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L'EDITORIALE - Reggia, polo museale e Sovrintendenza: quante cazzate scritte in queste ore. ECCO QUELLO CHE SECONDO CASERTACE le istituzioni dovranno fare

Vi facciamo sconto dei resoconti della riunione svoltasi stamattina, lunedì, al ministero dei Beni Culturali con le istituzioni locali, ma vi definiamo quella che a nostro avviso


Vi facciamo sconto dei resoconti della riunione svoltasi stamattina, lunedì, al ministero dei Beni Culturali con le istituzioni locali, ma vi definiamo quella che a nostro avviso dovrà essere la road map per evitare di subire altre beffe e per rilanciare veramente il monumento Come sempre capita da queste parti, anche stavolta è finita a tarallucci e vino. Nel senso che le istituzioni locali che partecipano all'importante tavolo, convocato dal ministro in persona su una questione cruciale, come quella relativa al futuro della Reggia, portano via con sé la stessa quantità di cognizioni che avevano nel momento in cui si sono seduti nella sala ministeriale. Della serie: non ci hanno un cazzo. Evitando di allungare troppo la minestra e di scadere nei sofismi applichiamo stasera un po' di sana e semplice maieutica socratica, attraverso un linguaggio adattato alla necessità di farsi capire e provando a dare qualche consiglio, soprattutto a chi ci rappresenta a Roma, affinchè questa storia del Polo Museale non si traduca in una fregatura per Caserta. Punto primo: parlando in parole povere il polo museale dovrà avere due gioielli, con un gioiello molto più prezioso dell'altro: la Reggia di Capodimonte e la Reggia di Caserta. Poi ci saranno tutta una serie di musei e museini napoletani, che vengono visitati da 4 gatti. Avviso ai naviganti: non è assolutamente pensabile che il Polo Museale di Napoli e Caserta sia governato da un unico consiglio di amministrazione. Non si può essere tacciati di campanilismo da strapaese, se si afferma che la Reggia di Caserta è più bella, più prestigiosa rispetto a quella di Capodimonte; è patrimonio dell'Unesco, a differenza di quella di Capodimonte. Ergo: 2 consigli di amministrazione, due gestioni e due contabilità distinte. I soldi che entreranno dai biglietti di ingresso alla Reggia di Caserta dovranno rimanere qui a Caserta per la complessa manutenzione ordinaria del complesso monumentale, evitando la beffa di non mandare più i soldi a Roma, ma di inserirli in un calderone napoletano a sostegno di monumenti che non fanno nemmeno 1/20 dei visitatori della Reggia. Punto secondo: siccome sembra certo che la minaccia che Caserta perda la sua Soprintendenza, come stava per succedere, con il famoso blitz del Governo Monti, tutte le competenze di questa istituzione dovranno rimanere intatte. Naturalmente la gestione della Reggia si staccherà dalla Soprintendenza in quanto dovrà essere integrata nel sistema del Polo Museale. Da un lato il Consiglio di Amministrazione dovrà vigilare affinchè neppure un centesimo di euro, incassato dai biglietti, venga sprecato e dovrà costruire delle moderne strategie per coinvolgere i privati, le imprese e, perchè no le banche nella nuova organizzazione degli investimenti e degli eventi; dall'altro la Soprintendenza, pur occupandosi in prima battuta delle competenze tradizionali, sui beni architettonici, storico-culturali e ambientali extra Reggia, dovrà determinare ogni anno un programma di finanziamenti straordinari da affiancare a quelli ordinari, gestiti dal Cda. Finanziamenti straordinari da utilizzare per i grandi restauri artistici. Questo è ciò che Casertace prescrive alle istituzioni che rappresentano questo territorio. E gentilmente non ci fate ridere con certi comunicati banali, approssimativi, superficiali, incolti, come quelli che sono circolati oggi. Gianluigi Guarino