Politica

CASERTA Vogliono sopprimere viale Ellittico. Luigi Cobianchi si ribella e ne canta quattro sul nuovo PUC

Lungo intervento del consigliere comunale di opposizione all'indomani del convegno organizzato dalla Petrenga e che considera altamente positivo dopo 6 anni di assoluto silenzio


Lungo intervento del consigliere comunale di opposizione all'indomani del convegno organizzato dalla Petrenga e che considera altamente positivo dopo 6 anni di assoluto silenzio sui tempi della pianificazione territoriale

CASERTA - Valuta positivamente l'iniziativa assunta da Giovanna Petrenga, quando, lunedì scorso ha organizzato un'affollatissima assemblea in cui tanti casertani hanno potuto capire cosa sia un Puc, figlio o, meglio sarebbe dire nipote, dei vecchi Prg, o bisnipote dei paleolitici piani di fabbricazione, paleolitici fino a un certo punto dato che in questa sciagurata terra ci sono alcuni comuni che ancora oggi non si sono mai dotati di Prg.

"Erano 6 anni - nota Luigi Cobianchi, consigliere comunale di Fli  e tra i più attivi nello svolgimento della funzione democratica che gli è stata assegnata dal popolo sovrano - che a Caserta non si discuteva di queste cose".

Il fatto che se ne discuta, però, secondo Cobianchi, non vuol dire che le cosa vadano bene. Anzi, ad avviso di Cobianchi le cose vanno male, dato che questa amministrazione, sempre per effetto della sua valutazione, sarebbe completamente priva di ogni strategia, di una visione sul ruolo che la città di Caserta dovrà svolgere nei prossimi anni da un punto di vista economico, nella valorizzazione degli apporti dei soggetti sociali, in un contesto nel quale l'ambiente, la vivibilità sono diventati elementi cruciali del vivere civile, sociale ed anche economico.

Nella sua nota, Cobianchi affronta anche la questione della paventata soppressione di viale Ellittico. Una strada, secondo lui, immeritatamente bistrattata da questa amministrazione e anche da quelle che le hanno preceduta. Una strada che, progettata 200 anni fa, potrebbe avere una funzione importanti se, effettivamente, i livelli istituzionali e di governo riuscissero a capire cosa sia una funzione. Per Cobianchi  la cosa peggiore rispetto alle prospettive del Puc è costituita dallo strapotere che ancora oggi esercita una vera e propria casta di dirigenti, che hanno attraversato tutte le ultime stagioni della politica casertana diventando gli autentici fulcri di un governo che, completamente ripiegato sugli elementi economici e speculativi collegati allo sfruttamento di un territorio cittadino che è diventato solo una mucca da mungere.

In conclusione di questa premessa alla nota di Cobianchi che pubblichiamo integralmente, va segnalato che il consigliere comunale guarda al nuovo Puc come strumento per affermare ruolo e funzione propulsive di Caserta vista come capoluogo, ma un capoluogo che non porta solo i galloni, ma che dimostra di essere tale, indirizzando e ispirando tutti i processi di sviluppo.Un Puc che deve  assumere in se la consapevolezza che l'interporto di Marcianise e di Maddaloni dovranno essere considerati l'interporto di Caserta. Ma soprattutto un Puc che prima ancora della loro valorizzazione in termini di strumenti di sviluppo economico, parta da una conservazione dei beni architettonici, artistici e paesaggistici di una città che non si rende conto di essere bellissima.

G.G.

QUI SOTTO IL TESTO INTEGRALE DELLA NOTA DI COBIANCHI

La Proposta di Soppressione (Fisica?) di una Strada

L’Ultimo atto di una Giunta allo sbando, priva di una visione sia pur minima di Città,

come fa prova quell’insieme vuoto che è il preliminare di PUC targato Pica Ciamarra

di Luigi Cobianchi

Saranno gli effetti del clima impazzito, di un Maggio “autunnale”, che nessuno ricorda a memoria (almeno alle nostre latitudini), piuttosto che quelli di una crisi ipoglicemica preprandiale collettiva, vista l’ora in cui la deliberazione di Giunta Comunale n°83/2013 è stata adottata (mezzogiorno).

