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BASKET CASERTA. Dal titolo NBA ai Cedri San Nicola: la strana ma fantastica storia di un signore chiamato Linton Johnson

Il 'Presidente' avrebbe voluto smettere, ma i Cedri lo hanno convinto a prolungare la sua carriera


CASERTA - Non deve essere facile calcare i piccoli campi di provincia per chi può fregiarsi del fatto di aver vinto un anello NBA, ma Linton Johnson non è un giocatore qualunque, semplicemente perché non è una persona qualunque. Parlare con lui, ascoltare i suoi pensieri, regala gioia di vivere. Perché Linton è una di quelle persone che hanno capito cosa veramente conti nella vita, e cerca in ogni modo di trasmetterlo.
Ora gioca in C, con la canotta dei Cedri di San Nicola: un livello in cui uno come lui non c'entra nulla. 
Dopo l'esclusione dalla serie A della Juvecaserta aveva deciso di ritirarsi, per restare vicino alla sua famiglia: "Avevo deciso di smettere, ho fatto il giocatore professionista per oltre 15 anni, ed era arrivato il momento di stare vicino ai miei cari. La vita del giocatore è certo bella, ma la tua famiglia è costretta a spostarsi di continuo, senza poter mettere delle radici. Quando questa estate sono tornato da Chicago il Presidente dei Cedri mi ha paventato questa opportunità e, dato che non mi sarei dovuto spostare, ho accettato con entusiasmo. Due settimane dopo mi sono arrivate anche altre offerte dalla Francia, ed una anche da Napoli. Era una soluzione per me comunque buona, perchè non mi sarei dovuto spostare ed avrei giocato in un campionato più competitivo, ma avevo già dato la mia parola".
Come ti trovi in questa nuova situazione?
"L'ambiente dei Cedri è molto familiare, sono tutti molto disponibili e gentili. Il mio obiettivo è quello di aiutare i ragazzi che sono in squadra a migliorare. Ovviamente sono tante le differenze rispetto ai livelli cui sono stato abituato, ma cerco di dare il mio contributo. La cosa più bella però è poter giocare davanti ai propri amici, uscire insieme dopo la partita. Domenica scorsa ho passeggiato insieme a mia moglie a Corso Trieste dopo la gara. Queste sono cose impagabili".
Hai qualche rammarico per la tua carriera NBA? Pensi che con qualche occasione in più sarebbe potuta durare più a lungo?
"Non mi piace avere rimpianti nella vita. Poi se la mia carriera in America fosse andata più avanti probabilmente non sarei venuto in Italia e non avrei potuto conoscere mia moglie, avere questi stupendi figli. Sono contento di come sia andata, perché ora mi ritrovo con te a parlare italiano: solo dieci anni fa per me sarebbe stata una cosa impensabile. Conoscere un'altra lingua, un altro luogo, nuovi modi di viver. Ed invece questo ti arricchisce, ti migliora in tutto. Io ho cambiato totalmente la mia vita e ne sono felice, perché è un'esperienza che in pochi hanno l'opportunità di fare".
Ma cosa ti manca di più della tua Chicago?
"Beh ci sono tante cose: mi mancano i grattacieli e i parchi dove poter giocare con i bambini. Mi manca il freddo ed il lago Michigan. Mi mancano i miei parenti, i miei cugini e parlare la mia lingua. Chicago poi è una città pulitissima, dove è piacevole stare"
E cosa ci racconti del titolo NBA vinto?
"È per un giocatore la più incredibile emozione che si possa provare. Sei sul tetto del mondo, insieme ai migliori di sempre. Pensare che il mio nome resterà lì, negli annali, mi fa ancora un certo effetto. Gente come Barkley, Malone o Stockton non hanno un anello, io sì".
A proposito, ma dove lo custodisci?
"Questo non lo dico (ride- ndr), ma è sempre vicino a me".

Ruben Romitelli