Cronaca Bianca

L'INCHIESTA SUGLI SCANDALI DELL'ASI - Quante ombre nell'affidamento in esclusiva alla Ipas della gestione dei cartelloni pubblicitari e dei segnali direzionali

Una storia che coinvolge sia la gestione Cipullo che quella dei Cappello. Una storia che dimostra ancora una volta quanto ingegno venga posto nei governi degli enti pubblici per p


Una storia che coinvolge sia la gestione Cipullo che quella dei Cappello. Una storia che dimostra ancora una volta quanto ingegno venga posto nei governi degli enti pubblici per porre condizioni che evitino l'unica cosa che bisogna fare: affidarsi rigorosamente alla legge per gli affidamenti e per le gare. Naturalmente, stiamo parlando di un business milionario   CASERTA - Considerando la mole impressionante e sempre più lievitante di documenti che stanno affluendo sulla scrivania di Casertace, la nostra inchiesta sulla gestione del Consorzio Asi di Caserta è destinata a durare per anni. In questi giorni ci siamo spesi nello studio della lunga e complessa procedura, divenuta poi un lungo e complesso contenzioso riguardante gli affidamenti della gestione della cartellonistica pubblicitaria, all'interno delle zone Asi della provincia di Caserta, a cui è stata anche associata la gestione della segnaletica direzionale. Tutto deve partire da un regolamento del Consorzio Asi, vigente dal 2006, dunque, un regolamento non approvato sotto la gestione dei Cappello e di Filippo Fecondo, con Ascierto a fare da tapezzeria, ma a quella precedente, a quella del diessino Cipullo. In questo regolamento si riconosceva e si autorizzava la segnaletica già installata dai diversi operatori che avevano lavorato negli anni e anche bene in questo settore specifico. Naturalmente questa autorizzazione sarebbe dipesa dalla conformità alle prescrizioni mediche previste dal Codice della Strada, C'erano aziende a posto con le autorizzazioni e che avevano sempre installato la loro segnaletica in modo conforme alle prescrizioni del Codice della Strada. Sempre lo stesso regolamento, dunque, configurava una sorta di sanatoria per le imprese non in regola, affinché lo facessero e, facendolo, potessero continuare la loro attività. Ma questo, ripetiamo, riguardava solo alcuni dei soggetti che lavoravano alla segnaletica, dato che ve ne erano altri, e il caso per esempio della casertana ImpaSud che non aveva bisogno di alcuna sanatoria, nè di tipo amministrativo, dato che i suoi impianti erano autorizzati e conformi alle prescrizioni del Codice della Strada, né economica dato che il Codice della Strada prevede che nessun onere deve essere imposto ai soggetti che svolgono tale servizio in sua sostituzione o a ciò autorizzati. E qui inizia la giostra dei presunti inciarmi. Nel 2007, sempre all'epoca di Cipullo presidente, viene bandita una gara con il presupposto di unificare la gestione dei tabelloni pubblicitari con quella della segnaletica direzionale ricadente in tutte le aree del Consorzio Asi. In effetti questa appariva un proposito pleonastico, dato che l'uniformità è prevista già dal regolamento di attuazione del Codice della Strada. Indipendentemente da chi o da quanti svolgono attività di installazione della segnaletica. Appare pleonastico, ma contiene in sé il virus di un'intenzione monopolista che ci riporta alla peggiore tradizione delle gare per l'affidamento di pubblici servizi in salsa casertana. Perchè all'Asi scrivevano nel bando di gara la parolina uniformità? Perchè a loro non interessava l'uniformità delle conseguenze del servizio, l'uniformità concentrata sulla segnaletica apposta e garantita, come detto già dalle norme del Codice della Strada. E dunque non esposta ad un pericolo tale di trasgressione da rendere necessaria la sua specificazione nel corpo del bando di gara. L'obiettivo era quello di assegnare in esclusiva l'installazione della segnaletica a favore del soggetto aggiudicatario in tandem con la gestione dei tabelloni