Sarà la paura di essere sepolti vivi, a causa della totale assenza di segnali prodotti all’esterno, roba da elettroencefalogramma piatto, cui si accompagna la cessazione di ogni segnale cardiaco, in un consesso acefalo, che appare privo anche di slanci emotivi (al di là dello squallido spettacolo di un valzer di poltrone, che, in verità, rassomiglia, viepiù, ad una tetra danza di famelici lupi, attorno ad un osso completamente scarnito).

Un rischio che poteva essere scongiurato solo fornendo una prova “a contrario”, un atto muscolare che non solo attestasse l’esistenza in vita, ma che facesse comprendere da quale vigore fosse ancora animato il piccolo (in tutti i sensi) governo casertano.

Ed allora ecco la trovata: proporre al Consiglio Comunale di sopprimere una strada, e non una qualunque, bensì il viale Ellittico!

Un vero e proprio accanimento quello della Giunta Del Gaudio contro quest’arteria, che pur se ne sta lì, “pacificamente e senz’armi”, da oltre duecento anni, da quando, cioè, vide la luce per l’ingegno del suo Progettista: dapprima le si voleva improvvidamente cambiare nome; poi, vista la rivolta del Mondo della Cultura Casertano, con un attacco improvviso, degno della migliore strategia militare, quando oramai gli animi si erano sedati, si è passati all’eliminazione “fisica”.

A coloro che dovessero credere che anche il mio ultimo neurone residuo abbia improvvisamente dato forfait, rispondo citando l’oggetto della delibera richiamata: “Soppressione di Viale Ellittico – Proposta al Consiglio Comunale” (sic!).

Non oso immaginare lo sforzo intellettivo che un siffatto progetto abbia richiesto da parte dei suoi materiali redattori - i nostri beneamati Dirigenti comunali, i quali, non per nulla, vengono riconfermati ad ogni Consiliatura - e l’accurato livello di segretezza cui l’intera operazione bellica sia stata nascosta a tutti, sfuggendo financo agli accurati controlli del controspionaggio interno, di modo che arrivasse, intatta, all’approvazione dei Signori Assessori, che l’hanno acriticamente approvata, dando prova della massima umiltà, non sentendosi degni di cambiare neanche una virgola di un piano in grado di mutare per sempre le sorti di Caserta.

Un piano, che procede speditamente, per tappe, ognuna delle quali si candida, naturalmente, a divenire una pietra miliare nella Storia di Caserta; di più, in quella di qualsivoglia Ente Locale Italiano!

Il Belvedere?! Un tripudio di idee: si parte dalla proposta di trasformarlo in casinò (con, o senza accento, non l’ho mai capito. Senza, potrebbe diventare un ottimo modo di reimpiegare quella preziosa risorsa, quantomeno in termini di esperienze, rappresentata da ex-consiglieri regionali, dal cuore infranto, piuttosto che da ninfe parlamentari, con la loro clientela consolidata di satiri deputati) per arrivare a quella, di portata epocale, di farne un moderno fast food!

Oltretutto, in questo modo si accelererebbe il meccanismo di stralcio da quel vetusto ed anacronistico elenco nel quale, oggidì, il Real Sito ricade - quello dei Beni UNESCO “Patrimonio dell’Umanità” - per diventare il testamento spirituale, il “canto del cigno” di un Assessore che, non contenta di aver tentato di portare ben sette meraviglie a Caserta - ricorrendo financo a sponsorizzazioni maranesi - dopo essersi impegnata senza risparmio dalle fogne a futuristiche funivie, vorrebbe chiudere la sua carriera aggiungendone un’ottava, per l’appunto, la singolare idea di un wine bar in un bene monumentale. Roba che il Louvre se la sogna!

