Politica

LE FOTO MARCIANISE. 12 ore dopo la strage del Pd cittadino, umiliato nell'urna delle provinciali, Fecondo brindava felice al compleanno del sindaco Velardi

Non può non cogliersi, in considerazione del momento in cui l'evento si è verificato, un significato politico in ciò che queste immagini mostrano


MARCIANISE - Un compleanno è sempre un compleanno. Per quello che è, ma soprattutto per quello che rappresenta, non bisogna, in linea di massima, strumentalizzarlo in modo da condire di troppi significati le modalità in cui si svolge, i comportamenti delle persone che vi partecipano.
Questo vale, si diceva, in linea generale, ma secondo noi vale anche quando si festeggia il compleanno di un uomo o di una donna pubblici, e vale finanche quando questi festeggiamenti non avvengono nei perimetri delle abitazioni private ma all'interno di quelli in cui si esplica la funzione pubblica.

Il preambolo serve a dare giusta consistenza e giusta dimensione logica a quello che è capitato, qualche giorno fa, nella sala giunta del Comune di Marcianise.
Badate bene, non abbiamo scritto nella sala da pranzo o nello studio privato di Antonello Velardi, ma in quella della giunta comunale di Marcianise.


Già rispetto a questo connotato fisico della scena, se fossimo disonesti intellettualmente così come intellettualmente disonesto è il sindaco della città di Marcianise, pardon, il signor Antonello Velardi, potremmo cominciare a ricamare ora per concludere tra un mese.
Non lo facciamo e affermiamo che l'80% della considerazione su questo evento riguarda il legittimo, giusto, umanissimo momento di comunione tra il sindaco di Marcianise, il quale festeggia il proprio compleanno, e le persone, politici, dirigenti e impiegati del Comune che lui ha ritenuto di invitare (attuando, attraverso questa opzione - qualcuno sì, qualcuno no- una legittima rivendicazione del marchio intimo della ricorrenza).


Però, l'altro 20% non può essere tralasciato. Cominciamo col dire che non ci sarebbe neppure stato un 20% di cui discutere se la ricorrenza del compleanno del sindaco non avesse, per un tiro mancino del calendario, coinciso con il "day after" più brutto e più devastante di un'altra storia, quella cupa e devastante del Pd marcianisano.


Non può non colpire, anche sul piano della semplice suggestione, questo brindisi a calici alti formato Pet, tra il sindaco e il suo vate Filippo Fecondo, mai come in questa circostanza sorridente dopo che, dodici ore prima, i consiglieri comunali del Pd marcianisani, a partire da Raffaele Guerriero candidato alla Provincia, erano stati umiliati due volte.


La prima volta quando il sindaco Velardi, nella conseguenza illogica frutto del mancato riconoscimento del ruolo decisivo che una parte del Pd di Marcianise aveva avuto al tempo della sua candidatura, ha consentito all'eroico porta-ordini, trasformatosi in killer dello statuto, Franco Mirabelli, di dire che il Pd locale era spaccato e, dunque, non era vero quello che sosteneva Dario Abbate sulle primarie.


Quanto si spesero i vari Raffaele Guerriero, Gaglione, Pero, per dare l'immagine di un partito moderno, il loro, quello dei fecondiani, che guardava al nuovo, cioè a Velardi, rifiutando la riproposizione del vecchio, cioè di Abbate e della sua famiglia! Quell'apporto fu decisivo affinchè Velardi ricevesse quel simbolo del Pd a cui aveva puntato come strumento fondamentale della sua campagna elettorale sin dai mesi invernali dello scorso anno.


Il sindaco ha ringraziato Raffaele Guerriero e il Pd fecondiano con l'umiliazione di un mancato appoggio alle elezioni provinciali, non fermandosi, però, solo a questo.
Pur di candidare un suo fedelissimo, ha chiesto ospitalità in una lista diversa da quella del Partito Democratico.
In questo modo, raccattando 6 o 7 voti, ha ottenuto l'elezione del suo sodale, ma soprattutto ha tarpato le ali ad ogni possibilità di Raffaele Guerriero, che magari sarebbe riuscito ad ottenere il suo obiettivo anche se Velardi si fosse mantenuto semplicemente al di sopra delle parti, fuori dalla contesa tra i vari consiglieri.


La seconda umiliazione si è concretizzata attraverso un luciferino spostamento di voti a favore di Domenico Laurenza.
Insomma, Velardi non solo ha appoggiato il suo candidato, ma pur di far perdere voti a Guerriero e al Pd di Marcianise, ne ha spostati un paio nel mulino dell'infermiere.


Beh, non condanniamo Fecondo per essere stato presente alla festicciola del sindaco a 12 ore di distanza da questo autentico sperpetuo politico. Però, quantomeno, avrebbe potuto chiedere ai presenti di scattare fotografie, postate poi puntualmente su Facebook, che fornissero a quel brindisi un connotato pubblico e politico, che appiccicassero a quelle immagini di festa e di sorrisi aperti e convinti il sapore di una precisa linea di demarcazione attuata dal primo cittadino nel momento in cui ha deciso chi dovesse esserci nella sala giunta e chi invece non dovesse esserci, non solo per motivi privati, ma anche per motivi di carattere politico.


Ecco perchè il brindisi tra Fecondo e Velardi potrebbe essere benissimo inserito in un quadro noir dentro al quale si vedono i due alzare i calici sopra alle spoglie dei tanti morti disseminati sul terreno della politica marcianisana, tutti appartenenti a quel Pd che il primo cittadino ha azzerato prima colpendo Abbate e poi, ripetiamo per la terza volta, umiliando quella parte che gli era servita un anno e mezzo fa.