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LA DOMENICA DI DON GALEONE L'immagine che l'uomo ha di Dio

Il commento domenicale del sacerdote e docente salesiano La domenica “delle domande”. “Chi sono io secondo la gente!”. Gesù provoca gli apostoli a dire ciò che pensano di l


Il commento domenicale del sacerdote e docente salesiano

La domenica “delle domande”. “Chi sono io secondo la gente!”. Gesù provoca gli apostoli a dire ciò che pensano di lui, della sua identità, della sua missione. Prima di tutto: chi è Gesù secondo la gente, e qui le risposte sono facili, non impegnative. Ma poi Gesù li interpella personalmente: “Ma voi, chi dite che io sia?”. Non è possibile rispondere con le definizioni dei teologi o i ragionamenti dei filosofi. Pietro risponde: “Tu sei il Messia di Dio”. Ma c’è una grande diversità: gli apostoli intendono il Messia come potere, Gesù invece come amore. Gesù non vuole essere quello che i connazionali vogliono che egli sia: il generale vittorioso o il taumaturgo onnipotente, ma quello che il Padre vuole che egli sia: il vero volto di Dio e il vero volto dell’uomo.

Chi è Dio secondo la gente? Da indagini demoscopiche, avremmo le risposte più varie. Per i maschilisti, Dio è padre; per le femministe, Dio è madre! E’ difficile per Dio farsi riconoscere dagli uomini; le rappresentazioni che noi inventiamo su di lui sono così false e pericolose che è meglio combatterle anziché servirsene. Forse hanno ragione quei filosofi e teologi che difendono la teologia “negativa” o “apofatica”: è meglio tacere che parlare di Dio, il mistero di Dio va adorato e non discusso; è molto più vero il silenzio adorante che il sottile ragionare; è meglio rifiutare ogni statua o immagine di Dio! Gli uomini si sono sempre tanto sbagliati parlando di Dio, che è venuto egli stesso sulla terra a rivelarsi, ha spezzato il vitello d’oro di ogni teologia scientifica; ha detto parole tanto rivoluzionarie che gli sono costate la vita. Ogni profeta finisce male! Come è vera la parola di Giovanni evangelista: “Dio nessuno lo ha conosciuto!”. In mezzo a noi c’è Qualcuno che non conosciamo, e del quale però parliamo e scriviamo tanto. Voi, chi dite che io sia? Voi che siete stati battezzati, cresimati, che venite a messa e ascoltate la Parola di Dio: per voi chi è Cristo? Non rispondiamo con le parole degli altri, con una definizione del catechismo. Voi, io, abbiamo mai fatto almeno una volta l’esperienza dolorosa e beatificante di incontrare il Signore? Ci siamo mai manifestati a Cristo nella nostra reale esistenza, senza gradi e lustrini? Chi sei tu, Signore? Chi sono io, Signore? Ci siamo mai sentiti perdonati e amati, inseguiti e afferrati da questo immenso e paziente Dio? Corriamo un po’ tutti questo pericolo: nati nel cristianesimo, di vegetare e ruminare in un ambiente che dove tutti si dicono cristiani, ma senza sperimentare la forza trasfigurante del Vangelo. Istintivamente gli uomini immaginano un Dio a somiglianza delle loro ambizioni, e credono che per diventare come Dio occorra il potere, la salute, il denaro, le conoscenze. Noi crediamo che Dio sia onnipotente e onnisciente, ma non è vero: quell’Uomo in croce testimonia che Dio non può nulla, che l’uomo ha il terribile potere della libertà, che Dio propone all’uomo la salvezza ma l’uomo dispone. Nella coscienza dei contemporanei di Gesù, il Messia veniva descritto come il combattente glorioso, il rivoluzionario, il taumaturgo. Ma c’era anche la tradizione che presentava il Messia come il servo sofferente, che dà la vita per il suo popolo, che viene giudicato da tutti un verme da evitare. Gesù si colloca su questa seconda linea messianica, ma ingloba anche la prima, perché il Gesù della risurrezione è il Messia vittorioso. Solo che questa vittoria passa per il dolore e il fallimento. Questo fallimento doloroso del Messia non è qualcosa da ricordare con venerazione o stupore: è una legge che continua nel regno che misteriosamente costruiamo con il nostro impegno quotidiano. NB. Se vorrai contattarmi, la mail è francescogaleone@libero.it