A completare il progetto mancherebbe solo una piccola vigna, sì, insomma, una vignarella, che producesse in loco tutto ciò che occorre per rifornire il Tahiti di San Leucio, il bar Boys del Bosco di San Silvestro.

E l’idea piace talmente tanto che non vi è alcuna obiezione che… tenga!

Ma, raccontati così, questi interventi non si colgono in tutta la loro lungimirante essenza, che fa parte di un ben più ampio progetto di pianificazione urbana!

Una pianificazione, che parte dalla ferrea volontà di risanare l’ambiente, di vedere completato il Policlinico, tant’è che il Sindaco ha firmato senza indugio il Decreto di autorizzazione all’avvio di un nuovo sito di stoccaggio e trattamento di rifiuti “pericolosi e non-” ed i nostri ottimi consiglieri regionali, tutti intenti a far quadrare conti e fatture che non tornano, hanno prorogato fino al 2017 l’attività di “coltivazione” (così si dice; solo qualche retrivo codino può pensare che, ad essere coltivati, siano solo i campi) delle cave!

D’altra parte, dopo l’onta del dissesto e quella del commissariamento del ciclo dei rifiuti, questa Amministrazione vorrebbe almeno non vedersi commissariata anche per il PUC. Ed, ahimè, ci siamo quasi…

Quando si parla di primati….!

Ma almeno questo non dovrebbe essere un problema, atteso che gli Studi Professionali che lo stanno elaborando sono al lavoro sin dal 2007.

Ora, è vero che il PUC non è il progetto di un villino a schiera, ma sei anni dovrebbero essere un tempo più che congruo….

Ed, invece, grazie alla benemerita iniziativa assunta dall’on. PETRENGA, per comprendere quale fosse lo stato dell’arte - mettendo a confronto i Tecnici incaricati con i Rappresentanti, ai massimi livelli, dell’Amministrazione Comunale, della Soprintendenza, degli Ordini Professionali, delle Associazioni di categoria, di quelle ambientaliste - abbiamo potuto scoprire, nello sgomento generale, che, almeno per ora, il PUC di Caserta è un insieme vuoto.

Sei anni per produrre… nulla! Forse perché, ancora una volta, Caserta si è rivolta, per redigere un Piano Urbanistico, a tutti, tranne che agli Urbanisti, alcuni di fama nazionale, che pur svolgono la loro attività negli Atenei Partenopei?!

Non sta a me rispondere a questa domanda, ma mi si lasci almeno esprimere tutta la mia perplessità.

Nell’autoreferenzialismo generale che, qui da noi, dilaga più che in ogni altro contesto, ho gradito non poco l’intervento di pubbliche scuse che un Architetto casertano ha reso nel corso del predetto simposio. Tuttavia errare humanum est, perseverare autem diabolicum. Né possono essere accettate ulteriori, pur simpatiche, provocazioni: questo è il tempo di essere seri! Tantomeno si può pensare di continuare ad affidare il futuro della nostra Città a professionisti che dimostrano di ignorarne i più elementari fondamenti storici e filogenetici, avendo l’ardire di pormi, di fronte alle telecamere, la domanda: “E cosa ha a che fare Caserta con i Borbone?”, quasi tacciandomi di nostalgie reazionarie che non mi appartengono; piuttosto che a quelli che hanno trasformato in giardinetto una piazza d’arme, autori, peraltro, di improbabili riproposizioni, attorno al Monumento ai Caduti, della “Gloriette” di Schönbrunn; o ancora a quelli - meritevoli per questo solo fatto della radiazione dal proprio Albo Professionale - che hanno osato realizzare interventi c.d. di “svuotamento” nelle “Case degli Operai”, che fanno corona al Belvedere, piuttosto che agli autori di sopraelevazioni - incredibilmente tollerate dalla Soprintendenza - a ridosso del portale monumentale, attraverso il quale trae il suo accesso principale l’intero Complesso di San Leucio.