pubblicitari. Un'operazione che l'Asi compie in violazione di se stessa, dato che l'articolo 17 di quel regolamento già citato, approvato nel 2006 prevede, come abbiamo scritto, la tutela della segnaletica già installata e che conforme alle prescrizioni del codice della strada. Se proprio vogliamo dirla tutta, l'esclusiva che a nostro avviso di liberali incalliti è sempre un fatto negativo e pericoloso, soprattutto per i clienti-consumatori, poteva valere per le installazioni future, ma non come strumento attraverso cui procedere alla sostituzione degli impianti esistenti, a discapito delle imprese che avevano operato negli anni precedenti e che erano chiaramente tutelate dall'articolo 17 del regolamento. Un nuovo regime, volgarmente in contrasto con il principio della concorrenza. Questo bando di gara salta fuori in maniera semi anonima. Lo stesso non prevedeva l'obbligo di partecipazione degli operatori titolari di segnaletica già installata.  Escono per due o tre giorni un paio di avvisi della gara su "La Marchetta" e su gli altri giornali locali, ma le persone e le imprese che conoscono dell'esistenza della gara sono ben poche. La ImpaSud non conosce l'esistenza della gara, ma avrebbe avuto tutto il diritto di non parteciparvi e di mantenere la sua segnaletica già installata, ripetiamo per l'ennesima volta, riconosciuta e tutelata dal già stracitato articolo 17 del regolamento Asi del 2006. Ma ammesso e non concesso che il bando di gara avesse previsto l'obbligo di partecipazione degli operatori già esistenti, questo andava comunicato direttamente a tali operatori, ma nulla di ciò il Consorzio ha mai fatto, cacciando, in pratica, a calci nel sedere e violando, ripetiamo, se stesso e il suo regolamento, gli operatori che per anni avevano lavorato all'interno delle aree industriali, in primis la ImpaSud. La gara se l'aggiudica la Ipas, un'azienda nazionale che a Caserta stabilisce la sua sede a Vitulazio con un certo Polverino di cui presto vi sapremo dire di più, a rappresentarla. E arriva il momento dei grandi legislatori del foro di Piedimonte Matese. Nel mese di maggio del 2012, in pieno contenzioso con la ImpaSud, il comitato direttivo modifica parzialmente l'articolo 17, cioè Piero Cappello, Fecondo, Passaretti, Paolo Natale e compagnia modificano una norma transitoria del suddetto articolo, eliminando, ma guarda un po' la parte relativa alla tutela della segnaletica già installata, e nulla più disponendo al riguardo. Insomma, un taglio, una cesoia che fa della vecchia norma transitoria, una nuova norma transitoria. Un assurdo giuridico, dato che, è come se la Costituzione italiana si andasse a modificare la norma transitoria relativa per esempio ai Savoia, con una virgola o omettendo un periodo. La norma transitoria non a caso si chiama così. Vive per un periodo limitato e il suo impianto non può certo essere sostituito da un'altra norma transitoria. Comunque, non si capisce bene quale sia l'intenzione dei giuristi e dei loro consiglieri, dato che una modifica del genere, ammesso e non concesso che sia regolare che sia stata realizzata da un comitato direttivo legittimo e non invece delegittimato, come scrivono i revisori dei conti dal fatto che alcuni loro componenti rappresentano comuni morosi e, in quanto tali, per Statuto, dovrebbero decadere, ma diciamo che tutta questa assurda manipolazione tecnica di principi elementari del diritto, possa passare. Voi pensate che eliminando quella parte dell'articolo 17, questo possa rideterminare e sancire l'azzeramento del diritto degli altri operatori defraudati, attraverso un'applicazione ex tunc, e dunque retroattiva del nuovo articolo 17. Roba da circo, acrobazie ed esperimenti da alchimisti che ledono gravemente la credibilità delle istituzioni che questi politicanti, che ci ritroviamo, utilizzano come il giardino di casa propria. Su questa vicenda del monopolista Ipas ritorneremo molto presto. Gianluigi Guarino