazione dell'apparire e si è incapaci di promuovere un'immagine personale contraddistinta non dagli slogan, ma dai contenuti che caratterizzano la propria anima, la propria personalità, se a Mondragone si vive di nepotismo e di familismo politico, se a Mondragone si tenta di promuovere la cultura dell'odio rispetto a quella del perdono, del confronto, del relazionarsi con gli altri, con il prossimo e con se stessi; se a Mondragone si vive di superficialità, allora ci sono tutti gli ingredienti di una disfatta sociale contraddistinta dal fatto che le nuove generazioni, vissute nell'era del benessere, non accettano un no, un diniego, una caduta, una sconfitta e di conseguenza sopportare e soffrire per una banale contrarietà della vita. Personalmente, da credente, non posso giustificare il gesto compiuto da Emilio e non lo potrebbe fare nemmeno la chiesa locale, perchè sarebbe come accettare la cultura della morte, ma possiamo invocare il suo perdono. Nel contempo, come mezzo di informazione, e quindi di cultura, possiamo scuotere quelle coscienze vive e quelle menti pensanti di Mondragone, ad intervenire, a scendere in campo, a mettersi in gioco. Occorre cambiare rotta, non per se stessi, ma per il futuro dei propri figli. Il fatto che Emilio, forse, si è trovato solo a dover affrontare il peso di un male sociale e culturale endemico, che lo ha indotto a lanciarsi nel vuoto, fa presupporre non tanto che il ragazzo aveva una personalità, forse troppo debole e sensibile, ma che in lui si sia innescato e annidato qualcosa che lo ha svuotato completamente. Emilio caduto nell'abisso dei suoi pensieri e delle sue fragilità, ha deciso di restare al tappeto e non combattere più. Ha preferito non ascoltare la campanella che da' il tempo ai pugili... ha scelto di non rialzarsi, ma di abbandonarsi all'oscuro oblio silenzioso della morte. Questo perchè non ha avuto la fortuna, forse, di conoscere esempi e di assorbire testimonianze, nel contesto giovanile di appartenenza, di combattenti, di ragazzi disposti a tutto pur di non arrendersi di fronte al primo ostacolo. Cosa possiamo dire di più, se non decantare, ora e sempre, di fronte ad ogni forma tenebrosa della cultura della morte: W la vita.