I Casertani sono pronti ad accettare tutte le offerte di “scuse” di questo mondo, a condizione che, all’accertamento dei delitti, segua la certezza delle pene, soprattutto allorquando a macchiarsi di un reato plurioffensivo - qual è l’abusivismo edilizio, aggravato dal non rispetto di vincoli architettonici e/o paesaggistici - siano stati proprio coloro cui era stata affidata l’amministrazione della Città.

Cosa dovrei rispondere all’Assessore GRECO, quando mi chiede formalmente, con nota protocollata, nella mia qualità di Presidente di Commissione Consiliare, di commentare le Linee guida al PUC da lui approntate, rivelatesi, oltretutto, figlie di tristo plagio?! Quod nullum est nullum producit effectum!

Nel ripercorrere le tappe fondamentali dell’evoluzione urbanistica di Caserta, emerge una criticità, prima di ogni altra: gli insediamenti urbani cresciuti a dismisura, a fronte di un impianto, di una taxis, di una rete viaria che resta quella del progetto di città vanvitelliano, dimostrandone tutta la sua lungimiranza, visto che regge ancora oggi, nonostante gli attentati subiti nel tempo.

A non risolvere - ed anzi a complicare ulteriormente la situazione - il PRG della fine degli anni settanta, già di per sé ritenuto discutibile dagli esperti nel campo, e reso ancor più controverso dall’attuazione parziale e discrezionale. Sì, insomma, un “conatus interruptus”.

Seguono, il boom dell’edificazione indiscriminata degli anni ’80 e ’90 (del secolo scorso); l’affidamento del progetto urbanistico della Città ad un professionista senza un rigo di curriculum nel campo, che fino al giorno prima si era occupato di componenti d’arredo per un noto marchio nazionale e che, non per nulla, ha avuto l’ardire di rispolverare, dall’oblio in cui erano stati confinati sin dagli anni ’50, i “profili regolatori”, per la gioia di chi è stato in tal modo autorizzato a compiere sopraelevazioni in pieno centro urbano, in particolare sul corso Trieste, definito “una dentiera sdentata”, prima dell’intervento “correttivo” in parola.

Si prosegue con l’affidare ad un privato - ripeto, avendo il fior fiore degli Accademici disponibili, a due passi da casa - la redazione dello strumento principe della pianificazione, da cui ogni altro dovrebbe discendere quasi automaticamente, il Piano Strategico Integrato. Risultato: tre miliardi delle vecchie lire spesi per il nulla, con il benestare delle Amministrazioni, di colore politico opposto, che si sono susseguite nel tempo, le quali, nel riconfermare il mandato al medesimo soggetto, hanno trovato, forse, uno dei pochi punti di inspiegabile congiunzione.

Arriviamo, così, alla stagione del “barocco-cocco-chic”, ovvero a quella dei vari “King House” et al., in una Città la cui Architettura sembra essere condannata ad una prigione fatta di stilemi arcaici, nell’assenza di quel coraggio dello sfidare, di precorrere gusti e tendenze, ovvero di interpretarne il cambiamento, che è proprio della sana e vera Architettura.

Un PUC nasce attorno ad un’idea di Città da realizzarsi attraverso più Progetti complessi.

Ed il problema sta proprio qui: questa idea deve darla la Politica, non i tecnici.

All’attuale Amministrazione Cittadina manca la visione di una mission per Caserta, ogni interesse essendo catalizzato da quella mega speculazione vergognosa che è il c.d. “Housing Sociale”, in ossequio alla quale la Maggioranza Consiliare ha ritenuto prioritaria la realizzazione della bretella “Tuoro-Garzano”, rispetto a quella della variante di piazza della Seta, piuttosto che di un progetto decente di infrastrutturizzazione al servizio del Belvedere e del Complesso Monumentale di Casertavecchia.

Nel frattempo, nel silenzio generale delle istituzioni ed anche di quello, ancor più assordante, degli Organi di Controllo, si persevera nel portare a compimento lo squallido progetto di cancellazione della Storia architettonica della Città: uno ad uno i pochi edifici superstiti di fine settecento - inizio ottocento vengono buttati giù, e con essi le “collare” di Casolla, Santabarbara, Tuoro, le case “a corte”, un tempo diffuse un po’ in tutte le Frazioni.

