Cronaca Nera

LA TRAGEGIA DI GAETA - L'INTERVISTA ESCLUSIVA AL FIDANZATO DI ROSA FALCO: "Chi l'ha uccisa paghi con il carcere. Se aveva una possibilità di salvarsi gliel'hanno negata".

Antonio Erario non ricorda nulla di quei tragici momenti. A Casertace dichiara il suo amore per la fidanzata volata in cielo PARETE - E' stata una lunga, intensa, struggente te


Antonio Erario non ricorda nulla di quei tragici momenti. A Casertace dichiara il suo amore per la fidanzata volata in cielo PARETE - E' stata una lunga, intensa, struggente testimonianza, più che un'intervista quella che Casertace ha raccolto discorrendo con il fidanzato 24enne, di Rosa Falco, la ragazza di 22 anni morta a Gaeta, in località la Flacca, nel dì di San Lorenzo dopo un terribile e tragico incidente. Antonio Erario ha deciso di rilasciare alla nostra redazione un'intervista al fine di lanciare messaggi ancora densi e intrisi di amore e di rispetto per la propria ragazza volata in cielo, dove lei avrebbe voluto ritrovarsi un giorno, in quanto credente e cristiana cattolica convinta e praticante. Sulla vicenda dell'incidente e sulla dinamica del drammatico evento che ha tranciato sogni, speranze, nonché la voglia di vivere di una fanciulla che era considerata una gemma preziosa per il papà e per la mamma, purtroppo il 24enne di Parete non ricorda nulla. "In realtà ho solo un'ultima scena in mente, l'uscita dal cancello insieme. Non ho più immagini e non ricordo più nulla. Nella mia memoria è viva solo quella visione di Rosa che si trovava sul lato interno della strada (quindi non sulla carreggiata o sulle strisce pedonali ndr.)". Lei nel momento del violento impatto dove si trovava e cosa stava facendo? "Stavamo mano nella mano fino al rientro nel cancello e poi non ricordo più nulla. Uscendo dal cancello ho guardato a destra e a sinistra per camminare tranquillo sul marciapiede. Spesso lo faccio.... Lì il marciapiede non è molto più alto della strada". A questo punto il racconto di Antonio potrebbe essere descritto e trascritto con tanti puntini sospensivi. Sono gli attimi del dramma e del vuoto di memoria denunciato anche agli inquirenti che stanno effettuando le indagini per ricostruire la dinamica dell'incidente. Antonio ricorda di aver ripreso conoscenza solo la sera in ospedale. Ha subito compreso che lui era riuscito a scampare alla morte. "Ho ripreso conoscenza in ospedale e ho constato che ero vivo. Speravo che anche Rosa fosse in vita".  Poi il ricordo nella fase del risveglio ha subito rammentato ad Antonio la scena di quell'auto impazzita e senza controllo, che con un'immaginabile traiettoria si era infilata fra due auto falciando i due fidanzati. Come aveva trascorso la giornata estiva con Rosa? "Rosa mi ha lasciato solo ricordi belli... mi ha regalato tanto. Gesti che a volte si vedono solo nei film. In 5 anni avevamo vissuto una storia d'amore bellissima ed ero intenzionato a sposarla, portandola all'altare. Rosa quella mattina era molto felice, si era svegliata molto presto. Ricordo che si era messa a sistemare il giardino del campeggio privato dove io spesso passo le vacanze".  Antonio poi continua con il suo racconto svelando particolari della propria storia d'amore, cancellata in un istante da un'auto impazzita... "Anche di notte la coccolavo e lei era felicissima di stare con me. Siamo andati al mare, a lei piacevano le ciambelle. Sa,  le ciambelle calde, quelle rivendute in spiaggia. Quella tragica mattina le ho acquistate prima di pranzo proprio per renderla contenta. La sera, poi, dovevamo andare a ballare. Giornata molto serena". Poi il sogno della favola si trasforma in un incubo "Rosa non voleva assolutamente morire, voleva vivere. Studiava, aveva ottenuto una borsa di studio e voleva prendere una seconda laurea che gli consentisse di lavorare nel settore della moda. Come prima laurea, ovviamente, aveva scelto di conseguire quella in Scienze della Formazione primaria presso la facoltà Suor Orsola Benincasa Voleva insegnare ai bambini. Ora non può più coronare il suo sogno". La morte di Rosa, secondo lei può innescare nelle coscienze dei rappresentanti istituzionali di Gaeta la decisione di provvedere alla messa in cantiere di un servizio autoambulanze più efficiente? Che messaggio intende lanciare? Rosa si poteva salvare? "Innanzitutto, Gaeta è stato sempre un luogo meraviglioso, ma nella località dove è morta Rosa occorreva e occorre un servizio autoambulanze attrezzate. Un posto fisso di pronto soccorso per i turisti e i vacanzieri. Se Rosa aveva una possibilità gliel'hanno tolta. Lì ci voleva un'autoambulanza subito non dopo 40 minuti. Poi l'autoambulanza priva di defribillatori..." La Procura della Repubblica e gli inquirenti a fatica stanno tentando di ricostruire la dinamica dell'incidente, lei invoca giustizia? "Io voglio assolutamente che questo non sia l'ennesimo caso di una persona colpevole che in Italia non si faccia nemmeno un giorno di carcere". Come sta vivendo il dramma di aver perso una ragazza meravigliosa?  "Da quando non c'è più Rosa, essendo lei cattolica, mi sono avvicinato di più alla chiesa". A Parete c'è intenzione di dedicare qualche strada a Rosa e si è pensato a costituire un'associazione? "Quello che so è l'intenzione di dedicare un qualcosa a Rosa, una strada. Il regalo che vorrei fare a Rosa, però è quello di  chiedere al rettore della sua Università una laurea alla memoria. Lei ci teneva tanto a laurearsi". Nei giorni del dolore ha mai pensato ai familiari di Rosa? "Quello che vorrei dire ora è che famiglie come quella di Rosa ne esistono poche in Italia. Ero felicissimo di far parte del loro nucleo familiare. In questo momento così particolare mi sono reso conto della bellezza dei componenti della famiglia della mia ragazza. Il papà di Rosa è una persona bellissima, l'accompagnava ovunque, anche all'Università. La madre è una signora che ha trasmesso alla mia ragazza non solo la bellezza, ma anche la signorilità che non ho mai visto in nessuna persona. Rosa era di classe, raffinata, semplice. Una persona vera, grazie al lavoro della madre. E non parliamo dei parenti, degli zii che si sono prodigati molto per me in questi giorni. Ciò che voglio aggiungere per ricordare Rosa è il fatto che lei voleva molto bene e in particolar modo al fratellino che ha 16 anni, anche lui assiduo frequentatore della chiesa cittadina". Antonella Canalonga in collaborazione con Max Ive