Cronaca Nera

Paternosto e la Vairo incandidabili alle regionali? Una sciocchezza. Il decreto 39 è una "cazzatina" che lascia tutto invariato

Viene sancita solo l'incompatibilità e neppure la necessità di dimettersi per i dirigenti di enti pubblici che ricopriranno cariche istituzionali. Insomma, in soldoni, potranno


Viene sancita solo l'incompatibilità e neppure la necessità di dimettersi per i dirigenti di enti pubblici che ricopriranno cariche istituzionali. Insomma, in soldoni, potranno fare la campagna elettorale sfruttando la propria posizione CASERTA - Tanto rumore per nulla. La montagna partorì il topolino. Potremmo ancora continuare a sgranare proverbi per descrivere ciò che i questi giorni vaga di bocca in bocca come se si trattasse di una rivoluzione tale da tarpare le ali e tale da annichilire l'ambizione di tanti di entrare a far parte dei poteri che contano, del parlamento, delle giunti regionali, del consiglio regionale, di giunte e di consigli di comuni al di sopra dei 15 mila abitanti. Ci hanno stimolati affinché provassimo a leggere (noi che abbiamo l'estro e la volontà di farlo) il dettato dell'articolo 12 e 14 del decreto legislativo 39 dell'8 aprile 2013. Abbiamo letto e abbiamo capito che sostanzialmente non cambia un cavolo. Ci dice, infatti, in parole povere, che chi ricopre un incarico di dirigente, in enti della pubblica amministrazione, in enti che dipendono dalle regioni, dalle province dei comuni, in enti regolati dal codice civile e dal diritto privato, ma a capitale pubblico, "sono incompatibili con l'assunzione e il mantenimento, nel corso dell'incarico, della carica di componente dell'organo di indirizzo nella stessa amministrazione o nello stesso ente pubblico che ha conferito l'incarico, ovvero con l'assunzione e il mantenimento, nel corso dell'incarico, della carica di presidente e amministratore delegato nello stesso ente di diritto privato in controllo pubblico che ha conferito l'incarico." Questo vale sia per i dirigenti interni sia per quelli a contratto. Ma la norma incide ben poco, dato che non sancisce l'ineleggibilità. A quel punto si che ci sarebbe stata una rivoluzione. Sarebbe, infatti, stato impedito, che so, a un direttore sanitario a caso, di azienda ospedaliera o di Asl, a un preside, a un dirigente e ad un direttore dell'Arpac o del genio civile, di utilizzare la propria carica a scopi elettorali. Io prometto posti di lavoro, faccio favori agli infermieri o ad altri miei colleghi medici, spiano la strada della scuola a promozioni facili, metto tutti i miei professori in fila per due per formare le truppe cammellate, mi chiamo i medici di base per quel che concerne l'Asl e costruisco una valanga di voti clientelari.  Stabilire l'incompatibilità è una "cazzatina", perché è chiaro che il direttore sanitario in questione o il preside in questione ha messo al servizio della sua ambizione politica l'attività che esercita. E dunque, quando l'ambizione diventa realtà, si mette in aspettativa a prescindere, non ce lo deve dire certo la legge. L?incompatibilità potrebbe al limite essere un buono strumento se nel momento dell'elezione del dirigente pubblico o para-pubblico in una istituzione rappresentativa, lo stesso dirigente, neo deputato, neo consigliere regionale, neo assessore regionale, fosse costretto a scegliere tra questa carica e quella di dirigente. Ma definitivamente. Cioè scegliendo di fare il consigliere regionale dovrebbe non mettersi in aspettativa ma dare le dimissioni dal suo posto di lavoro. Nella legge e nel'art. 12 del d.lgs n° 39 non c'è traccia di tutto questo. Quindi possiamo tranulliamente dire che i vari Diego Paternosto, la preside Adele Vairo e altri casertani che, sotto sotto, aspirano, potranno tranquillamenta candidarsi senza lasciare la propria carica se non ad elezione avvenuta e certo, non vita natural durante Gianluigi Guarino