Ed allora, mentre tento con ogni mezzo a mia disposizione di fermare questi scempi, non mi resta che sognare ad occhi aperti il ben diverso sviluppo che Caserta avrebbe avuto se, due anni orsono, l’esito delle urne fosse stato un altro, descrivendo, a coloro che non ho ancora tediato abbastanza, il PUC che vorrei:

un PUC che ha come obiettivo primario il rispetto e la conservazione dei beni architettonici, artistici, paesaggistici, ambientali, trasformandoli, finalmente, in risorsa, soprattutto per dare lavoro ai giovani, preservando la Storia di un’intera Città e della Sua evoluzione;

un PUC che partisse dalla messa in rete dei tre gioielli di Caserta: la Reggia, il Belvedere - rifunzionalizzato per garantirne l’autosostentamento - Casertavecchia;

un PUC che annoverasse tra gli elementi di maggior qualificazione la creazione del “Parco Urbano dei Monti Tifatini”, per decretare la fine delle cave e che fungesse da progetto pilota per la creazione di un Parco Archeologico per Calatia, che spegnesse ogni speranza, nei camorristi dei rifiuti, di poter continuare, con la complicità di una certa politica, a portare morte, attraverso la “porta”, ancora aperta, de “Lo Uttaro”, salvando, così, in extremis, anche il progetto Policlinico, prima che sia dirottato a Salerno, grazie alla potenza (ed alla bravura) del Sindaco-Ministro;

un PUC che parli di bonifiche e di riutilizzo eco-guidato delle aree di discarica, non solo di caratterizzazioni, che fanno bene, più che altro, a chi le effettua;

un PUC che comprenda un valido progetto di architettura ambientale, capace di lenire le ferite delle cave, spegnendo ogni ulteriore velleità speculativa;

un PUC che sia supportato da soluzioni definitive al problema della viabilità e dei trasporti, che parli di mobilità sostenibile e di air quality, anche attraverso la creazione di nuove ZTL;

un PUC che si inserisca nei progetti dei grandi assi viari, con particolare riferimento all’alta velocità, fungendo da pungolo per i nostri Parlamentari acciocché non si lascino scippare quelle due occasioni irripetibili, per la crescita del nostro territorio, rappresentate dello smantellamento della linea Maddaloni-Benevento-Foggia-Bari e dalla creazione del più grande snodo ferroviario del Mezzogiorno a Cancello, cioè in Provincia di Caserta, e non nel napoletano;

un PUC che parli di sviluppo e che, quindi, faccia comprendere a tutti che l’Interporto di Marcianise è l’Interporto di Caserta e non può essere lasciato morire, nel silenzio generale, come si è fatto per il “Polo della Qualità”;

un PUC che riaffermi il ruolo di Capoluogo per Caserta e, quindi, di naturale ambasciata di un intero territorio, che individui apposite vetrine per ciascuna delle eccellenze che sappiamo produrre, divenendo il perno di uno dei flussi turistici più importanti d’Europa;

un PUC che risolva definitivamente il problema dell’Area MACRICO, attraverso una semplice assegnazione di destinazione, rinunciando ad improbabili acquisti od espropri, ma dettando le regole per il suo futuro, a prescindere da chi ne abbia la proprietà.

Certo, per realizzare queste cose occorre una classe politica animata esclusivamente dall’interesse generale e non da obiettivi personalistici, i cui principali attori si distinguano per moralità e credibilità, cominciando a dimostrarla proprio in questo periodo di “interregno”, tra l’“andata in pensione” del PRG e la nascita del PUC, per esempio astenendosi dal rilasciare concessioni edilizie a profusione - della serie “prima che sia troppo tardi” - sul modello di quei titoli nobiliari, peraltro inefficaci, che Umberto di Savoia continuò a concedere dall’aereo che lo conduceva all’esilio (pienamente meritato) ed anche dal suo forzoso soggiorno portoghese.