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LA DOMENICA DI DON GALEONE I miracoli segnano la presenza di Dio nella storia dell'uomo

Il sacerdote e docente salesiano affronta il tema della resurrezione Una fede vera è anche inquietante, e se noi siamo rimasti indifferenti alla lettura di questo Vangelo di ri


Il sacerdote e docente salesiano affronta il tema della resurrezione

Una fede vera è anche inquietante, e se noi siamo rimasti indifferenti alla lettura di questo Vangelo di risurrezione, vuol dire che la nostra fede deve anch’essa risuscitare. Cerchiamo di riflettere, e non è difficile, perché tutti abbiamo dei defunti tra i nostri parenti, molti di noi hanno visto un defunto, qualcuno ha forse anche pregato vicino al letto di un defunto. Sappiamo anche che esiste un Dio che riuscita i morti, che ha vinto la morte, che ogni comunione fatta bene introduce nel nostro corpo mortale un seme di immortalità. Non per è meriti speciali, non è per un atto di fede, ma è solo per il dolore che quella madre di Nain riceve il miracolo. Dal dolore alla gioia. Sì, il miracolo avviene solo perché quella madre non pianga più.

Il Signore ci è vicino ogni giorno nella gioia (ricordate quel tenero e “inutile” miracolo durante le nozze di Cana?), come nel dolore (altrettanto inutile, dal momento che siamo destinati sempre tutti alla morte). I miracoli di Gesù sono segno della presenza di Dio nella storia degli uomini, sono la folgorazione di questa presenza . Di gioie e dolori è intessuta la vita, e ogni accadimento è sotto lo sguardo di Dio, anche se non lo sappiamo. Ciascuno di noi ha fatto l’esperienza della presenza d Dio, in un particolare momento della vita; Dio lo abbiamo sentito partecipe della nostra storia; in quell’istante i nostri occhi si sono aperti. E’ infatti solo la nostra cecità che ci vieta di riconoscere la presenza di Dio, anche nella minuscola trama dei fatti quotidiani. Quello che noi ingenuamente chiamiamo “miracolo”, avviene attorno a noi, ogni momento. La nostra vita è piena di miracoli nascosti. Siamo sempre tutti sulla via di Nain!

 Non è a questa vita che bisogna ricondurre i nostri morti. A cosa è servito al figlio di quella vedova ritornare in vita? Qualche anno più tardi è dovuto nuovamente morire. La figlia di Giairo è stata svegliata dal suo sonno, ma un bel giorno si sarà riaddormentata. Lazzaro è uscito vivo dalla tomba, ma presto o tardi vi è rientrato. Non è nel progetto di Dio la soppressione della morte. Ci sono risurrezioni migliori, assai più belle delle risurrezioni dei corpi. La chiesa ci invita a impegnarci per le risurrezioni dello spirito. In qualche parte noi stessi, noi tutti siamo morti. Morti alla fede viva, alla speranza gioiosa, alla carità operosa. Ci sono ampie zone di ombra nel nostro io ove non scendiamo mai per timore di dover cambiare o della disperazione che ci assalirebbe. Sì, anche le anime muoiono alla loro maniera. Ci sono anime morte, e il peggior cadavere è meno ributtante di certe decomposizioni spirituali. Ma Dio è capace di risuscitare i morti, soprattutto quei morti ribelli che si credono vivi. Dio è capace di cambiarci, di farci uscire dal nostro bel sepolcro dove viviamo eutanasiati. Avere fede in Dio significa credere che può fare di noi un uomo nuovo, come un bambino appena nato. “Alla mia età, si chiedeva il vecchio Nicodemo, non è possibile rinascere!”. E’ possibile, anzi, se non si ri-nasce, non si entra nel regno di Dio. Allora il vero ateo non è colui che asserisce che Dio non c’è; asserzione assurda: come lo potrebbe dimostrare? Il vero ateo, quello che posso essere io, tu, noi, è chi sostiene che Dio è incapace di cambiarlo, che è troppo tardi, che è troppo vecchio (c’è chi lo dice a 15 come a 70 anni). Il vero ateo nega la forza infinita, la potenza di risurrezione. Nega il primo articolo del Credo: Io credo in Dio Padre onnipotente. Quelle vitali parole “Dico a te, alzati!”, sono rivolte a noi, con autorità e con efficacia!         NB. Se vorrai contattarmi, la mail è francescogaleone@libero.it